Il rialzo dei tassi deciso dalla BCE a giugno non si traduce, almeno nei primi dati disponibili, in un nuovo aumento del costo complessivo dei mutui casa. A giugno 2026 il Taeg sui nuovi finanziamenti alle famiglie per l’acquisto di abitazioni si è attestato al 3,95%, appena sotto il 3,96% registrato a maggio. Contemporaneamente i prestiti alle famiglie hanno accelerato al +2,7% su base annua, dal +2,6% del mese precedente.
È la fotografia che emerge dal nuovo rapporto “Banche e moneta: serie nazionali” della Banca d’Italia, pubblicato oggi, con riferimento a giugno 2026.
Il quadro è, però, meno uniforme di quanto suggerisca il dato complessivo. I prestiti al settore privato accelerano al 3,3% dal 3,1% di maggio, ma mentre cresce il credito alle famiglie, quello alle imprese rallenta. E, soprattutto, resta molto elevato il costo del credito al consumo, con un Taeg ancora sopra il 10%.
Mutui al 3,95%: cosa succede dopo il rialzo Bce
Il dato più immediato per le famiglie riguarda la casa. A maggio il Taeg sui nuovi mutui aveva raggiunto il 3,96%, in aumento dal 3,91% di aprile. QuiFinanza aveva già analizzato il rialzo del Taeg dei mutui vicino alla soglia del 4%.
A giugno la tendenza si interrompe, almeno marginalmente: il Taeg passa al 3,95%.
La variazione di un centesimo è troppo contenuta per parlare di una vera diminuzione del costo dei mutui, ma il dato è significativo perché giugno è il primo mese che incorpora, sia pure soltanto nella sua seconda parte, il rialzo dei tassi BCE entrato in vigore il 17 giugno. Il tasso sui depositi è stato portato al 2,25%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,40% e il tasso sulle operazioni marginali al 2,65%.
Il trasferimento delle decisioni di politica monetaria sui finanziamenti bancari non è, comunque, immediato né uniforme. La BCE, nella riunione successiva di luglio, ha poi lasciato invariati i tassi. QuiFinanza ha spiegato cosa comporta questa situazione nel confronto tra mutuo a tasso fisso e variabile dopo le ultime decisioni BCE.
Bankitalia segnala, inoltre, che la quota dei nuovi mutui con un periodo iniziale di determinazione del tasso fino a un anno è salita al 19,9%, dal 18,7% di maggio.
Prestiti alle famiglie in crescita del 2,7%
Il secondo segnale arriva dai volumi di credito. A giugno i prestiti al settore privato, corretti secondo la metodologia armonizzata dell’Eurosistema, sono aumentati del 3,3% sui dodici mesi, accelerando rispetto al 3,1% di maggio.
Per le famiglie la crescita passa dal 2,6% al 2,7%.
Il dato indica che il credito continua a espandersi nonostante il livello dei tassi resti sensibilmente superiore a quello osservato prima della fase di restrizione monetaria.
Non significa, però, automaticamente che ottenere un prestito sia diventato più facile. Volumi erogati, criteri con cui le banche concedono credito e costo sostenuto dal cliente sono variabili differenti. Proprio nei mesi precedenti la Banca d’Italia aveva segnalato condizioni di offerta più prudenti.
Credito al consumo ancora sopra il 10%
La differenza diventa evidente guardando al credito al consumo.
A giugno il Taeg sulle nuove erogazioni scende dal 10,37% al 10,33%. Anche qui il movimento è minimo e, soprattutto, non cambia la sostanza: finanziare acquisti attraverso il credito al consumo continua a costare molto più di un mutuo immobiliare.
Per una famiglia che deve finanziare un’auto, una spesa importante o altri consumi, quindi, il costo del denaro resta elevato nonostante la lieve flessione registrata nel mese.
È uno dei dati più importanti del rapporto proprio perché mostra quanto sia diversa la trasmissione dei tassi a seconda del tipo di finanziamento.
Prestiti alle imprese rallentano al 3,2%
Famiglie e imprese prendono, inoltre, direzioni leggermente differenti.
I finanziamenti alle società non finanziarie crescono del 3,2% su base annua, ma rallentano rispetto al +3,5% registrato a maggio.
Sul fronte dei nuovi prestiti il tasso medio pagato dalle imprese aumenta leggermente, passando dal 3,67% al 3,70%.
La dimensione del finanziamento continua a fare una differenza rilevante: per gli importi fino a un milione di euro il tasso è del 4,38%, mentre per quelli superiori al milione scende al 3,36%.
Per le piccole e medie imprese, che più frequentemente ricorrono a finanziamenti di importo contenuto, il costo del credito rimane, quindi, sensibilmente superiore a quello applicato alle operazioni più grandi.
Depositi in crescita, ma il rendimento medio resta allo 0,67%
Il rapporto Bankitalia consente di osservare anche l’altra faccia del rapporto tra cliente e banca: quanto viene riconosciuto sui soldi depositati.
A giugno i depositi del settore privato aumentano del 2,8% su base annua, dal 2,7% di maggio. Accelera, soprattutto, la raccolta obbligazionaria bancaria, che passa dal +4,1% al +6%.
Il tasso passivo medio sul complesso dei depositi sale invece soltanto dallo 0,65% allo 0,67%.
Il confronto resta netto: il costo medio delle nuove operazioni di credito è decisamente superiore alla remunerazione riconosciuta sulla liquidità depositata, anche se naturalmente si tratta di prodotti con caratteristiche, rischi e durate differenti.
Cosa dicono davvero i nuovi dati Bankitalia
La fotografia di giugno restituisce, quindi, un mercato del credito che continua a crescere senza un’immediata nuova impennata dei mutui.
I prestiti complessivi accelerano al 3,3%, quelli alle famiglie arrivano al 2,7% e il Taeg sui nuovi mutui resta sostanzialmente stabile al 3,95%. Sul fronte opposto, i finanziamenti alle imprese rallentano e il credito al consumo rimane costoso, con un Taeg del 10,33%.
Per chi deve acquistare casa il dato di giugno è, quindi, moderatamente favorevole, ma non rappresenta ancora un’inversione di tendenza dei tassi: un movimento di appena un centesimo non basta per indicare una discesa strutturale.
Il punto da osservare nei prossimi mesi sarà, piuttosto, quanto e con quali tempi il rialzo BCE di giugno finirà per trasferirsi sui nuovi finanziamenti bancari. Per famiglie e imprese sarà proprio il costo effettivo del credito, più che la crescita complessiva dei prestiti, a determinare l’impatto reale delle prossime mosse della politica monetaria.