Le Borse europee hanno chiuso perlopiù deboli la terza settimana di giugno, in un clima dominato dalle banche centrali, a partire dalla nuova FED di Kevin Warsh, e dalle questioni geopolitiche, che lasciano gli investitori ancora sulle spine circa un possibile accordo Usa-Iran per porre fine al conflitto in Medio Oriente.
I prezzi del petrolio sono scesi, attestandosi in area 80 dollari al barile, dopo che diverse fonti hanno riferito di un accordo per il cessate il fuoco tra Israele e Hezbollah.
Lo sviluppo arriva poco dopo l’annullamento improvviso dei colloqui di follow-up tra USA e Iran previsti per oggi in Svizzera, alimentando incertezza sulla possibilità di trasformare l’accordo provvisorio in una pace duratura. Il ministero degli Esteri svizzero ha confermato che i colloqui non si sarebbero tenuti come previsto, e la Casa Bianca ha reso noto che il vicepresidente JD Vance non si sarebbe recato in Svizzera, citando questioni logistiche irrisolte.
L’accordo preliminare USA-Iran prevede, oltre alla cessazione delle ostilità, il ripristino della navigazione commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz – cruciale per circa un quinto delle spedizioni globali di petrolio – e la revoca del blocco navale americano sui porti iraniani.
Le vicende geopolitiche di venerdì fanno seguito agli annunci sui tassi di interesse da parte della Banca del Giappone, Banca d’Inghilterra e Federal Reserve, dopo che la scorsa settimana la BCE aveva alzato i tassi di 25 punti base per la prima volta dal 2023.
In particolare, come previsto, la BoJ ha alzato i tassi di interesse di 25 punti base e ha dichiarato di voler continuare a inasprire la politica monetaria di fronte a un’inflazione persistente.
In linea con le aspettative, la BoE ha mantenuto i tassi d’interesse al 3,75%, come già fatto dall’inizio della guerra tra Stati Uniti e Iran, ritenendo prematuro aumentarli ora, data l’incertezza sull’entità delle pressioni inflazionistiche. La decisione è stata votata con una maggioranza di 7 a 2. Il membro esterno Megan Greene si è unita all’unico dissenziente di aprile, il capo economista Huw Pill, votando per un aumento immediato del tasso di riferimento al 4%, citando le prospettive instabili dei prezzi nonostante la recente tregua tra Stati Uniti e Iran.
Altrettanto prevista la mossa della FED che, ora sotto la guida del suo nuovo presidente Warsh, ha approvato per la quarta volta consecutiva di mantenere l’intervallo obiettivo per il tasso sui fondi federali tra il 3,5% e il 3,75%.
Nonostante il voto unanime sul tasso sui fondi federali, il dot plot ha mostrato una spaccatura netta: nove dei 19 membri del comitato prevedono almeno un rialzo di un quarto di punto quest’anno, di cui sei ne ipotizzano almeno due, mentre altri otto ritengono che i tassi debbano restare invariati e uno solo prevede un taglio. Tre mesi fa nessuno dei membri prevedeva la necessità di un aumento. Confermata poi la speculazione circolata alla vigilia del meeting: Warsh non ha presentato una propria proiezione sui tassi.
I policymaker della FED hanno apportato diverse modifiche alle previsioni economiche pubblicate a marzo, poco dopo l’inizio del conflitto in Medio Oriente. La previsione mediana per l’inflazione 2026 è balzata al 3,6% dal 2,7%. Anche la previsione per l’inflazione core nel 2026, che esclude le volatili categorie di cibo ed energia, è aumentata, passando dal 2,7% al 3,3%. Inoltre, è stata abbassata la previsione mediana di crescita (PIL) per il 2026 al 2,2%, dal 2,4% previsto a marzo, e così pure quella sulla disoccupazione che a fine 2026 è ora al 4,3%, dal 4,4% stimato in precedenza.
Sul fronte macroeconomico, nell’Area Euro i prezzi al consumo di maggio segnano un +3,2% su base tendenziale, in linea con la stima preliminare e dopo il +3% del mese precedente. L’inflazione core, depurata dalle componenti più volatili quali cibi freschi, energia, alcool e tabacco, evidenzia una crescita del 2,3% su base annua, in linea alla stima preliminare e dopo il +2,1% del mese precedente.
