Lusso, Saks Global dichiara fallimento e ricorre al Chapter 11

Il colosso statunitense cede sotto il peso di 3,4 miliardi di debito: tra i principali creditori Chanel, Kering e LVMH

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Redazione

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Il retail di lusso degli Usa viene scosso da uno dei fallimenti più significativi degli ultimi anni: Saks Global ha ufficialmente presentato istanza di fallimento volontario presso il tribunale fallimentare del distretto meridionale del Texas. Il gruppo, nato dall’ambiziosa fusione che ha riunito sotto un’unica egida insegne storiche come Saks Fifth Avenue, Neiman Marcus e Bergdorf Goodman, ha scelto la strada del Chapter 11 per proteggersi da una massa debitoria imponente che ammonta a circa 3,4 miliardi di dollari. Nonostante la gravità della procedura, la società ha diffuso rassicurazioni immediate per cercare di mantenere la fiducia di stakeholder e consumatori.

Finanziamento d’emergenza e operatività garantita

In una nota ufficiale, il management ha garantito che le attività commerciali resteranno pienamente operative, assicurando la continuità dei programmi fedeltà per i clienti e il regolare pagamento di stipendi e benefit per i dipendenti. Per scongiurare la chiusura immediata dei punti vendita, il gruppo ha inoltre ottenuto un finanziamento di emergenza pari a 1,75 miliardi di dollari, ossigeno finanziario indispensabile per onorare i pagamenti futuri ai fornitori durante la delicata fase di ristrutturazione.

Le radici della crisi e l’eredità dell’acquisizione Neiman Marcus

Le ragioni di questo tracollo finanziario affondano le radici in una strategia di espansione che si è rivelata insostenibile. Le criticità erano emerse già all’indomani dell’acquisizione di Neiman Marcus nel 2024, operazione che aveva inglobato anche Bergdorf Goodman portando alla nascita della struttura unitaria di Saks Global. L‘istanza di fallimento segue poi un periodo di performance operative estremamente deludenti che hanno vanificato i tentativi di risanamento. Nonostante un rifinanziamento da 600 milioni di dollari ottenuto lo scorso agosto, i conti del secondo trimestre hanno certificato una crisi profonda, con vendite crollate del 13% su base annua, fermandosi a 1,6 miliardi di dollari. Parallelamente, le perdite si sono ampliate fino a raggiungere i 288 milioni di dollari. Nel disperato tentativo di iniettare liquidità nel sistema e stabilizzare i conti, Saks Global aveva persino valutato la cessione di una quota di minoranza, pari al 49%, di Bergdorf Goodman.

L’élite della moda mondiale nella lista dei creditori

Complessivamente, i primi 30 creditori non garantiti vantano crediti per un totale di 712 milioni di dollari. In cima a questa lista spiccano le grandi maison francesi: Chanel vanta un credito di 136 milioni di dollari, seguita da Kering, proprietaria di Gucci, con 60 milioni. La compagine dei creditori comprende altri nomi di primissimo piano come LVMH, Richemont, Burberry e le italiane Brunello Cucinelli e Zegna, oltre a Mayhoola, la holding proprietaria di Valentino. L’esposizione di Saks Global non riguarda solo il comparto manifatturiero e della moda, ma si estende anche ai giganti tecnologici della Silicon Valley, con Meta e Google di Alphabet presenti nella lista dei principali soggetti in attesa di riscossione.

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