Super El Niño, prezzi del cibo su fino al 2028: la spesa degli italiani rischia un +15,8%

Super El Niño, fenomeno del Pacifico equatoriale, farà impennare i prezzi dei beni alimentari e il costo della spesa in tutto il Mondo.

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Emanuela Colatosti

Giornalista

Laureata in filosofia e giornalista pubblicista dal 2024, esperta di concorsi pubblici e del mondo del lavoro. Si occupa anche di tematiche ambientali e sociali

Super El Niño, l’enorme bolla di calore che si sta formando nel cuore dell’Oceano Pacifico equatoriale, può sembrare un fenomeno molto lontano. Purtroppo invece avrà ripercussioni dirette sulle nostre temperature quotidiane e sui prezzi nei nostri supermercati.

I dati raccolti dai principali analisti di meteorologia convergono verso un’unica indicazione. El Niño di quest’anno sarà più caldo di quello dello scorso anno, e sconteremo i suoi effetti fino al 2028.

Cos’è El Niño

La dolcezza della lingua spagnola ce lo fa immaginare come un bambino irrequieto ma assomiglia di più a un fanciullo dormiente. Non è un tornado, né una bolla d’acqua calda, ma un temporanea situazione di bonaccia nel cuore del Pacifico. Nell’Oceano più esteso della Terra generalmente gli alisei spingono le acque calde verso l’Indonesia e quelle fredde verso l’America. Quando questi venti smettono di soffiare le acque calde rifluiscono verso est, lungo le coste del Sudamerica, bloccando la risalita di quelle fredde dal cuore del mare.

A quel punto l’infante diventa un birbante: dove prima pioveva, in Asia, arriva la siccità, e dove c’era il sole, in Sudamerica, arrivano alluvioni. Uno scambio dispettoso di pochi giorni ha un certo effetto, ma disidratare o allagare senza pietà per settimane intere campi di colture significa danneggiare raccolti in maniera irreparabile.

Ma non è l’unico effetto causato da Super El Niño. Se d’estate risulta particolarmente virulento, dà instabilità anche al vortice polare artico, che tenderà a disperdere il freddo anche sulle medie latitudini.

Quanto le temperature influiscono sui prezzi

I calcoli combinati dei centri di monitoraggio delle temperature americani, europei e australiani sono concordi: le temperature marine supereranno di 3°C o 4°C i valori medi stagionali. Un’anomalia che non si registrava dal 1870. Dunque un Super El Niño in grado di avere effetti molto destabilizzanti. I monsoni in India potrebbero essere più secchi e il Sudamerica sarà invaso di piogge torrenziali fuori stagione, cosa che danneggerà i raccolti di grano, riso, canna da zucchero, caffè e olio di palma.

Mettendo insieme i numeri delle analisi metereologiche ed economiche si ottiene un quadro abbastanza preoccupante:

Analista Stima dell’impatto economico
Noaa 63% di probabilità di anomalie superiori a +2°C entro fine anno
Goldman Sachs Aumento stimato del 15,8% sui prezzi globali delle materie prime agricole e un 1,3% sull’inflazione alimentare nell’Eurozona
Risilience Rischio di calo della produzione agricola globale del 14,3%, con picchi che vanno dal 50 al 100% per beni come riso, zucchero e caffè
Unicredit Allarme sul ritorno della Climateflation, con la necessità per le banche centrali di mantenere tassi di interesse elevati

Lo shock sui prezzi al dettaglio non sarà immediato, ma progressivo. Ovviamente si tratta di proiezioni a medio e lungo termine e soggette a un tasso di imprevedibilità. Ma gli effetti della crisi climatica sono sotto gli occhi di tutti e si fa fatica a immaginare che non possano realizzarsi, almeno in parte.

Le ripercussioni sulle produzioni italiane

A pagare le spese della bonaccia al centro dell’Oceano Pacifico ci sono diverse produzioni italiane d’eccellenza.

Anzitutto, la filiera del Parmigiano reggiano. Temperature estreme e continuative come quelle che stiamo sopportando in queste settimane hanno ripercussioni dirette sulla produttività delle mucche da latte, che arrivano a produrne fino al 10% in meno. Senza contare i costi gestionali per la nebulizzazione, ventilazione e condizionamento della produzione casearia.

A preoccupare è anche la molluschicoltura nel Delta del Po. Nelle sacche di Scardovari e Goro le acque hanno raggiunto la soglia critica dei 32°C, causando anossia e fioriture algali che aumentano l’acidità dell’acqua. L’alterazione dell’habitat di cozze e vongole può generare danni diretti al settore stimati in circa 200 milioni di euro in un anno.

Come adattarsi

Durante le prossime settimane sarà più chiaro se gli alisei torneranno a soffiare. Qualora El Niño decidesse che il vento lo infastidisce, i Governi di tutti i Paesi dovranno pianificare strategie strutturali di adattamento. Lo scopo non è solo quello di evitare di far salire troppo i prezzi dei beni di consumo in questa parte del mondo, ma anche di scongiurare carestie nei Paesi dove gli effetti diretti di El Niño saranno più pesanti. Una lunga e prolungata bonaccia estiva si farà sentire in modi inaspettati fino all’inverno. Magra consolazione quella degli sciatori, che potrebbero trovare più neve a bassa quota già da novembre.

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