L’Unione europea prepara un piano per contenere il costo di luce e gas. Ma al centro del braccio di ferro politico c’è un meccanismo poco conosciuto: l’Ets.
È sulla conferma o la riforma di questo sistema che si gioca la partita decisiva per le bollette energetiche. L’Italia chiede una revisione urgente del meccanismo, ma è sola.
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Cos’è l’Ets
Il tema dell’Ets sarà sul tavolo del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo a Bruxelles, convocato anche per affrontare l’impatto della crisi in Medio Oriente sui mercati energetici, dopo lo scoppio della guerra in Iran e la crisi dello Stretto di Hormuz.
L’Ets (Emission Trading System) è il sistema europeo di scambio di quote di emissione di CO₂. In pratica funziona così: si stabilisce un tetto totale di emissioni per settori strategici come industria, energia e aviazione e le varie aziende ricevono oppure comprano delle quote che permettono loro di inquinare emettendo una certa quantità di CO₂. Se un’azienda inquina meno del consentito, può vendere le quote in eccesso ad altre aziende. Se supera le emissioni consentite, deve comprare quote extra o pagare multe.
Il sistema Ets non introduce nulla di straordinariamente innovativo: il sistema delle quote è stato preso a prestito da quello che da tempo avviene sullo scacchiere geopolitico con le quote di inquinamento dei vari Stati. Anche gli Stati, o i gruppi di Stati, fissano un limite totale di emissioni ed anche in quel caso possono esistere quote o permessi di inquinamento.
Ma le quote per inquinare vengono anche utilizzate dalle aziende: Tesla, per fare un esempio, vende sistematicamente le proprie quote di inquinamento alle aziende competitor, incassando miliardi su miliardi.
Nel nostro caso la differenza è questa: il meccanismo europeo Ets è uno scambio tra aziende e il tetto è deciso da Bruxelles. Dare un prezzo alla CO2, nelle intenzioni europee, dovrebbe incentivare la transizione energetica.
Perché incide sulle bollette
Il problema, evidenziato soprattutto dall’Italia, è che questo meccanismo si riflette direttamente sul costo dell’elettricità. Le centrali termoelettriche, che producono energia da fonti fossili, devono acquistare quote di emissione. Questo costo viene poi trasferito lungo la filiera fino ai consumatori finali. E la bolletta cresce.
La posizione dell’Italia: sospendere l’Ets
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha chiesto una sospensione urgente del sistema per la produzione elettrica da fonti termiche, almeno fino a quando i prezzi delle materie prime energetiche non torneranno su livelli più stabili.
Anche il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha parlato di un possibile “effetto boomerang”: uno strumento nato per ridurre le emissioni che, in questa fase, rischia di produrre effetti opposti, penalizzando imprese e consumatori.
La Commissione europea ha già annunciato interventi correttivi, con la lettera della presidente Ursula von der Leyen che ha aperto a rendere “più realistica” la traiettoria della decarbonizzazione, ascoltando le preoccupazioni dell’industria. Ma l’idea di smantellare del tutto l’Ets o di congelarlo non è presa in considerazione.
La Commissione europea sta lavorando a un pacchetto di misure con l’obiettivo dichiarato di ridurre la pressione su famiglie e imprese. Tra le opzioni allo studio ci sono maggiore flessibilità sugli aiuti di Stato, possibili sgravi sulle bollette elettriche e un’accelerazione sulle rinnovabili.