Lo avevamo anticipato ed è successo: i dazi di Donald Trump, bocciati dalla Corte Suprema, sono stati bloccati nella loro attuazione. La U.S. Customs and Border Protection, l’agenzia federale che si occupa di dogane e confini, ha annunciato lo stop alla riscossione materiale delle tariffe mercantili a partire dalla mezzanotte di martedì 24 febbraio, corrispondenti alle 6 in Italia.
Uno “schiaffo” che ci ricorda quanto i poteri del presidente statunitense siano nei fatti molto limitati dagli apparati federali, in primis il Congresso. Il tycoon però non accenna ad arrendersi e prepara l’appello a una legge diversa per imporre il nuovo dazio globale del 15%. Il monito della presidente della Bce, Christine Lagarde: “Il mondo ha bisogno di regole chiare”.
Perché gli Usa hanno annullato i dazi di Trump
La mossa dell’agenzia statunitense delle dogane, diretta emanazione del Dipartimento della Sicurezza interna, si è resa necessaria dopo che la Corte Suprema ha dichiarato “illegali” i dazi imposti dall’inquilino della Casa Bianca ai sensi dell’International Emergency Economic Powers Act (Ieepa).
Al momento i funzionari americani non hanno rilasciato informazioni sui possibili rimborsi per gli importatori colpiti dalle tariffe doganali. E ha aggiunto una postilla ancora più importante: la sospensione dei “primi” dazi non incide sugli altri già annunciati da Trump.
La Corte Suprema, come ampiamente annunciato, ha bloccato i dazi di Donald Trump in quanto la legge da lui presa a riferimento “non autorizza il presidente a imporre tariffe“. Il testo parla genericamente di “sanctions”, non di dazi duri e puri che in ogni caso vanno confermati dal Congresso.
“No surprises”, canterebbero i Radiohead. L’International Emergency Economic Powers Act conferisce infatti al presidente il potere di “regolamentare” il commercio in risposta a un’emergenza. Anche qui, apriti cielo: il concetto di “emergenza” nazionale è opinabile e gli apparati tendono a non farlo decidere a un uomo solo al comando.
Trump è già pronto a imporre nuovi dazi: ecco come
La sospensione della riscossione dei dazi legati alla legge Ieepa è coincisa con l’imposizione da parte di Trump di un nuovo dazio globale del 15%. Si dice che perseverare è diabolico, ma stavolta il presidente americano fa riferimento a un’altra legge di mezzo secolo fa, tentando di aumentare la pressione sui supremi giudici e portare avanti il proprio programma di ritiro geopolitico nel proprio emisfero.
La nuova legge citata da Trump per imporre nuove tariffe generalizzate del 15% (per questo vengono definite “globali”) è la Sezione 122 del Trade Act del 1974, che nessun presidente prima di lui aveva mai invocato. Figurarsi.
Questa famigerata Sezione 122 ha però dei limiti. Il presidente può aumentare i dazi doganali solo al 15% e mantenerli in vigore solo per 150 giorni (ecco spiegati i numeri che leggete da giorni), a meno che il Congresso non li estenda. Inoltre, le tariffe possono essere comminate solo per affrontare una serie limitata di questioni, tra cui il deficit commerciale.
Trump ha poi promesso di fare ricorso a una disposizione separata della stessa legge del 1974, nota come Sezione 301. In questo caso il capo del governo Usa è autorizzato a imporre tariffe in risposta a “pratiche commerciali sleali“, stabilite a seguito di un’indagine federale. E, dunque, gli apparati potrebbero ancora una volta mettersi di traverso.
Il vero pericolo dei dazi di Trump: l’incertezza dei mercati
Che i dazi imposti da Trump o da qualunque altro presidente siano destinati prima o poi a “cadere” lo avevamo anticipato un anno fa. Per “semplici” vincoli strategici che gli Stati Uniti non possono permettersi di ignorare, per quanto stanchi e arrabbiati possano essere con i satelliti come i Paesi europei.
In quanto unione economica e non geopolitica, l’Ue ragiona in termini negoziali con l’amministrazione americana. E tramite la Commissione chiede a Trump il rispetto dei patti: “Un accordo è un accordo”. Ma gli Usa sono l’impero e l’Europa l’insieme delle sue province importanti.
Senza contare che il tycoon agita lo spettro dei dazi come leva negoziale per ottenere concessioni su altri dossier. Partecipazione materiale alla difesa e alla ricostruzione dell’Ucraina, per dirne una, ma anche riarmo in lunga vista di un futuro intervento militare nell’Indopacifico.
Al netto di tutto ciò la presidente della Bce, Christine Lagarde, si è associata all’appello di Bruxelles. “Il mondo ha bisogno di chiarezza sul futuro delle relazioni commerciali” con gli Stati Uniti.
Le mosse di Trump impattano infatti in modo notevole sulla fiducia dei mercati e sulla tenuta delle Pmi. Tanto che anche l’Italia ha convocato una “task force” del Sistema Paese per valutare il da farsi.