Volkswagen taglia 100.000 dipendenti e vende 750 aziende: addio a Ducati

A sorpresa, il consiglio di sorveglianza di Volkswagen ha approvato il piano di tagliare 50 mila posti di lavoro aggiuntivi rispetto ai 50 mila già previsti, portando il totale a 100 mila

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Matteo Runchi

Editor esperto di economia e attualità

Redattore esperto di tecnologia e esteri, scrive di attualità, cronaca ed economia

Volkswagen taglierà 100 mila posti di lavoro nella ristrutturazione più grande della storia del settore automobilistico. Da diversi anni il gruppo tedesco, il più grande al mondo tra i produttori di auto, è in crisi a causa del crollo dei pilastri fondamentali su cui si basava il suo modello di business: l’energia a basso costo in Germania e la Cina come mercato di sbocco in cui crescere.

L’azienda ha quindi deciso di ridimensionarsi in maniera netta, tagliando i costi e concentrandosi esclusivamente sui mercati e sui modelli che generano più profitto.

Volkswagen taglierà 100 mila posti di lavoro

Durante la scorsa settimana Volkswagen ha proposto al suo consiglio di sorveglianza un piano per tagliare 50 mila posti di lavoro aggiuntivi  rispetto ai 50 mila già previsti dal precedente piano di ristrutturazione, arrivando a 100.000 mila posti di lavoro in meno in totale. La ristrutturazione dovrebbe concludersi nel 2030.

Il consiglio di sorveglianza è un organo tipico dell’assetto societario tedesco e che svolge tutti i ruoli di sorveglianza che normalmente ha un consiglio di amministrazione, e quindi deve approvare i piani straordinari, come il taglio di 50 mila posti di lavoro. È composto da 10 rappresentanti degli azionisti e 10 rappresentanti dei lavoratori.

La ristrutturazione più grande della storia dell’automotive

Nessuna casa automobilistica ha mai tagliato 100.000 posti di lavoro in una sola ristrutturazione. Prima di questa operazione di Volkswagen, il record apparteneva a General Motors, che nel 1991 licenziò 74mila persone e chiuse 21 stabilimenti a causa della concorrenza giapponese.

Anche in termini relativi, la ristrutturazione di Volkswagen non ha paragoni tra le grandi aziende del settore automobilistico. Il gruppo Volkswagen ha 663.000 dipendenti, e quindi il taglio equivale a circa il 15% dei lavoratori. Nel 1990 GM aveva 761.000 dipendenti, quindi l’azienda statunitense licenziò poco meno del 10% dei suoi lavoratori.

Cosa ha causato la crisi di Volkswagen

La crisi di Volkswagen ha diverse cause, che vanno dalla transizione ecologica ai dazi statunitensi. Una ristrutturazione così importante, però, accade solo quando l’intero modello di business di un’azienda inizia a non funzionare più. Al di là delle circostanze contingenti, quindi, c’è anche un problema di fondo nel modo in cui il gruppo tedesco faceva profitto.

Volkswagen aveva costruito la sua fortuna su due pilastri:

Nel giro di pochi anni, entrambi questi pilastri sono venuti meno, con la guerra in Ucraina da una parte e con la concorrenza delle case cinesi dall’altra. Dazi e transizione sono state soltanto delle aggravanti a una crisi di modello molto profonda.

Come Volkswagen vuole rispondere alla crisi

Volkswagen rimane comunque il più grande gruppo automobilistico al mondo. Vuole però tagliare i costi, soprattutto in Europa, dove produce 500 mila auto in più di quante il mercato ne chieda ogni anno. Il piano prevede:

Questo dovrebbe risolvere il problema dei costi in Europa, dato dalla fine delle forniture di gas russo. Per quanto riguarda la Cina, il gruppo è intenzionato a cercare nuovi mercati di sbocco, soprattutto nel Sud del mondo.

Il risultato dovrebbe essere la vendita di 9 milioni di veicoli all’anno entro il 2030, leggermente di più degli 8,98 milioni del 2025 ma nettamente meno dei quasi 11 milioni del 2019. Il margine operativo netto dovrebbe arrivare al 9%, molto migliore del 7,6% del 2019, con 135 milioni di euro che saranno investiti in ricerca e sviluppo.

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