Dollaro USA: status di valuta di riserva a rischio?

La view di di Capital Group nella view di Jens Søndergaard, analista valutario

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Redazione

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Il dollaro USA gioca un ruolo complesso nel sistema finanziario globale: funge, infatti, da mezzo di scambio, asset di riserva e bene rifugio. Ognuna di queste funzioni è profondamente radicata nella fiducia istituzionale, nell’infrastruttura di mercato e nei precedenti storici, rendendo qualsiasi sfida al dominio del dollaro un processo complesso e graduale. Occorrerebbero non solo cambiamenti economici, ma anche una riconfigurazione della fiducia globale, della solidità istituzionale e dell’infrastruttura del mercato dei capitali.  Lo spiega Jens Søndergaard, Analista valutario di Capital Group.

Dollaro USA: status di valuta di riserva a rischio?

Sebbene il dollaro – spiega l’esperto – continui a mantenere un ruolo predominante, stanno emergendo, diversi rischi strutturali e politici che potrebbero erodere gradualmente il suo status; tra questi, la frammentazione geopolitica, le rivoluzioni tecnologiche, la perdita di credibilità e l’imprudenza fiscale.

Gli sviluppi del mercato hanno scatenato un dibattito sul fatto che si stiano iniziando a vedere i primi segnali di de-dollarizzazione. Le politiche sui dazi e i tagli delle imposte avrebbero dovuto rafforzare il dollaro riducendo le importazioni e la domanda di valuta estera ma, contrariamente alle aspettative, la valuta si è fortemente indebolita. Il calo inaspettato del biglietto verde ha acceso le preoccupazioni sulla sostenibilità a lungo termine del suo status di valuta di riserva.

La view di Capital Group

Tuttavia, il quadro è più articolato. Se, infatti, gli investitori stessero davvero rifiutando lo status di riserva del dollaro, ci aspetteremmo un sell-off più ampio degli asset statunitensi; i titoli azionari statunitensi, invece, rimangono a livelli prossimi ai massimi storici, gli spread creditizi sono contratti e non risulta un premio per il rischio significativo nei mercati americani nel loro complesso.

Sul breve termine, ci aspettiamo che la convergenza nei tassi di crescita tra Stati Uniti ed Europa possa portare a una divergenza di politiche che ridurrà ulteriormente il vantaggio in termini di rendimento reale del dollaro USA. Un’ulteriore convergenza dei tassi reali implicherebbe ulteriore debolezza per il dollaro nel 2026.

Sul lungo termine, la domanda è: esiste un’alternativa valida al dollaro? Mentre le banche centrali si stanno gradualmente allontanando dal Biglietto verde, il processo procede a un ritmo lento. La realtà è che poche valute, attualmente, possono offrire la stessa profondità, stabilità e accettazione a livello globale di quella statunitense.

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