Il Pil cresce ancora, +0,3%: ma il vero problema dell’Italia è la velocità di crescita

Oltre il numero diffuso dall'Istat: cosa emerge dalla crescita del Pil, tra stabilità dell'economia e prospettive per il resto del 2026.

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Danilo Supino

Data journalist

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L’economia italiana continua a espandersi anche nel secondo trimestre del 2026. La stima flash dell’Istat indica un aumento del Pil dello 0,3% rispetto ai primi tre mesi dell’anno e dello 0,8% su base annua. Ancora più significativo è il dato della crescita acquisita, già pari al +0,7%: significa che, anche se il Pil rimanesse invariato nella seconda metà del 2026, l’anno si chiuderebbe comunque con una crescita dello 0,7%. Ma oggi il problema dell’Italia non è tanto evitare una recessione quanto riuscire ad aumentare il ritmo della crescita.

Una crescita continua, ma senza accelerazioni

L’aumento dello 0,3% del secondo trimestre segue il +0,2% registrato tra gennaio e marzo. Se si allarga lo sguardo agli ultimi sei trimestri, si osserva come l’economia italiana oscilla costantemente tra lo 0% e il +0,3% congiunturale, senza vere accelerazioni ma anche senza arretramenti significativi. È una dinamica molto diversa da quella osservata nel biennio post-pandemia, quando il Pil mostrava variazioni sensibilmente più ampie.

Secondo l’Istat, la crescita continua a essere sostenuta soprattutto dal comparto dei servizi, mentre l’industria rimane più debole. Un quadro coerente con gli altri indicatori congiunturali. La produzione industriale, ad esempio, continua a muoversi con difficoltà, mentre il mercato del lavoro resta su livelli storicamente favorevoli, con un tasso di disoccupazione intorno al 5%.

 

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Tuttavia, crescere dello 0,2-0,3% a trimestre significa aumentare il Pil, ma con una velocità limitata, che dal punto di vista reale sì manifesta nella difficoltà di sostenere la crescita dei salari, gli investimenti e la finanza pubblica nel medio periodo.

La vera sfida è aumentare il potenziale di crescita

Il dato pubblicato dall’Istat conferma che l’economia italiana continua a evitare una fase recessiva, ma mostra anche un limite ormai evidente. Con una crescita acquisita del +0,7% a metà anno e variazioni trimestrali che da tempo oscillano tra lo 0,2% e lo 0,3%, il Paese sembra aver trovato un equilibrio. Il problema è che si tratta di un equilibrio a bassa velocità.

 

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In termini economici, una crescita di questa entità è sufficiente a mantenere il Pil su un percorso positivo, ma difficilmente basta ad aumentare in modo significativo il reddito pro capite, accelerare gli investimenti privati o ridurre il peso del debito pubblico sul Pil.

 

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