Nicolas Maduro catturato, chi è il leader politico e perché il Venezuela è in crisi

Nicolas Maduro è stato arrestato. Chi è il presidente del Venezuela, le accuse di narcotraffico, il patrimonio e le ragioni della crisi

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Claudio Cafarelli

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Giornalista pubblicista laureato in economia, appassionato di SEO e ricerca di trend, content manager per agenzie italiane e straniere

Nella notte, dopo settimane di tensioni crescenti, gli Stati Uniti hanno colpito il Venezuela con un raid aereo sulla capitale Caracas. L’operazione si è conclusa con la cattura di Nicolás Maduro, che insieme alla moglie è stato portato fuori dal Paese. La conferma è arrivata direttamente dal presidente americano Donald Trump, che ha parlato di un’azione militare condotta con successo contro il leader venezuelano.

L’episodio rappresenta uno spartiacque nella crisi venezuelana e chiude l’epopea di Nicolas Maduro da oltre un decennio alla guida del Paese in una fase segnata da isolamento diplomatico, sanzioni, accuse giudiziarie e una delle peggiori crisi economiche e umanitarie.

Chi è Nicolás Maduro

Prima di entrare in politica, Nicolás Maduro ha lavorato come autista di autobus ed è stato dirigente sindacale nel sistema di trasporto pubblico della capitale. La svolta arrivò con l’incontro con Hugo Chávez, di cui è diventato uno dei più stretti collaboratori. Nel corso degli anni ha ricoperto incarichi chiave, tra cui ministro degli Esteri, presidente dell’Assemblea nazionale e vicepresidente.

Alla morte di Chávez, nel 2013, Maduro ha assunto la presidenza prima ad interim e poi a seguito di elezioni contestate. Da allora è rimasto al potere attraverso consultazioni elettorali considerate da larga parte della comunità internazionale prive di reali garanzie democratiche.

Il regime e le accuse di autoritarismo

Il governo Maduro è stato spesso definito un regime autoritario. Secondo numerose organizzazioni internazionali, l’opposizione politica è stata progressivamente esclusa dalla competizione elettorale, repressa o costretta all’esilio. Le istituzioni giudiziarie e militari sono state utilizzate per neutralizzare il dissenso e rafforzare il controllo sul Paese.

Nel 2020 una commissione delle Nazioni Unite ha accusato il governo venezuelano di gravi violazioni dei diritti umani, parlando di possibili crimini contro l’umanità. Parallelamente, gli Stati Uniti hanno avviato procedimenti giudiziari contro Maduro, accusandolo di narcotraffico e di legami con organizzazioni criminali internazionali, arrivando a fissare una taglia milionaria per informazioni utili alla sua cattura.

Il patrimonio personale e le sanzioni

Il patrimonio personale di Maduro è oggetto di stime contrastanti, anche a causa dell’assenza di trasparenza del sistema venezuelano. Secondo fonti internazionali, la sua ricchezza personale ammonterebbe a milioni di dollari, una cifra significativa in un Paese dove gran parte della popolazione vive sotto la soglia di povertà.

Le autorità statunitensi hanno sequestrato nel tempo beni e asset riconducibili al leader venezuelano e al suo entourage, inclusi immobili, veicoli e aerei privati. Le sanzioni internazionali hanno colpito anche funzionari governativi e settori chiave dell’economia.

L’accusa di narcotraffico

L’attacco degli Stati Uniti e l’arresto di Maduro arrivano dopo mesi di tensioni tra i due Paesi. Il 25 luglio il dipartimento del tesoro degli Stati uniti aveva reso noto che Nicolas Maduro sarebbe a capo de il cartello dei Soli, un’organizzazione terroristica internazionale implicata nel traffico di droga. Per questo dopo pochi giorni, navi di guerra e personale militare degli Stati Uniti sono stati schierati nel Mar dei Caraibi, per combattere, ufficialmente, il traffico di droga. Da settembre, sono stati effettuati almeno 35 raid, nei quali hanno perso la vita 115 presunti narcos. L’amministrazione Trump ha anche imposto un blocco alle petroliere sanzionate in entrata e in uscita dalle coste del Paese sudamericano.

A inizio dicembre Nicolas Maduro, secondo il The Telegraph, avrebbe indicato Cuba come possibile destinazione per dimettersi e fuggire all’estero. Inoltre avrebbe chiesto oltre 200 milioni di dollari del suo patrimonio privato e l’amnistia per un centinaio di suoi funzionari. I dettagli dell’accordo sarebbero stati discussi in una telefonata tra il presidente del Venezuela e Donald Trump.

La Casa Bianca avrebbe respinto l’immunità per i fedelissimi di Maduro, negandosi di garantire protezione a figure accusate di legami con narcotraffico e corruzione. Qualche settimana prima le compagnie aeree straniere avevano sospeso i voli in Venezuela per motivi di sicurezza, a causa del dispiegamento militare americano nei Caraibi, ufficialmente per combattere i cartelli della droga.

Da sempre Maduro ha sostenuto che gli Stati Uniti fossero interessati al petrolio, negando tutte le accuse di narcotraffico.

Perché il Venezuela, pur ricco, è diventato povero

Il Venezuela possiede le maggiori riserve di petrolio al mondo. Negli anni Cinquanta e Sessanta era uno dei Paesi più ricchi dell’America Latina, con un PIL pro capite paragonabile a quello di molte economie europee. La ricchezza derivante dal petrolio, però, non è mai stata utilizzata per costruire un sistema economico diversificato.

La nazionalizzazione dell’industria petrolifera negli anni Settanta ha trasformato il Paese in un vero e proprio “petrostato”, dipendente quasi esclusivamente dalle entrate del greggio. Quando i prezzi del petrolio sono crollati, soprattutto dopo il 2014, l’economia venezuelana si è trovata senza alternative.

L’era Chávez e l’eredità per Maduro

Con l’arrivo al potere di Hugo Chávez nel 1999, il Venezuela aveva avviato la cosiddetta Rivoluzione bolivariana. Nei primi anni, grazie ai prezzi elevati del petrolio, sono aumentate la spesa sociale, l’occupazione e l’accesso a sanità e istruzione. Il sistema però rimasto fortemente dipendente dal greggio e caratterizzato da corruzione e clientelismo.

Maduro ha ereditato questo modello nel momento peggiore. Il crollo delle entrate petrolifere ha reso insostenibili le politiche di spesa pubblica. Il governo ha reagito stampando moneta e imponendo controlli sui prezzi, alimentando una spirale di inflazione fuori controllo.

La crisi economica e umanitaria

Dal 2014 il Venezuela attraversa una crisi senza precedenti. L’inflazione ha raggiunto livelli record, il PIL è crollato di oltre il 40% in pochi anni e nei supermercati sono diventate comuni le carenze di beni alimentari e farmaci. Milioni di venezuelani sono stati costretti a lasciare il Paese, dando vita a uno dei più grandi esodi migratori della storia recente dell’America Latina.

La combinazione di crisi economica, repressione politica e isolamento internazionale ha trasformato un Paese ricchissimo di risorse in uno Stato in cui una larga parte della popolazione fatica a soddisfare i bisogni primari. È in questo contesto che si inseriscono gli ultimi sviluppi, culminati con l’operazione militare statunitense e la fine del potere di Nicolás Maduro.

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