Crollo del prezzo dell’oro, il calo non si ferma: investire ha ancora senso?

Il valore dei metalli preziosi sui mercati prosegue il suo calo fisiologico. Dalle tensioni geopolitiche all'avvento di Warsh alla guida della Fed: analisi e scenari

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Maurizio Perriello

Giornalista politico-economico

Giornalista e divulgatore esperto di geopolitica, guerra e tematiche ambientali. Collabora con testate nazionali e realtà accademiche.

Il crollo del prezzo di oro e argento non accenna ad arrestarsi. Dopo che il boom dei metalli preziosi (registrato negli scorsi giorni) si è schiantato contro la nomina di Kevin Warsh alla guida della Fed, la caduta è stata rovinosa.

In meno di una settimana abbiamo assistito ad autentiche montagne russe: dopo i 5.600 dollari l’oncia raggiunti giovedì, il giorno successivo il prezzo dell’oro è calato di quasi mille dollari a quota 4.770. Lunedì 2 febbraio il valore con consegna immediata (Gold spot) s’è abbassato a 4.434,3 dollari l’oncia, per un decremento del 3,39%. L’oro con consegna ad aprile (Comex) è invece stato rivisto a 4.567,5 dollari l’oncia (-3,74%).

Perché il prezzo dell’oro è così ballerino e in calo?

Suonerà banale, ma è senza dubbio la risposta più vicina alla verità: l’andamento instabile del prezzo dell’oro è dovuto al clima di incertezza globale, soprattutto di natura geopolitica. Il rinnovato isolazionismo degli Usa tra dazi, interventi militari, minacce a Groenlandia e Iran, contesa con Cina e Russia e “sparate” di Donald Trump ha provocato onde alte poi moltiplicatesi nel mare dei mercati.

Le voci e poi la nomina effettiva di Warsh alla Federal Reserve, in sostituzione di Jerome Powell, e l’indebolimento del dollaro (anche in scia al suo “distacco” dal mercato del petrolio) hanno completato il quadro oscillatorio. L’avvento del 55enne prof dell’Università di Stanford viene salutato come un nefasto presagio di una maggiore dipendenza della Fed dalla Casa Bianca.

Secondo gli esperti, la fase di crollo attuale non è che una correzione fisiologica dopo una consistenza fase di rialzo dei prezzi. Dopo una fase di assestamento, il valore di oro e argento dovrebbe quindi tornare a salire, trainato dagli acquisti da parte delle banche centrali e da milioni di investitori.

I sintomi della nuova “febbre dell’oro”

Molti l’hanno definita la “nuova febbre dell’oro”, parafrasando l’espressione che oltre un secolo e mezzo fa indicava la scoperta e la corsa ai grandi giacimenti in America. In realtà l’andamento incerto del metallo prezioso sui mercati non è una novità.

Un anno fa, ad esempio, i prezzi dell’oro erano molto più bassi rispetto a oggi. A gennaio 2025 la quotazione Gold spot a New York era inferiore a 2.795 dollari l’oncia.

A inizio 2026, in scia ai valori record registrati, in molti hanno venduto o acquistato oro da rivenditori locali o tramite investimenti. Le quotazioni favorevoli del momento avevano innescato una reazione già osservata in passato: il ricorso all’oro come “bene di rifugio” per mettere al sicuro il proprio denaro, in momenti di grande incertezza generale.

Un meccanismo azionato già all’epoca della pandemia da Covid e poi proseguito con lo scoppio delle guerre in Ucraina e Medio Oriente, fino al ritorno di Trump alla guida della superpotenza mondiale.

Conviene investire nell’oro in questo momento?

E veniamo dunque alla domanda delle domande: oggi conviene investire ancora nell’oro? Al netto della volatilità del settore e del momento non propriamente felice, l’oro continua a rappresentare un “bene rifugio” in situazioni di instabilità finanziaria o geopolitica e per mettersi al riparo da fenomeni come l’inflazione.

Il metallo prezioso per eccellenza rimane dunque un asset privilegiato per la diversificazione del portafoglio, da operare attraverso un Pac (Piano di accumulo) basato su un acquisto graduale e non in grandi quantità, vista la fase di estrema oscillazione dei prezzi.

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