Stablecoin per mandare soldi all’estero: il test di Banca d’Italia svela costi fino al 9%

La blockchain trasferisce il denaro rapidamente e con commissioni contenute, ma il conto finale cambia. Lo studio sperimentale di Banca d’Italia mostra quando le stablecoin convengono davvero.

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Donatella Maisto

Esperta in digital trasformation

Dopo 20 anni nel legal e hr, si occupa di informazione, ricerca e sviluppo. Esperta in digital transformation, tecnologie emergenti e standard internazionali per la sostenibilità, segue l’Innovation Hub della Camera di Commercio italiana per la Svizzera. MIT Alumni.

Le stablecoin promettono di rendere i pagamenti internazionali più veloci, economici e accessibili, ma quanto costa davvero trasformare euro o altre valute in moneta digitale, inviarla dall’altra parte del mondo e riconvertirla in denaro utilizzabile?

A rispondere non è una società del settore, ma uno studio pubblicato da Banca d’Italia, che ha messo alla prova l’intera catena del pagamento. Il risultato ridimensiona sia gli entusiasmi sia i giudizi più scettici: le stablecoin possono essere molto efficienti, ma non lo sono sempre. Per trasferire la stessa somma, il costo complessivo osservato oscilla dallo 0,30% a quasi il 9%.

Il test reale di Banca d’Italia

Lo studio utilizza il metodo del mystery shopping: i ricercatori si sono comportati come normali clienti ed hanno effettuato operazioni reali, anziché limitarsi a simulazioni teoriche.

Sono stati trasferiti 200 USDC lungo dieci rotte che collegano l’Italia con Argentina, Brasile, Sudafrica, Emirati Arabi Uniti e Giappone. USDC è una stablecoin emessa da Circle e progettata per mantenere un valore pari a un dollaro. È stata scelta perché disponibile sulle piattaforme regolamentate di tutti i Paesi coinvolti nell’esperimento.

Il trasferimento è stato seguito dall’inizio alla fine: versamento del denaro sull’exchange, acquisto degli USDC, passaggio sulla blockchain, vendita della stablecoin e prelievo nella valuta del Paese di destinazione. È proprio questa visione completa a rendere particolarmente interessante lo studio.

Costi dallo 0,30% a quasi il 9%

La differenza tra una rotta e l’altra è enorme. Il trasferimento dall’Italia all’Argentina ha registrato un costo dello 0,30%, mentre nell’operazione inversa, dall’Argentina all’Italia, il costo è salito all’8,96%.

Mandare USDC dall’Italia al Brasile è costato il 2,70%, mentre dal Brasile all’Italia il 2,21%. Sulla rotta Italia-Emirati Arabi Uniti il costo è arrivato al 7,20% e in quella opposta all’8,95%. Italia-Sudafrica si è fermata al 4,58%, mentre il percorso inverso ha raggiunto il 5,44%.

Il risultato particolarmente conveniente verso l’Argentina deve essere letto con cautela. Il calcolo utilizza il cambio ufficiale, mentre nel Paese continuano a esistere quotazioni parallele del dollaro, compreso il cosiddetto “dólar cripto”. Parte del vantaggio apparente deriva, quindi, dal particolare sistema valutario argentino e non soltanto dall’efficienza tecnologica.

La blockchain non è la parte più costosa

La scoperta forse più sorprendente riguarda la blockchain: non è lì che si concentra il costo.

Il trasferimento on-chain pesa in media appena lo 0,4% della somma inviata. In una delle operazioni dal Brasile all’Italia è costato soltanto lo 0,01%. La maggior parte delle spese nasce prima e dopo: quando il denaro tradizionale viene trasformato in stablecoin e quando la stablecoin viene riconvertita nella valuta che il destinatario può spendere.

È il cosiddetto “stablecoin sandwich”. Al centro c’è un trasferimento digitale rapido ed economico; ai due estremi restano banche, carte, exchange e cambi valutari. Commissioni di negoziazione, costi fissi di versamento e prelievo e spread sul cambio possono erodere rapidamente il vantaggio della blockchain.

Stablecoin o servizi tradizionali: quale conviene

Il confronto con Wise, piattaforma digitale specializzata nei trasferimenti internazionali e nelle conversioni tra valute, restituisce un quadro senza un vincitore assoluto. USDC è risultato più conveniente in tre rotte e più costoso in quattro.

Dal Brasile all’Italia, la stablecoin ha comportato un costo del 2,21%, contro un intervallo tra il 4,68% e il 4,89% stimato per Wise. Dall’Italia al Sudafrica, USDC si è fermato al 4,58%, rispetto a poco più del 5,1% del servizio tradizionale.

Il costo dal Giappone all’Italia è stato dell’1,6%, apparentemente competitivo, ma il procedimento è risultato troppo complesso per un normale consumatore.

La situazione si capovolge sugli Emirati. Per inviare denaro dall’Italia, Wise applicava un costo di circa il 2,25%, contro il 7,20% della stablecoin. Dagli Emirati all’Italia, il confronto era ancora più netto: poco più dell’1% con Wise e quasi il 9% con USDC. Le simulazioni e le transazioni sono state effettuate in date differenti, quindi il confronto è indicativo, ma dimostra che la convenienza dipende dalla singola rotta e dal metodo utilizzato.

Da 20 minuti a due giorni

Anche sul fronte della velocità la blockchain supera il test: in sette rotte su otto il trasferimento digitale è stato completato in meno di 15 minuti, ma la rapidità dell’intera operazione dipende ancora una volta dai sistemi tradizionali utilizzati per caricare e prelevare il denaro.

In Italia, Brasile e Argentina, dove operano infrastrutture di pagamento istantaneo come TIPS, PIX e Transferencias 3.0, il processo completo si è concluso in meno di 20 minuti. In Sudafrica, dove sono stati necessari bonifici ordinari, sono serviti da uno a due giorni lavorativi.

La conclusione è quasi paradossale: le stablecoin funzionano meglio proprio quando possono appoggiarsi a sistemi bancari nazionali già efficienti. Pagamenti digitali e infrastrutture tradizionali non sono necessariamente concorrenti, ma possono diventare complementari.

Cosa cambia per chi deve mandare denaro all’estero

Lo studio non boccia le stablecoin. Dimostra, piuttosto, che non esiste una convenienza universale. Prima di inviare denaro bisogna considerare la rotta, l’exchange, il sistema di versamento, il costo della conversione e il metodo con cui il destinatario ritirerà la somma.

La tecnologia centrale è già rapida ed economica. Il vero ostacolo resta il collegamento tra mondo digitale e moneta tradizionale. Se le stablecoin potessero essere utilizzate direttamente per pagare beni, affitti o rette scolastiche, evitando la conversione finale, il loro vantaggio potrebbe aumentare sensibilmente.

Gli stessi autori invitano alla prudenza: il test riguarda una sola stablecoin e un numero limitato di Paesi, ma proprio la natura sperimentale rende il lavoro prezioso. Per la prima volta una grande banca centrale non si limita a discutere le promesse delle stablecoin: prova concretamente a usarle e misura quanto denaro e quanto tempo restano davvero al destinatario.

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