Terremoti, alluvioni, frane ed eventi climatici estremi non sono più un’eccezione. Negli ultimi anni l’Italia è stata colpita ripetutamente da calamità naturali che hanno prodotto danni ingenti e causato perdite miliardarie per il tessuto produttivo. Secondo un’analisi dell’istituto mUp Research riferita all’autunno 2024, oltre 278mila imprese hanno subito danni legati a eventi naturali nel solo anno precedente, con perdite stimate in circa 3 miliardi di euro.
A risultare più esposto è soprattutto il tessuto delle piccole e medie imprese, che rappresentano la spina dorsale dell’economia italiana ma spesso dispongono di strumenti di tutela limitati. In questo contesto si inserisce la nuova normativa sulle polizze catastrofali obbligatorie, analizzata dagli esperti di Partner d’Impresa, network che affianca le aziende sui temi della crescita e della sicurezza.
Indice
Polizze catastrofali, cosa prevede la nuova normativa
La Legge di Bilancio 2024 ha introdotto un obbligo assicurativo finalizzato a trasferire parte del rischio dai fondi pubblici al mercato assicurativo privato, promuovendo al tempo stesso una maggiore cultura della prevenzione nelle imprese.
In base alla nuova norma, tutte le aziende con sede legale in Italia, escluse quelle agricole, sono obbligate a stipulare una polizza assicurativa che copra i potenziali danni causati da terremoti, frane, alluvioni, inondazioni ed esondazioni. L’azienda deve quindi assicurare terreni, impianti, attrezzature e beni in locazione salvo che questi siano già coperti da polizze analoghe.
Sono esclusi i beni in costruzione, gli immobili abusivi, le scorte, i mobili d’ufficio o i veicoli iscritti al PRA (Pubblico registro automobilistico). Alla base della norma c’è l’esigenza di ridistribuire il rischio: lo Stato non può più sostenere da solo i costi delle ricostruzioni e dei ristori post-disastro.
Scadenze e conseguenze per chi non si adegua alla normativa
Le tempistiche di applicazione variano in base alla dimensione delle aziende. Per le grandi imprese (con oltre 250 dipendenti) l’obbligo è già scattato da marzo 2025, per le medie imprese da ottobre 2025, mentre per Pmi e microimprese la scadenza è fissata al 31 dicembre 2025. La stessa data vale, in deroga, anche per i settori della pesca e dell’acquacoltura.
Per chi non rispetta tali scadenze non sono previste sanzioni pecuniarie dirette, ma le conseguenze per chi resta inadempiente sono tutt’altro che marginali.
“L’impresa priva di polizza sarà automaticamente esclusa da contributi, sovvenzioni e agevolazioni pubbliche, oltre a perdere l’accesso alla garanzia statale sui finanziamenti, vale a dire al Fondo di garanzia per le PMI. Si tratta dunque di una forma di sanzione di tipo interdittivo, che rafforza l’obbligo attraverso il meccanismo del vincolo premiale”
spiega il legale Fabio Speranza.
Il rispetto della norma diventa quindi una condizione necessaria per accedere a misure chiave come i contratti di sviluppo, Smart & Start Italia per le startup innovative, gli incentivi PNRR per l’economia circolare, i fondi per la salvaguardia occupazionale e le iniziative di venture capital legate alla transizione ecologica ed energetica.
La disposizione, tuttavia, non è autoapplicativa: ogni amministrazione pubblica dovrà integrare nei propri bandi le clausole di esclusione per le imprese sprovviste di polizza.
“Il MIMIT intende precludere l’accesso ai propri incentivi alle imprese inadempienti, ma l’efficacia scatterà solo dopo l’adeguamento delle singole misure. Questo significa che senza polizza non sarà possibile accedere a contratti di sviluppo, fondi per startup, incentivi per economia circolare o energie rinnovabili. È evidente, dunque, come la stipula della polizza non rappresenti soltanto un adempimento formale, ma una vera e propria condizione di accesso a strumenti fondamentali di sostegno allo sviluppo imprenditoriale”
aggiunge Speranza.
Costi, deducibilità e copertura parziale: le criticità
Un aspetto particolarmente rilevante riguarda il trattamento fiscale dei premi assicurativi che rientrano tra i costi deducibili ai fini Ires (24%) e Irap (3,9%), salvo le differenziazioni regionali. Gli effetti pratici, tuttavia, non sono omogenei.
“Per le grandi imprese, che saranno le più esposte a premi assicurativi rilevanti, la deducibilità attenua l’impatto, ma non elimina il peso finanziario”
osserva la fiscalista Simona D’Alessandro.
“Resta un esborso significativo che incide sulla liquidità e sui flussi di cassa”.
Per Pmi e microimprese il problema è proporzionale: premi più contenuti in valore assoluto, ma più gravosi rispetto al fatturato.
“La deducibilità rischia di non compensare la pressione sul cash flow, soprattutto per realtà poco capitalizzate, con possibili effetti su investimenti e autofinanziamento”
aggiunge D’Alessandro.
Un ulteriore nodo riguarda le disparità territoriali. Nelle aree a elevato rischio sismico o idrogeologico i premi potrebbero risultare molto onerosi, a cui si sommano i costi delle perizie per la stima del valore a nuovo dei beni. Inoltre, l’obbligo copre solo le immobilizzazioni materiali, lasciando scoperte scorte, merci, automezzi e beni mobili, che richiedono garanzie accessorie.
Rilevante anche il tema dei rapporti contrattuali: nei casi di locazione o leasing l’obbligo ricade sull’utilizzatore, rendendo necessaria una chiara ripartizione di costi e responsabilità.
Non solo obblighi: le opportunità tra ESG e competitività
Accanto alle criticità emergono anche potenziali vantaggi. In un contesto in cui i criteri ESG incidono sempre più sulle valutazioni creditizie, la polizza catastrofale può diventare un segnale di gestione consapevole del rischio.
“Banche e investitori, sempre più sensibili al rischio climatico, potrebbero considerarla un fattore positivo nei rating creditizi. Un obbligo normativo può così trasformarsi in un vantaggio reputazionale e finanziario”
sottolinea D’Alessandro.
La copertura assicurativa garantisce inoltre risorse immediate per ripartire dopo un evento catastrofale, tutelando la continuità operativa. Non solo: il decreto prevede la modulazione dei premi in base alle misure di prevenzione adottate. Investimenti in adeguamenti antisismici, drenaggi e piani di emergenza possono ridurre sensibilmente il costo della polizza. A questo si aggiunge la possibilità di aderire a polizze collettive promosse dalle associazioni di categoria, pensate per contenere i costi delle micro e piccole imprese.
Come affrontare l’obbligo in modo strategico: il vademecum
Per affrontare l’obbligo in modo strategico è utile adottare alcune cautele e strategie che possono consentire di trasformare un obbligo in un’opportunità, tutelandosi e aprendo l’azienda a nuove prospettive. Queste le principali raccomandazioni di Simona D’Alessandro e Fabio Speranza:
- mappare e periziare in tempi utili i beni da assicurare;
- non trascurare il valore di polizze già esistenti;
- confrontare più preventivi e valutarne l’impatto fiscale;
- integrare la copertura in una strategia di risk management aziendale;
- chiarire le responsabilità nei contratti di locazione, affitto di ramo d’azienda e leasing;
- valutare polizze collettive e convenzioni;
- investire in prevenzione e mitigazione del rischio;
- curare l’organizzazione documentale;
- muoversi con anticipo, evitando la corsa finale che potrebbe far lievitare i premi.