Il Consiglio dei ministri punta a riunirsi venerdì 3 aprile per discutere di elementi urgenti del Paese. Per quanto non sia stato divulgato l’ordine del giorno, sul tavolo c’è sicuramente il decreto Carburanti. Infatti, martedì 7 aprile, dopo 20 giorni di tagli, scade lo “sconto” sui carburanti dato dal taglio delle accise. Si preannuncia necessario, visto che la situazione geopolitica resta instabile, un nuovo intervento sui carburanti.
Che sarebbe stata necessaria una proroga non era un mistero per nessuno, ma la scelta di rendere il taglio delle accise ristretto in una finestra temporale era dovuta all’esperienza del 2022 e anche alla ricerca delle risorse. Secondo Il Sole 24 Ore, il taglio delle accise dovrebbe essere prolungato per altri 23 giorni e arrivare così al 30 aprile.
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Verso la proroga del taglio delle accise
Senza una proroga, dall’8 aprile i prezzi di benzina, diesel e Gpl subiranno un’impennata, superando facilmente i 2,3 euro al litro. Scade infatti il 7 aprile il taglio delle accise, che ha permesso una riduzione sul prezzo di 24,4 centesimi al litro. L’obiettivo iniziale era quello di mantenere il prezzo, soprattutto del diesel, entro la soglia dell’1,90 euro al litro, ma le condizioni geopolitiche non l’hanno permesso. Il taglio di 24,4 centesimi al litro è stato quasi completamente assorbito dai rincari.
Fin dall’inizio la soglia psicologica dei due euro al litro è stata superata più volte e anche di molto. La misura ha quindi permesso di risparmiare quasi 0,25 euro su diesel e benzina e 0,12 euro sul Gpl, ma comunque non è riuscita a frenare la corsa al rialzo dei prezzi dei carburanti. Il costo, soprattutto, è stato elevato per le casse dello Stato: 528 milioni di euro in appena 20 giorni. Prorogarlo di altri 23 giorni, così da chiudere il mese di aprile con una sorta di “sconto” sui carburanti, potrebbe costare altri 500 milioni circa.
Il piano potrebbe essere proprio questo, ovvero allungare il taglio per altri 23 giorni e per farlo trovare risorse in fondi come quello per il Piano Transizione 5.0. È atteso per venerdì 3 aprile il Consiglio dei ministri che dovrà affrontare il decreto carburanti e il confronto con le imprese. Si intreccia quindi il dossier dei carburanti e quello dei cosiddetti sussidi di Transizione 5.0.
Il costo della crisi dei carburanti: servono coperture
Per qualsiasi intervento servono delle coperture, ma in questo caso il protrarsi della crisi potrebbe diventare insostenibile. Lo scorso 18 marzo è stato deciso il taglio delle accise per evitare l’aumento di benzina, diesel e Gpl sopra una certa soglia. Ora si prospetta un nuovo decreto per prorogare il taglio delle accise, così da rendere immediata l’entrata in vigore dopo la scadenza del precedente intervento.
Rimane però il problema delle risorse, perché prorogare il taglio delle accise costerebbe altri 500 milioni circa. Le ipotesi puntano verso il fondo di 1,3 miliardi previsto dalla legge di bilancio per il Piano Transizione 5.0, al quale sono stati destinati in realtà circa 537 milioni di euro.
La crisi energetica in UE: persi 14 miliardi
La crisi energetica non è soltanto italiana, anche se è tra i Paesi più colpiti non solo per i carburanti, ma anche per i costi indiretti a essi collegati. L’Unione Europea ha già pagato la lunga crisi 14 miliardi di euro con i prezzi del gas aumentati del 70% e quelli del petrolio del 50%. Quindi oltre alla risposta del governo Meloni al proseguire della crisi, si attende anche un’azione condivisa tra i Paesi europei.
La situazione è però definibile “grave”, considerando che il commissario europeo dell’energia Dan Jørgensen ha ricordato ai Paesi membri le raccomandazioni dell’Agenzia Internazionale dell’Energia per ridurre la domanda di questa, consigliando una guida più responsabile, l’utilizzo di mezzi e lo smart working per evitare gli spostamenti.