Btp oltre il 4%, conviene comprarli ora? Rendimenti e aste di settembre 2026

Il decennale italiano rende circa il 4,21%, ai massimi da oltre due anni, mentre il Tesoro prepara cinque nuove aste. Le opportunità per i risparmiatori e i rischi di acquistare prima delle decisioni di Bce e Fed.

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Donatella Maisto

Esperta in digital trasformation

Dopo 20 anni nel legal e hr, si occupa di informazione, ricerca e sviluppo. Esperta in digital transformation, tecnologie emergenti e standard internazionali per la sostenibilità, segue l’Innovation Hub della Camera di Commercio italiana per la Svizzera. MIT Alumni.

Il rendimento del Btp decennale resta sopra il 4,2%, vicino ai livelli più alti da oltre due anni. Per i risparmiatori italiani torna, quindi, una domanda già emersa durante le precedenti fasi di rialzo dei tassi: conviene comprare Btp adesso oppure è preferibile aspettare?

Il movimento non riguarda soltanto l’Italia. La nuova corsa del petrolio, le pressioni sull’inflazione e il timore di ulteriori rialzi dei tassi hanno provocato vendite sui titoli di Stato di numerosi Paesi. Quando un’obbligazione viene venduta, il suo prezzo scende e il rendimento offerto a chi la acquista aumenta.

Nelle prime ore di oggi, 3 settembre, il decennale italiano rendeva circa il 4,21%, contro il 3,94% di un mese prima e il 3,64% di un anno prima. Il Bund tedesco si attestava intorno al 3,37%, lasciando lo spread vicino a 84 punti base.

Perché i rendimenti dei Btp stanno aumentando

La causa principale è il ritorno del rischio inflazione. Il Brent, dopo aver raggiunto quasi 97 dollari, è tornato intorno ai 95 dollari al barile. La lieve discesa riflette l’assenza di nuovi attacchi confermati nelle ultime ore, ma le tensioni tra Stati Uniti e Iran e la riduzione dei transiti nello Stretto di Hormuz mantengono elevati i rischi per l’offerta e per i prezzi.

Il Treasury statunitense decennale, dopo aver sfiorato il 4,82%, è sceso verso il 4,77%. Il Bund tedesco resta sui massimi da 15 anni, mentre il titolo giapponese a dieci anni ha superato il 3% per la prima volta dal 1996.

In questo contesto anche l’Italia deve offrire rendimenti più elevati per collocare il proprio debito. Nonostante il rialzo, lo spread Btp-Bund resta relativamente contenuto. Il movimento dipende, quindi, soprattutto, dall’aumento generale dei rendimenti internazionali e non, almeno per ora, da una crisi specifica di fiducia verso l’Italia.

Btp al 4,21%: quanto si guadagna realmente

Il rendimento del 4,21% non coincide necessariamente con la cedola pagata da ogni Btp. È il rendimento lordo annualizzato del titolo decennale di riferimento, calcolato considerando il prezzo di acquisto, le cedole e il valore rimborsato alla scadenza.

Applicando soltanto la tassazione agevolata del 12,5%, un rendimento lordo del 4,21% corrisponde, in termini puramente indicativi, a circa il 3,68% netto fiscale. Dal risultato devono poi essere sottratti l’imposta di bollo dello 0,2%, le eventuali commissioni e i costi del conto titoli.

Su 10mila euro il rendimento annualizzato netto fiscale sarebbe teoricamente vicino a 368 euro. Questa cifra non coincide necessariamente con quanto viene incassato ogni anno: una parte del rendimento può derivare dalle cedole e una parte dalla differenza tra prezzo di acquisto e valore rimborsato alla scadenza.

Le quotazioni e i rendimenti dei singoli titoli possono essere verificati nell’elenco dei Btp negoziati su Borsa Italiana.

Conviene comprare Btp adesso?

I rendimenti più elevati rendono i Btp maggiormente interessanti rispetto ai mesi precedenti, soprattutto per chi cerca entrate periodiche e può mantenere il titolo fino al rimborso. In questo caso le oscillazioni intermedie del prezzo assumono un’importanza minore.

Il rischio è acquistare troppo presto. Se petrolio e inflazione continuassero a salire, oppure Bce e Fed decidessero nuovi rialzi dei tassi, i rendimenti potrebbero aumentare ancora. Di conseguenza, il prezzo dei Btp già acquistati scenderebbe.

Il problema è maggiore per i titoli con scadenze molto lunghe, generalmente più sensibili alle variazioni dei tassi. Chi pensa di poter avere bisogno del capitale prima della scadenza deve, quindi, considerare la possibilità di vendere in perdita.

Una possibile strategia prudenziale consiste nel distribuire l’investimento tra più scadenze o procedere gradualmente, evitando di concentrare tutto il capitale su un unico titolo e in una sola giornata. La convenienza dipende dall’orizzonte temporale, dagli obiettivi e dalla capacità di sopportare oscillazioni.

Aste Bot e Btp di settembre 2026: tutte le date

Il calendario del Dipartimento del Tesoro prevede cinque appuntamenti:

Scadenze, cedole e importi saranno precisati dal Mef nei singoli comunicati. Il primo annuncio è atteso il 4 settembre per l’asta Bot del 9 settembre.

In asta si acquistano titoli di nuova emissione o ulteriori tranche attraverso una banca o un intermediario abilitato. Sul mercato secondario è, invece, possibile scegliere immediatamente tra i Btp già in circolazione, confrontandone prezzo, cedola, scadenza e rendimento effettivo.

Tassazione, Isee e successione

Bot e Btp beneficiano di un’imposta agevolata del 12,5%, inferiore al 26% applicato alla maggior parte degli altri redditi finanziari. I titoli di Stato italiani sono, inoltre, esenti dall’imposta di successione.

Fino a un valore complessivo di 50mila euro per nucleo familiare, titoli di Stato e prodotti di risparmio garantiti dallo Stato sono esclusi dal patrimonio mobiliare considerato ai fini dell’Isee. Restano, invece, dovuti il bollo dello 0,2% sul deposito titoli e gli eventuali costi applicati dall’intermediario.

Con rendimenti superiori al 4%, i Btp tornano, quindi, competitivi, ma il rendimento più alto non è privo di rischi. La scelta più prudente resta collegare la scadenza del titolo al momento in cui si prevede di utilizzare il capitale, senza basarsi esclusivamente sulla cedola o sul rendimento del giorno.

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