Nel fine settimana gli attacchi aerei statunitensi e israeliani contro l’Iran hanno riacceso le tensioni in una delle aree più sensibili per gli equilibri energetici e finanziari globali. Dal punto di vista dei mercati e della gestione dei portafogli, tuttavia, l’esperienza degli ultimi anni suggerisce cautela nel trarre conclusioni affrettate: gli shock geopolitici tendono spesso ad avere un impatto meno duraturo di quanto inizialmente si tema.
Medio Oriente: attenzione investitori resta sui fondamentali
Lo sottolinea Richard Flax, Chief Investment Officer di Moneyfarm spiegando che gli investitori, in più occasioni, hanno dimostrato la capacità di guardare oltre il rumore di fondo, mantenendo l’attenzione sui fondamentali macroeconomici ed evitando scelte impulsive di market timing. Anche in questa fase si osserva un comportamento simile, sebbene con una fisiologica sotto-performance degli asset più rischiosi, maggiormente esposti all’aumento dell’incertezza.
La view di Moneyfarm
Ciò non toglie che le prospettive restino complesse. L’obiettivo dichiarato degli Stati Uniti di favorire un cambio di regime in Iran apre interrogativi rilevanti: non è chiaro quanto tale esito sia realistico né quali possano essere le tempistiche. Le due variabili chiave, come spesso accade, sono la durata del conflitto e la sua eventuale estensione. Riteniamo che lo scontro possa protrarsi più a lungo rispetto a episodi simili del passato, forse anche oltre i dodici giorni del confronto tra Israele e Iran nel giugno 2025. Una maggiore durata aumenterebbe il rischio di effetti più tangibili sull’economia globale, incidendo su fiducia, investimenti e dinamiche energetiche. Sul piano geografico, le tensioni hanno già coinvolto diversi Paesi della regione, tra cui Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, oltre ad alcune azioni registrate a Cipro, anche se finora non si è osservato un coinvolgimento diretto e significativo di altre grandi potenze, in particolare Russia e Cina.
Manteniamo una visione complessivamente fiduciosa sulla solidità dei nostri portafogli multi-asset, costruiti con un’ampia diversificazione per aree geografiche, valute e classi di attivo, spiega ancora l’esperto sottolineando che le obbligazioni governative, sia nominali sia indicizzate all’inflazione, dovrebbero continuare a svolgere un ruolo di stabilizzazione, in particolare nei profili di rischio medio-basso, anche grazie a rendimenti iniziali oggi più interessanti rispetto al recente passato.
situazione in costante evoluzione
Infine, nei portafogli che includono materie prime, questa esposizione può offrire un ulteriore livello di diversificazione in uno scenario caratterizzato da tensioni energetiche. Guardando alle prossime mosse, riteniamo di avere spazio per incrementare l’esposizione azionaria qualora si verificassero correzioni più marcate. Al momento, tuttavia, i movimenti degli indici restano relativamente contenuti e non hanno ancora creato opportunità di intervento sufficientemente attraenti. La situazione rimane in costante evoluzione e l’auspicio è che si arrivi rapidamente a una soluzione diplomatica, nel frattempo continueremo a monitorare con attenzione mercati e portafogli