Guardando alla sola Italia, a maggio 2026 l’inflazione sale a +3,2% su base annua (da +2,7% di aprile), confermando la stima preliminare. L’accelerazione, spiega Istat, risente essenzialmente delle tensioni sui prezzi dei Beni energetici non regolamentati (da +9,6% a +12,5%), degli Energetici regolamentati (da +5,3% a +5,6%), dei Servizi relativi ai trasporti (da +0,6% a +1,7%) e dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +2,6% a +3,0%). Un effetto di freno alla dinamica dell’inflazione si deve invece ai prezzi dei Beni alimentari, la cui decelerazione si riflette anche sulla dinamica dei prezzi del “carrello della spesa” (da +2,3% a +1,9%).
Rimanendo nella Penisola oggi si è concluso il collocamento della prima emissione del BTP Italia Sì con 8,84 miliardi di euro raccolti e 281.140 contratti registrati. Il tasso minimo garantito definitivo del titolo è confermato sul livello annunciato lo scorso 12 giugno, all’1,60% più il tasso di inflazione nazionale. Il titolo ha data di godimento 23 giugno 2026 e scadenza 23 giugno 2031.
I principali indici
Chiusura in calo venerdì per le principali Borse europee con l’eccezione di Milano. Chiusa invece la Borsa di New York per il Juneteenth. Francoforte ha chiuso sulla parità a -0,03%, Parigi a -0,55% e Londra -0,32%, Amsterdam -0,30% e Madrid -0,29%.
Lieve aumento per la Borsa di Milano, che mostra sul FTSE MIB un rialzo dello 0,31%, proseguendo la serie positiva iniziata l’11 di questo mese; sulla stessa linea, lieve aumento per il FTSE Italia All-Share, che si porta a 55.609 punti. In lieve ribasso il FTSE Italia Mid Cap (-0,25%); come pure, in frazionale calo il FTSE Italia Star (-0,43%).
I titoli di Piazza Affari
Tra i best performers delle blue chips di Milano, in evidenza Prysmian (+3,69%), Fincantieri (+3,39%), ENI (+2,37%) e Saipem (+2,37%).
I più forti ribassi, invece, si sono verificati su Brunello Cucinelli, che ha archiviato la seduta a -3,55%. Scivola Ferrari, con un netto svantaggio dell’1,87%. In rosso Moncler, che evidenzia un deciso ribasso dell’1,75%. Spicca la prestazione negativa di Inwit, che scende dell’1,62%.
Al Top tra le azioni italiane a media capitalizzazione, BFF Bank (+3,17%), OVS (+3,05%), El.En (+2,97%) e Pharmanutra (+2,62%).
Le peggiori performance, invece, si sono registrate su Reply, che ha chiuso a -6,05%. Italmobiliare scende del 2,20%. Calo deciso per Sesa, che segna un -1,96%. Sotto pressione WIIT, con un forte ribasso dell’1,95%.
Orientamento più restrittivo da parte delle banche centrali, un’analisi di Barclays
Negli ultimi giorni, più banchieri centrali hanno spesso citato le pressioni sui prezzi legate alla guerra in Iran come fattore determinante nella calibrazione dei costi di finanziamento.
Secondo gli analisti di Barclays, un orientamento più restrittivo da parte di numerose banche centrali suggerisce che i responsabili delle politiche monetarie stiano dando priorità alla lotta all’inflazione, rischiando di indebolire il supporto di liquidità per il mercato azionario rialzista.
Nel complesso, le mosse hanno segnato “un chiaro cambiamento nel contesto della politica monetaria globale”, hanno affermato gli analisti, tra cui Emmanuel Cau, in una nota.
“Dopo un prolungato periodo di tagli sincronizzati dei tassi nel mondo occidentale, il vento favorevole dell’allentamento monetario è alle nostre spalle. Allo stesso tempo, l’incertezza sulla funzione di reazione delle banche centrali, in particolare sull’equilibrio tra rischi di crescita e di inflazione, potrebbe contribuire a una maggiore volatilità del mercato obbligazionario”, hanno argomentato gli analisti.
In particolare, se la Fed dovesse spostarsi “in modo più deciso” verso l’enfasi sull’inflazione e passare a una nuova fase di inasprimento, “inizierebbe a comprimere la liquidità e a indebolire un pilastro fondamentale del supporto che ha sostenuto i rendimenti rialzisti del mercato azionario negli ultimi due anni”, ha avvertito Barclays.