Il crollo del settore auto trascina la produzione industriale italiana, calo del 3,3% su base annua

Produzione industriale frena su base annua: colpa in parte del settore auto, con la frenata di Stellantis

Pubblicato: 10 Luglio 2024 11:56

Giorgio Pirani

Giornalista economico-culturale

Giornalista professionista esperto di tematiche di attualità, cultura ed economia. Collabora con diverse testate giornalistiche a livello nazionale.

A maggio la produzione industriale rialza la testa dopo due mesi di cali congiunturali: l’indice mensile destagionalizzato della produzione industriale mostra infatti una crescita dello 0,5% rispetto ad aprile. Questo è quanto emerge dall’ultimo rapporto dell’Istat.

Tuttavia nella media del periodo marzo-maggio, si osserva ancora una diminuzione del livello della produzione del 1,6% rispetto ai tre mesi precedenti, mentre l’indice, depurato dagli effetti di calendario, conferma una flessione tendenziale del 3,3% (i giorni lavorativi sono stati 22, come a maggio 2023).

Stellantis trascina in basso la produzione industriale

Il settore delle auto ha rappresentato il principale deterrente per il dato complessivo, essendo  il peggior mese dell’anno per questo settore, con una contrazione superiore agli 11 punti percentuali. Ad aver contribuito al calo c’è sicuramente Stellantis, con la produzione in Italia in forte calo nel primo semestre dell’anno: negli impianti italiani il gruppo guidato da Carlos Tavares ha prodotto 303.510 veicoli, un dato che equivale a un -25,2%.

Inoltre, anche il settore dei macchinari e delle attrezzature è stato negativamente influenzato, principalmente a causa del continuo rinvio dei bonus 5.0. Queste misure, che comportano agevolazioni per le imprese per un valore di 6,3 miliardi di euro, hanno causato una riduzione degli ordini. Di conseguenza, il mercato italiano dei beni strumentali ha subito un parziale congelamento, aggravato da una situazione poco favorevole anche all’estero. Il settore ha registrato una contrazione nel mese quasi del 6%, confermandosi tra i peggiori anche dall’inizio dell’anno.

L’analisi dell’indice destagionalizzato mensile mostra un calo congiunturale solo nel settore dei beni strumentali (-1,0%). Al contrario, si registrano aumenti per l’energia (+3,0%) e per i beni di consumo e i beni intermedi (+0,7% per entrambi). Considerando gli effetti di calendario, a maggio 2024 l’indice complessivo mostra una flessione tendenziale del 3,3% (con 22 giorni lavorativi come a maggio 2023). Tra i settori, si registra un aumento tendenziale solo per l’energia (+2,5%), mentre i beni intermedi (-1,8%), i beni di consumo (-2,7%) e i beni strumentali (-6,4%) evidenziano un calo rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

I settori di attività economica che registrano gli incrementi tendenziali maggiori sono la fabbricazione di apparecchiature elettriche (+4,8%), la fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (+3,0%) e la fornitura di energia elettrica, gas, valore ed aria (+2,6%).

Le lamentele dell’Unc

Ma le associazioni di consumatori non esultano: “Una disfatta! Il lieve recupero su base mensile, +0,5%, non è nemmeno sufficiente per compensare il calo registrato nel solo mese di aprile. Su base annua, poi, le industrie sono in caduta libera. Per la 16° volta consecutiva la produzione industriale precipita nei dati tendenziali. Una situazione preoccupante dalla quale si può uscire solo rilanciando l’asfittica domanda interna, ridando capacità di spesa alle famiglie” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

Secondo lo studio dell’associazione, se la produzione di maggio 2024, nei dati corretti destagionalizzati, sale dello 0,5% su aprile 2024, nel confronto con gennaio 2023, ossia prima che iniziasse la discesa ininterrotta, è inferiore del 4,7%. Per i beni di consumo il gap è del 5,9%, che diventa addirittura -8,8% per i beni di consumo durevoli.

“Rispetto a gennaio 2023 non c’è un solo comparto in territorio positivo e il dato peggiore resta quello dei beni di consumo durevoli. Ovvio che se le famiglie faticano ad arrivare a fine mese rinviano l’acquisto di questi prodotti, meno necessari rispetto ad altri” commenta Dona.

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