Ucraina, vertice per la pace con Usa e Russia in 10 giorni: l’annuncio di Zelensky

Il possibile vertice trilaterale tra Stati Uniti, Ucraina e Russia apre uno spiraglio negoziale però mancano le basi per una pace duratura

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Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

La guerra in Ucraina è arrivata al giorno 1.463. Zelensky ha annunciato che un vertice trilaterale con Stati Uniti e Russia potrebbe tenersi entro dieci giorni, sottolineando però un punto: senza l’Europa al tavolo qualsiasi accordo rischia di essere fragile.

Occorrerà vedere se il vertice si terrà effettivamente e se la Russia accetterà eventuali tregue, senza violarle: fino ad oggi, più di una volta, il Cremlino ha finto di accogliere distensioni nel conflitto sperando in un alleggerimento delle sanzioni, salvo poi riattivare i cannoni.

Il trilaterale con Usa e Russia

La diplomazia lavora, ma le illusioni sono svanite: se anche il trilaterale dovesse tenersi, potrebbe emergerne probabilmente un cessate il fuoco. Ad oggi mancano le condizioni politiche della pace stabile, ovvero un accordo su confini, sicurezza, responsabilità giuridiche e ricostruzione.

Zelensky ha ribadito che Kiev sta “facendo tutto il possibile” per coinvolgere gli europei nei colloqui. Il messaggio è chiaro: la pace non può essere il prodotto di una trattativa bilaterale mediata da Washington con Mosca, ma deve avere una dimensione euro-atlantica, sia per ragioni di sicurezza che per la futura architettura del post-guerra.

Il riferimento alla “Coalizione dei Volenterosi” indica la volontà ucraina di trasformare il sostegno europeo in peso negoziale concreto, evitando che l’Europa venga relegata al ruolo di mero finanziatore dello sforzo bellico e della ricostruzione. Ma c’è una criticità: né Washington né Mosca tengono in considerazione l’Ue, almeno dal punto di vista politico.

Si ricorda che in totale, dall’inizio della guerra, gli Stati Ue hanno mobilitato circa 193,3 miliardi di euro di aiuti verso l’Ucraina. E ora si aggiunge il nuovo pacchetto da 90 miliardi per il biennio 2026-2027.

Per quanto riguarda poi la guerra del grano, l’Ue ha salva Kiev con il +386% di importazioni.

Europa divisa e sanzioni bloccate

Sul fronte europeo la diplomazia mostra crepe: il ventesimo pacchetto di sanzioni è stato bloccato dal veto di Ungheria e Slovacchia, come non può che prendere atto l’Alta rappresentante Kaja Kallas. Il messaggio politico di Bruxelles resta però sempre il medesimo: non è Kiev l’ostacolo alla pace, ma Mosca.

Il problema è sempre quello della frammentazione europea: dall’Italia Giorgia Meloni ha rilanciato la necessità che l’Europa si presenti con un rappresentante speciale legittimato a negoziare direttamente con la Russia.

Russia in piena economia di guerra

Chi sperava nel collasso dell’economia russa dovrà rimanere deluso: il collasso non c’è stato, anche se le difficoltà non mancano. Gli attacchi ucraini a raffinerie, oleodotti e infrastrutture energetiche russe hanno già prodotto perdite stimate in 11 miliardi di dollari tra danni diretti e profitti mancati, dall’inizio della guerra. Non si tratta di numeri in grado di mettere in ginocchio l’economia russa nel breve periodo, ma di un processo di logoramento lento e continuo.

Il sistema produttivo russo, piegato all’imperativo bellico, sta progressivamente sacrificando settori civili, investimenti e innovazione per sostenere lo sforzo militare. Questo genera un paradosso: Mosca non è sull’orlo del collasso, ma la sua economia si sta comprimendo per mantenere l’intensità dell’aggressione. Nel breve periodo ciò pare sostenibile, al costo di sacrifici. Sul lungo periodo, il costo per il sistema Russia rischia di superare i benefici.

Avanzate russe e controffensive ucraine

Secondo un’analisi di Afp sui dati dell’Institute for the Study of War, l’esercito russo ha conquistato più territorio nell’ultimo anno di guerra che nei due precedenti messi insieme, segno che Mosca sta concentrando risorse e uomini.

Kiev, però, rivendica la riconquista di oltre 400 km quadrati di territorio in alcune aree del sud. Il comandante in capo Oleksandr Syrskyi parla di una strategia che combina difesa elastica e controffensive localizzate, con l’obiettivo di guadagnare tempo e logorare l’avversario in vista di eventuali negoziati.

L’Ucraina chiede l’arresto di Putin

Il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha ha ribadito che Vladimir Putin deve essere perseguito come criminale di guerra, a prescindere dall’esito dei negoziati. Il riferimento è al mandato di arresto emesso dalla Corte penale internazionale nel 2023.

Il sostegno europeo

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha rilanciato il maxi-prestito da 90 miliardi di euro, ribattezzato “porcospino d’acciaio”, per rafforzare la capacità difensiva ucraina: droni, missili, munizioni, integrazione delle filiere industriali.

Oltre al messaggio politico, c’è la sinergia economica: l’integrazione dell’industria della difesa ucraina in quella europea trasforma la guerra in un acceleratore di convergenze.

Sul piano politico, però, resta irrisolta la questione dell’adesione di Kiev all’Ue: nessuna data, solo un percorso condizionato alle riforme. Mosca, in un paradosso solo apparente, aveva accolto la proposta Usa di permettere all’Ucraina di divenire nuovo Stato dell’Unione europea. L’idea di lungo periodo, per il Cremlino, è quella di infiltrare ciò che rimarrà dell’Ucraina al fine di avere un nuovo cavallo di Troia nel Vecchio Continente. Un po’ quello che è accaduto con l’Ungheria.

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