Iran minaccia l’uso della bomba atomica, cosa significa “uranio al 90%”

Teheran alza la posta: arricchimento al livello bellico in caso di attacco, mentre Washington chiede il blocco del programma nucleare per 20 anni

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Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

L’Iran minaccia l’arricchimento dell’uranio al 90% in caso di un altro attacco. Ebrahim Rezaei, il portavoce della commissione parlamentare per la sicurezza nazionale e la politica estera, lo ha detto in maniera esplicita: se il Paese subisse un attacco, una delle opzioni è l’uranio al 90%. Non è stato l’unico ad alzare il livello dello scontro con Washington: anche lo speaker del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha detto che gli Usa non hanno altra scelta se non accettare i 14 punti avanzati da Teheran, o i negoziati potrebbero fallire.

Il presidente degli Stati Uniti, prima della partenza per la Cina e l’incontro con Xi Jinping, ha dichiarato che il cessate il fuoco ha solo l’1% di possibilità di resistere. Ha aggiunto che non ha bisogno dell’aiuto della Cina per l’Iran e che, in un modo o nell’altro, “faremo un buon accordo”.

La minaccia sull’uranio arricchito al 90%

L’Iran ha dichiarato che sta negoziando “con il dito sul grilletto”. Conferma che l’obiettivo è una “pace sostenibile e duratura”, ma minaccia ritorsioni in caso di attacco.

Ebrahim Rezaei, portavoce della commissione parlamentare per la sicurezza nazionale e la politica estera, ha spiegato qual è il “dito sul grilletto”.

L’opzione, scrive su X, è l’arricchimento dell’uranio al 90% in caso di attacco da parte Usa. Il Parlamento iraniano ne sta già discutendo. Ricordiamo che le centrali nucleari utilizzano uranio arricchito al 3-5%, mentre le armi nucleari richiedono un arricchimento del 90%.

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L’idea ha trovato anche critiche interne, come quelle del giornalista Fardad Sepandar, che ha fatto notare come l’arricchimento non sia un deterrente, ma un pretesto, e rischia di essere una legittimazione giuridica, per Trump, per sferrare il prossimo attacco contro di loro.

C’è anche chi la vede diversamente ed è convinto che, in presenza di una bomba nucleare, gli Stati Uniti non avrebbero attaccato l’Iran e non si sarebbero spinti a occupare lo Stretto di Hormuz, quindi la funzione di deterrenza avrebbe colpito nel segno.

Il nodo dell’uranio in Iran

I motivi dell’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran sono tanti, e certamente non derivano dalla volontà di salvare i giovani iraniani come hanno lasciato intendere i media Usa nei primi giorni di conflitto. Non sono neanche del tutto riducibili al solo programma nucleare iraniano, ma tra i due ad avere maggior peso è sicuramente questo.

La questione nucleare è uno degli ostacoli all’accordo per mettere fine al conflitto e un decennale intralcio ai rapporti tra Iran e Stati Uniti.

L’Iran possiede circa 400-600 chilogrammi di uranio arricchito al 60%, soglia vicina al 90% di arricchimento necessaria per la realizzazione di un’arma nucleare. Steve Witkoff, inviato speciale della Casa Bianca, ha dichiarato che gli iraniani nei precedenti colloqui avevano ammesso di avere materiale sufficiente per produrre circa 11 testate nucleari entro una o due settimane. Va detto che gli Stati Uniti sono soliti fornire simili dati non verificati per intervenire, come il falso pretesto del possesso di armi di distruzione di massa da parte dell’Iraq.

Per Teheran, comunque, l’arricchimento dell’uranio è un suo diritto, mentre Donald Trump alza la voce e ribadisce che all’Iran “non sarà mai permesso ottenere un’arma nucleare”. Per questo, tra i punti dell’accordo, gli Usa vogliono il trasferimento all’estero delle scorte di uranio o il blocco del programma di arricchimento per almeno vent’anni. L’Iran ha risposto di no.

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