Truffe online, 300mila “schiavi digitali” costretti a fare frodi: come difendersi

L’Osce descrive la trasformazione delle truffe online: non solo semplici truffatori ma vere e proprie organizzazioni internazionali

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Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

Dalle truffe online a una vera e propria tratta di esseri umani. Nel suo ultimo rapporto, l’Osce (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa) ha evidenziato come le truffe online non siano più un problema confinato ai grandi complessi del Sud-est asiatico.

Secondo il report “Trafficking into Cyber Scam Operations: Implications for the Osce Region”, il modello criminale si sta rapidamente espandendo anche in Europa, trasformando il Continente in una sorta di hub logistico per mafie digitali che mietono sempre più vittime.

Aumentano le truffe online

Circa il 40% degli Stati Osce risulta oggi colpito direttamente dal fenomeno delle truffe digitali. Le reti criminali sfruttando piattaforme come Facebook, LinkedIn e Telegram pubblicando offerte di lavoro apparentemente legittime e remunerative nel servizio clienti, nei casinò online, nel trading e nelle criptovalute.

Le offerte di lavoro includono spesso incentivi generosi, come pacchetti di ricollocamento, visti e alloggi gratuiti. Ma una volta che i candidati raggiungono la destinazione, lo scenario si trasforma in un incubo: i documenti e i cellulari vengono confiscati e le vittime si ritrovano segregate all’interno di cyber scam centres (centri di truffa informatica), sorvegliate h24 da sistemi di riconoscimento facciale e guardie armate. I falsi annunci di lavoro vengono spesso rivolti in particolare a giovani professionisti istruiti e multilingue.

Sotto la minaccia di violenze fisiche o finte richieste di risarcimento danni per fantomatici debiti, gli operatori costretti a trasformarsi in truffatori vengono fatti lavorare in turni estenuanti anche di 18 ore con un unico obiettivo: adescare utenti sul web e rubargli i soldi.

Truffe online, oltre 300mila schiavi

A marzo 2025 persone provenienti da 80 Paesi sono stati vittime di tratta e deportati in centri di truffe online in tutto il Sud-est asiatico, con una stima di oltre 300mila individui attualmente detenuti. Ma l’indagine condotta dall’Osce evidenzia come anche l’Europa orientale e sud-orientale siano sempre più a rischio. A Varsavia, ad esempio, nel gennaio 2026 è stata smantellata una rete operante in un finto call center che sfruttava cittadini ucraini. E a Skopje e Podgorica le autorità hanno scoperto basi gestite da organizzazioni transnazionali in cui decine di persone venivano forzate a impersonare magistrati o agenti di banca per frodare cittadini esteri.

Le vittime donne

Circa il 12% degli annunci analizzati presenta un targeting esplicito verso le donne, mascherato da ruoli per hostess o presentatrici di giochi online. Per le donne, lo sfruttamento è doppio: oltre ad essere obbligate a compiere truffe romantiche, in molte subiscono abusi e violenze sessuali da parte dei gestori dei centri.

Le truffe più diffuse

Le principali tipologie di frode includono:

Queste erano solo le principali tipologie, ma la capacità dei malviventi di creare sempre nuove truffe è sorprendente.

La frode è spesso poliglotta: lo stesso centro può condurre truffe sentimentali in inglese, truffe basate su compiti in russo e schemi di investimento in cinese mandarino, prendendo di mira diverse fasce demografiche fra le vittime.

Le sole truffe sentimentali sono costate alle vittime a livello globale circa 75 miliardi di dollari in quattro anni e gli ultimi dati indicano che le sole truffe legate alle criptovalute hanno generato circa 17 miliardi di dollari nel 2025.

Come difendersi

L’Osce suggerisce una strategia basata sulla prevenzione: chi cerca lavoro online deve diffidare di annunci vaghi che offrono stipendi fuori mercato, pacchetti di ricollocamento totalmente gratuiti o colloqui gestiti esclusivamente tramite app di messaggistica privata come Telegram e WhatsApp.

È fondamentale poi fare informazione tramite campagne mirate e istruzione scolastica e universitaria, soprattutto nei corsi linguistici e tecnologici. A livello istituzionale, le autorità vengono invitate a collaborare con i colossi tech e con le piattaforme di reclutamento per monitorare, intercettare e rimuovere tempestivamente le inserzioni fraudolente.

Si considera poi decisivo l’intervento della cyber-polizia, mirato a tracciare e sequestrare i wallet di criptovalute e a oscurare le infrastrutture digitali

I lavoratori, si raccomanda, non vanno trattati come criminali, ma come vittime da proteggere e riabilitare.

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