Donald Trump impugna di nuovo l’ascia da guerra contro l’Europa e dà una spallata che mette in tensione i rapporti economici con l’Europa. “Abbiamo deciso: imporremo dazi al 25% sulle auto e altre cose“, ha proclamato, trasformando la prima riunione del suo nuovo esecutivo in un teatro di battaglia commerciale.
Tra i protagonisti dell’evento, manco a dirlo, Elon Musk, che ha cavalcato l’onda per rilanciare la sua crociata contro la spesa pubblica e difendere il piano di ristrutturazione economica voluto dalla Casa Bianca.
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I dettagli della misura protezionistica di Trump contro l’Europa
Le conseguenze per il settore automobilistico europeo, già in crisi, potrebbero essere pesanti, ma la Casa Bianca si guarda bene dal fornire dettagli immediati. La scure di Trump non si ferma ai confini dell’Europa: dal 2 aprile, anche Canada e Messico finiranno nel mirino, benedicendo però Stellantis, che evita i dazi. Il presidente ha fatto intendere di non temere ritorsioni da Bruxelles. “Possono provarci, ma noi possiamo semplicemente chiudere i rubinetti e vincere”, ha minacciato, con il solito piglio da venditore di guerra economica.
L’affondo di Trump contro Bruxelles
Trump non smette di picconare i rapporti con Bruxelles e accusa l’Unione Europea di essere nata con il preciso intento di danneggiare gli Stati Uniti. Secondo lui, il deficit commerciale tra le due sponde dell’Atlantico, che balla sui 300 miliardi di dollari, è la prova inconfutabile di un sistema costruito per penalizzare Washington. Una dichiarazione che rasenta il grottesco, detta da un presidente che fantastica di trasformare Gaza in un resort a stelle e strisce e che non perde occasione per infilarsi in ogni scacchiere geopolitico con una disinvoltura che lascia poco spazio alla diplomazia e che non considera di certo l’autodeterminazione delle nazioni.
E mentre ostenta “amore” per i Paesi europei, non ci pensa nemmeno a rimanere a guardare di fronte a quello che considera un sopruso economico.
Dall’altra parte, la replica dell’Ue non si è fatta attendere. “L’Ue reagirà in modo fermo e immediato alle barriere ingiustificate al commercio libero ed equo, anche quando i dazi vengono utilizzati per contestare politiche legittime e non discriminatorie”, ha affermato un portavoce della Commissione europea.
Bruxelles non intende restare ferma mentre Washington alza muri tariffari: “L’Ue proteggerà sempre le aziende, i lavoratori e i consumatori europei dai dazi ingiustificati”. Il commercio tra le due economie pesa oltre 1,5 trilioni di dollari all’anno e rappresenta una delle maggiori fonti di ricchezza per entrambe le parti. “Gli investimenti americani in Europa sono stati altamente redditizi proprio grazie alla nostra economia unificata”, ha ribadito il portavoce, evidenziando quanto gli Stati Uniti abbiano beneficiato di un’Europa solida e coesa.
Il ruolo di Elon Musk nell’amministrazione
Durante la riunione di governo, oltre al presidente, ha preso la parola Elon Musk, ormai pericolosamente ben più di un semplice spettatore nell’amministrazione. Ufficialmente, il Dipartimento è guidato da Amy Gleason, ma il patron di Tesla sembra muoversi con la sicurezza di chi detta l’agenda. Tra le sue proposte più discusse c’è la richiesta ai dipendenti pubblici di spiegare nel dettaglio cosa fanno tutto il giorno, un’idea che ha sollevato più di un sopracciglio tra i funzionari di Washington.
Le reazioni politiche in Italia
L’annuncio dei nuovi dazi ha scosso il panorama politico italiano, facendo esplodere un acceso confronto tra governo e opposizione. Giorgia Meloni si tiene lontana dai riflettori, mentre le opposizioni non perdono occasione per incalzarla. “Anche oggi cercasi patrioti. Spariti dai radar. Trump annuncia e Meloni perde le parole”, ha ironizzato Giuseppe Conte sui social. Elly Schlein rincara la dose: “Trump annuncia dazi all’Unione europea al 25%, una guerra commerciale che pagheranno imprese, lavoratrici e lavoratori italiani. Meloni deve scegliere da che parte stare”.