Non solo i giovani, ora anche gli anziani fuggono dal Sud. L’Italia è oggi un Paese con due emigrazioni, come emerge dall’ultimo report di Svimez insieme a Save the Children. Lo studio fotografa il numero di under 35 che hanno trasferito la propria residenza dal Mezzogiorno verso una regione del Centro o del Nord: tra il 2002 e il 2024 la quota è di quasi un milione. In particolare, a lasciare le regioni del Sud sono soprattutto le giovani donne e le laureate in cerca di occupazioni migliori e maggiore stabilità.
Ma dove vanno i giovani, spesso seguono anche genitori e nonni. Il report segnala un’altra importante migrazione interna, descritta come il fenomeno dei “nonni con la valigia”. Molti hanno dichiarato di spostarsi verso il Centro-Nord per passare tempo con la propria famiglia, ormai quasi tutta trasferita. C’è però anche un altro aspetto rilevante: la mobilità sanitaria interregionale. Queste dinamiche permettono di immaginare il futuro del Mezzogiorno che, secondo il report, entro il 2050 dovrà affrontare non solo il “degiovanimento”, ma anche un vero svuotamento demografico.
[iol_toc tag=”h2″/]
Indice
Chi sono i nonni con la valigia?
Della fuga dei giovani dal Sud verso il Centro e il Nord si scrive ormai da tempo. Il fenomeno va avanti da almeno due decenni, drenando competenze dal Mezzogiorno, ma a questo si è affiancata una nuova realtà: sono infatti molti gli anziani o i nonni che si spostano.
È alto il numero di anziani che vive in maniera continuativa al Centro-Nord a seguito di processi di ricongiungimento familiare con i figli, pur senza aver spostato la residenza ufficiale. Il calcolo è stato possibile grazie a un coefficiente che ha incrociato la demografia di queste regioni con la spesa farmaceutica, assorbita in larga parte dalla popolazione over 75.
Così è stato possibile stimare il numero di over 75 ufficialmente residenti al Sud, ma presumibilmente domiciliati in una regione del Centro o del Nord. Gli spostamenti “ufficiosi” dei meridionali più anziani sono raddoppiati tra il 2002 e il 2024, passando da circa 96.000 a oltre 184.000 unità. Il calcolo appare reale: l’unico anno che fa eccezione è il 2020, segnato dal lockdown e dalle restrizioni alla mobilità.
Si tratta quindi di un nuovo fenomeno di mobilità sommersa, riconducibile ai ricongiungimenti familiari, che non può essere slegato dal grande tema della fuga dei giovani dal Mezzogiorno.
Mobilità sanitaria: quanto vale
Molti cittadini meridionali scelgono di trasferirsi al Centro o al Nord Italia per la qualità della vita, soprattutto nella terza età. Questo accade perché i servizi sanitari offerti al Nord sono, in media, migliori rispetto a quelli del Sud Italia. Nel Mezzogiorno, come si legge nel report, si registra una carenza di servizi di prevenzione e di cura e, in generale, una dotazione infrastrutturale più debole con una minore capacità di risposta ai bisogni sanitari complessi legati all’invecchiamento.
Per questo è ben noto il fenomeno della mobilità sanitaria interregionale, caratterizzato da flussi unidirezionali dal Sud verso il Centro-Nord. È la prova di una disuguaglianza territoriale nella qualità e nella quantità delle prestazioni erogate. Si tratta di un fenomeno ormai strutturale, che vale circa 1,2 miliardi di euro e genera pesanti disavanzi nelle regioni del Sud, concentrati soprattutto in Calabria (-304 milioni di euro), Campania (-281 milioni) e Sicilia (-220 milioni).