L’Oro continua a correre dopo i fortissimi guadagni archiviati nel 2025, anno in cui il metallo prezioso ha più volte aggiornato i suoi massimi storici, sostenuto da incertezze e tensioni geopolitiche, dagli acquisti delle banche centrali e dai flussi di raccolta degli ETF, ma anche in risposta all’ascesa più che doppia dell’argento e degli altri metalli preziosi.
Quotazioni verso record storici
I prezzi dell’oro questa mattina sono aumentati vertiginosamente nelle contrattazioni europee, a seguito dell’operazione militare statunitense in Venezuela che ha portato alla cattura del presidente Nicolas Maduro, che ha innescato una nuova ondata di acquisti di beni rifugio.
Il pezzo spot dell’oro ha registrato un rialzo del 2,4% a 4.432,12 dollari l’oncia, mentre il future sull’oro in consegna a febbraio è salito del 2,11% a 4.420,6 dollari l’oncia. Quotazioni inferiori al record storico raggiunto a 4.549,71 dollari, dopo le prese di profitto di fie anno. Il metallo prezioso ha chiuso il 2025 con un impressionante rialzo del 67%, che nulla è a confronto con il 143% messo a segno dall’argento ed il 134% del platino.
L’intervento USA in Venezuela
A scatenare l’impennata dei prezzi in queste ultime ore ha concorso l’intervento militare USA in Venezuela, che ha portato alla cattura del Presidente Maduro ed alle minacce rivolte da Trump a Colombia, Messico e Cuba. Senza contare la ventilata possibilità di un intervento in Groenlandia. Questi sviluppi, in minima parte previsti, hanno aumentato l’avversione al rischio degli investitori, innescando acquisti sui beni rifugio, in primis l’oro che beneficia anche di una domanda robusta da parte delle banche centrali.
Le politiche delle banche centrali
Più in generale, il metallo prezioso è stato galvanizzato nell’ultimo anno dalle politiche generose delle banche centrali, dalla cospicua domanda di lingotti per riempire le riserve e dalle strategie dei tassi d’interesse, che vedono ulteriori tagli nel 2026, soprattutto in capo alla Federal Reserve.
UBS conferma che il buon momento non è finito
Frattanto, gli analisti di UBS segnalano che il momento propizio per l’oro non si è ancora esaurito, sebbene la fase rialzista stia volgendo al termine. “I driver fondamentali della domanda di oro – tassi reali statunitensi più bassi, premi a termine più elevati nei mercati sviluppati e domanda di diversificazione da parte di investitori istituzionali e retail – probabilmente continueranno a spingere al rialzo i prezzi dell’oro”, scrivono gli esperti.
Guardando al futuro, UBS afferma che sono possibili ritracciamenti a breve termine, specialmente data la maggiore volatilità, ma non ci sono le condizioni per una correzione profonda. La banca d’affari svizzera mantiene sull’oro una view positiva, confermando un target price di 5.000 dollari l’oncia.