La tassa sugli extraprofitti delle compagnie energetiche non è al momento necessaria. È la posizione espressa da Sara Kelany, deputata di Fratelli d’Italia, ospite a Start di Giovanna Pancheri. Il tema è tornato al centro del dibattito dopo il price cap sui carburanti annunciato da Eni per la rete Enilive. La società ha fissato un tetto di 2,19 euro al litro per il gasolio e di 1,99 euro al litro per la benzina, con applicazione dal 28 settembre per una durata iniziale di 30 giorni. Secondo Kelany, l’intervento sul prezzo dei carburanti e le misure già adottate dal governo rendono per ora non necessario un prelievo straordinario sugli extraprofitti.
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Le parole di Sara Kelany
Kelany ha spiegato che l’Italia si è resa disponibile, insieme ad altri Stati europei, a discutere una possibile misura sugli extraprofitti a livello Ue. La deputata di Fratelli d’Italia ha però sottolineato i rischi di una misura solo nazionale. Secondo la sua posizione, un’imposta applicata soltanto in Italia potrebbe avere effetti negativi sugli investimenti e sulle scelte delle imprese. “Non c’è una preclusione ideologica”, ha detto Kelany, precisando però che al momento la tassa non sarebbe necessaria anche alla luce dell’approccio del governo contro il caro carburanti.
La parlamentare ha ricordato inoltre che il tema degli extraprofitti è già stato oggetto di valutazione da parte della Corte Costituzionale, che in passato ha dichiarato parzialmente incostituzionale una misura analoga. Per questo, ha aggiunto, occorre muoversi con prudenza.
Il tetto Eni sui carburanti
La decisione di Eni arriva in una fase di prezzi elevati per benzina e gasolio. Il tetto fissato da Enilive riguarda sia la benzina sia il diesel e sarà collegato all’agevolazione fiscale sulle accise in vigore. La durata iniziale è di 30 giorni, ma la misura potrà essere estesa fino alla fine dell’anno in base all’andamento del mercato e degli approvvigionamenti.
Per Eni, il price cap rappresenta un contributo a favore di consumatori e imprese in un contesto segnato da tensioni geopolitiche, minore disponibilità di prodotti raffinati e riduzione della capacità di raffinazione europea.
Cottarelli: “Si crea incertezza sulla tassazione”
Sulla tassa sugli extraprofitti è intervenuto anche l’economista Carlo Cottarelli, in un’intervista all’Adnkronos. Cottarelli si è detto contrario, in generale, a imposte introdotte all’improvviso sui cosiddetti extraprofitti. Secondo l’economista, la definizione di extraprofitto è complessa e può risultare arbitraria. Il rischio, ha spiegato, è penalizzare aziende che hanno ottenuto profitti più alti grazie a maggiore efficienza o riduzione dei costi. Un altro effetto possibile è l’incertezza sulla tassazione, con conseguenze sugli investimenti.
Cottarelli ha comunque distinto le situazioni ordinarie da quelle eccezionali. In presenza di una crisi profonda, misure di questo tipo possono essere considerate, ma secondo la sua valutazione l’attuale fase richiede interventi mirati verso chi è davvero in difficoltà.
Il dibattito europeo sugli extraprofitti
Il tema non riguarda solo l’Italia. In Europa cresce la pressione per valutare un nuovo prelievo sui profitti straordinari delle grandi compagnie energetiche. Italia, Germania, Spagna, Polonia, Portogallo e Austria hanno chiesto alla Commissione europea di presentare opzioni concrete da discutere in sede Ecofin. L’obiettivo sarebbe usare eventuali risorse aggiuntive per sostenere famiglie e imprese durante la fase di rincari energetici.
Nel 2022 l’Unione europea aveva già introdotto un contributo di solidarietà sui profitti eccedenti delle società fossili, nel contesto della crisi energetica seguita all’invasione russa dell’Ucraina. Secondo la ricognizione della Commissione citata dalla fonte, la misura aveva prodotto tra 2022 e 2023 oltre 28 miliardi di euro di extragettito.