Investimenti: meglio abbandonare la strategia del timing e fare la formica

Secondo gli esperti di ING seguire una strategia legata alle tempistiche di ingresso e uscita da un investimento paga meno che investire un certo importo a cadenza fissa su base mensile

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Redazione

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Un investitore inesperto potrebbe trarre più profitto investendo a cadenze fisse una data cifra, come una formichina, piuttosto che seguendo una strategia legata al timing di ingresso e uscita da un dato asset, che si rivela spesso fallimentare. Lo rivela una ricerca i ING, che mette a nudo tutte le difficoltà di fare market timing: un esempio è rappresentato dal calo dell’oro registrato a marzo (-10%) dopo ripetuti record storici e a dispetto del persistere di tensioni e rischi geopolitici.

“Gli investitori che hanno visto nella guerra il momento giusto per investire in azioni della difesa o nell’oro sono rimasti delusi”, sottolinea Jacco de Winter, Knowledge Manager di ING Investment Office, ricordando che l’indice  MSCI World Aerospace & Defence ha raggiunto il suo massimo lunedì 2 marzo, il primo giorno di contrattazioni dopo lo scoppio della guerra, per poi ripiegare. Lo stesso è accaduto per l’oro, che ha toccato un picco il 2 marzo e da allora è sceso di oltre il 10%.

Comprare sulle aspettative

Secondo l’esperto il problema risiede in un noto adagio di Borsa “buy the rumor, sell the news”. Gli investitori, infatti, non reagiscono tanto alla notizia in sé, quanto alle aspettative che la precedono, e così i prezzi si muovono soprattutto in base alle aspettative, non agli eventi. Le azioni della difesa, ad esempio, avevano già registrato forti rialzi da tempo, grazie ai piani dei Paesi NATO di aumentare in modo significativo la spesa per la difesa e l’avvio delle ostilità in Iran non ha fatto che confermare questa intuizione, consigliando agli investitori di realizzare i profitti. Un meccanismo simile vale anche per l’oro, laddove le tensioni geopolitiche non sono emerse all’improvviso, ma si sono intensificate.

Il principio del “buy the rumor” si osserva spesso anche nei singoli titoli. Nvidia, ad esempio, è salita molto negli ultimi anni, non tanto grazie ai risultati trimestrali – pur molto solidi – quanto al fatto che gli investitori li avevano già anticipati ed il giorno successivo alla pubblicazione dei risultati, il prezzo del titolo scendeva spesso.

Perché il timing è così difficile

Questa è una lezione importante per chi inizia a investire. Intuitivamente, può sembrare logico acquistare azioni della difesa quando scoppia una guerra, ma proprio in quel momento spesso è già troppo tardi. Le breaking news o la conferma di un’aspettativa si rivelano più spesso un punto di uscita che di ingresso. Ma questo presuppone di avere già i titoli in portafoglio. A posteriori tutto sembra semplice, ma nella pratica raramente lo è.

Lo stesso vale per gli investitori che credono di poter evitare una correzione di mercato uscendo “in tempo”. Ma chi riesce davvero a vendere sui massimi e poi a rientrare esattamente sui minimi? Dal punto di vista storico, gli investitori hanno perso più rendimento cercando di anticipare le correzioni che a causa delle correzioni stesse.

E allora cosa conviene fare?

Chi tende invece a beneficiarne quando si prova a fare market timing? Solo il broker trae beneficio dal timing, incassando le commissioni sulle operazioni di acquisto e vendita, spesso inutili con il senno di poi. Per questo è generalmente sensato rimanere investiti e fare dell’investimento regolare un’abitudine, versando ogni mese un importo fisso lo stesso giorno. In questo modo si investe talvolta a livelli più alti e talvolta a livelli più bassi, ma nel lungo periodo raramente nel momento sbagliato.

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