Il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha annunciato durante il question time alla Camera la definizione di un “bando tipo” per le concessioni balneari. Si tratta di uno strumento che dovrebbe fornire alle amministrazioni locali linee guida omogenee per gestire le gare pubbliche imposte dalla direttiva europea Bolkestein. Il provvedimento, inserito nel decreto-legge Infrastrutture, sarà adottato entro la fine di marzo.
Un annuncio che arriva in un clima di preoccupazione tra gli operatori del comparto, chiamati a confrontarsi con una scadenza rinviata molte volte e ormai inevitabile. Entro il 30 settembre 2027, infatti, si dovrà procedere al rinnovo delle concessioni, mettendo fine a decenni di gestioni familiari spesso tramandate di padre in figlio senza alcuna procedura concorsuale.
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Cosa prevede il bando-tipo
Il modello di bando messo a punto dal Mit punta a contemperare due esigenze apparentemente contrastanti: da un lato l’obbligo di liberalizzare il settore imposto dall’Europa, dall’altro la tutela delle piccole imprese che da sempre caratterizzano il litorale italiano. Salvini alla Camera ha affermato:
In vista dei nuovi affidamenti delle concessioni balneari chiesti dalla Ue, per evitare che i grandi mangino i piccoli, abbiamo lavorato a un bando tipo per le concessioni balneari, che dovrà essere bollinato domani e adottato entro fine marzo. Prevede la suddivisione in lotti delle concessioni e la partecipazione delle microimprese, perché le spiagge non finiscano in mano ai grandi gruppi e agli stranieri.
Il cuore della proposta riguarda i criteri premiali, che dovrebbero valorizzare l’esperienza maturata sul campo. Verranno privilegiati gli operatori in grado di dimostrare una comprovata esperienza nel settore, di garantire stabilità occupazionale ai lavoratori, di investire sul territorio valorizzandone le specificità culturali ed enogastronomiche e di assicurare l’accessibilità delle aree alle persone con disabilità.
La questione indennizzi e lo scontro con Bruxelles
Altro nodo da risolvere riguarda la gestione degli indennizzi per gli investimenti non ammortizzati dai concessionari uscenti. Il principio, già previsto dalla legge sulla concorrenza del 2022, stabilisce che chi ha investito risorse proprie per migliorare la struttura debba essere adeguatamente compensato in caso di mancato rinnovo.
Proprio su questo punto, però, si è aperto un fronte di tensione con la Commissione europea. Salvini ha affermato:
Nel momento in cui abbiamo cercato di dare corpo e anima a queste parole, ci siamo sentiti dire dalla Commissione europea che l’indennizzo di per sé altera la concorrenza. Questo non significa ledere la concorrenza, ma garantire continuità alle imprese e a dare regole certe al settore.
A dare la dimensione della posta in gioco sono i numeri: oltre 60.000 addetti, 7.244 stabilimenti e 12.166 concessioni su tutto il territorio nazionale. Un patrimonio economico e turistico che vale miliardi di euro e rappresenta uno dei biglietti da visita dell’Italia nel mondo.
L’ombra dell’ennesima proroga
Nelle scorse settimane erano stati registrati tentativi di rinviare ulteriormente la scadenza del 2027. Due emendamenti, presentati da esponenti di Forza Italia e del gruppo Misto, proponevano di posticipare sine die l’avvio delle gare, in attesa della conclusione delle procedure di infrazione che coinvolgono Spagna e Grecia.
Intanto, con il decreto Milleproroghe, è già stata garantita agli attuali concessionari la possibilità di operare anche per l’estate 2026. Le nuove regole, salvo ulteriori colpi di scena, entrerebbero in vigore dal 1° ottobre dello stesso anno.
Sullo sfondo rimane la questione della mappatura completa delle coste italiane, condizione essenziale per stabilire quanta parte del litorale sia effettivamente sfruttabile e quanta debba invece rimanere libera. Un’incombenza che le regioni avrebbero dovuto assolvere da tempo, ma che procede a rilento, complicando ulteriormente un quadro già estremamente complesso.