Il commercio di sigarette elettroniche in Europa rivela una grande parte “fumosa” che sfugge ai controlli delle autorità. Quasi metà del mercato (il 48%) registrato nell’Ue è stato definito irregolare, con prodotti non conformi alle regole e un valore stimato di 6,6 miliardi di euro. In pratica una e-cig su due proviene da circuiti non a norma.
Il fenomeno riguarda soprattutto dispositivi e liquidi venduti online o importati da mercati extra-europei, senza rispettare le regole previste dalle direttive comunitarie sui prodotti contenenti nicotina.
Il mercato parallelo sommerso delle sigarette elettroniche in Europa
Negli ultimi anni le sigarette elettroniche si sono imposte come l’alternativa più diffusa al tabacco tradizionale. Questi dispositivi funzionano vaporizzando un liquido che può contenere nicotina, aromi e altre sostanze chimiche. Il successo dello svapo è legato anche alla facilità di acquisto online, dietro la quale col tempo si è celato e sviluppato un mercato parallelo difficile da contrastare.
Secondo uno studio realizzato dall’istituto tedesco Fraunhofer IIS, una quota significativa delle e-cig presenti sul mercato europeo non rispetta i requisiti normativi previsti dalla legislazione comunitaria, come limiti alla concentrazione di nicotina e obblighi sulla tracciabilità dei prodotti.
Quanto vale il mercato irregolare delle e-cig
I dati diffusi dagli analisti evidenziato un quadro preoccupante. Senza interventi e controlli più efficaci, il valore del mercato illegale potrebbe salire dagli attuali 6,6 miliardi a oltre 10,8 miliardi di euro entro il 2030. Nella sola Germania, la perdita di entrate fiscali fra imposte e controlli per il 2024 ha superato i 119 milioni di euro.
Per prodotti irregolari si intendono beni che violano le normative fiscali nazionali, i requisiti di etichettatura o le norme di omologazione o la cui origine non può essere chiaramente stabilita. Il 35% del totale delle e-cig commerciate è senza dubbio legato al mercato illegale, mentre il 13% delle importazioni riguarda compravendite private di dispositivi non conformi o non tassati.
Da dove provengono le sigarette elettroniche irregolari
Una parte consistente delle sigarette elettroniche vendute in Europa arriva da mercati extra-europei. Con una netta preponderanza: il 90% dei dispositivi proviene dalla Cina, principale polo produttivo mondiale di dispositivi per tabagisti. La Commissione Ue ha stimato che nel 2025 sono arrivati in territorio europeo circa 12 milioni di pacchi di sigarette elettroniche al giorno, un numero nettamente superiore ai volumi registrati nei due anni precedenti.
Circa il 72% della produzione mandarina di sigarette elettroniche si concentra nella metropoli di Shenzhen. Da lì le spedizioni di e-cig partono per i principali hub di distribuzione europei di Belgio, Germania e Paesi Bassi.
Le successive consegne avvengono soprattutto su strada, ed è proprio in questo punto della catena logistica che vengono aggirati maggiormente i controlli. La parte di e-cig non a norma viene distribuita ugualmente negli altri Stati membri e vengono eluse le tasse relative. Il tutto in un periodo in cui, in Italia e nel mondo, il prezzo delle sigarette classiche è aumentato non di poco.
Quali sono le irregolarità legate alle sigarette elettroniche
Ciò non significa che la totalità delle e-cig cinesi sono illegali, ma senza dubbio una quota significativa entra nel mercato europeo senza rispettare gli standard richiesti dalle normative comunitarie. Tra le violazioni più frequenti figurano:
- concentrazioni di nicotina superiori ai limiti previsti;
- assenza di controlli sulla composizione dei liquidi;
- mancanza di tracciabilità dei prodotti;
- vendita attraverso piattaforme online non autorizzate;
- etichettatura non conforme.