Scalata MPS a Mediobanca, indagati Caltagirone, Milleri e Lovaglio per aggiotaggio

La procura di Milano contesta aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza nell’operazione che ha portato MPS a rafforzarsi in Mediobanca

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Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

La procura di Milano ha indagato l’imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone, il presidente di Luxottica Francesco Milleri e l’amministratore delegato di Monte dei Paschi di Siena Luigi Lovaglio per le ipotesi di reato di aggiotaggio e di ostacolo alle autorità di vigilanza. L’inchiesta è quella legata alla scalata di Mediobanca da parte di Monte dei Paschi di Siena. Vede al centro un presunto accordo in relazione all’offerta pubblica di scambio, che ha portato l’istituto senese ad acquisire la maggioranza di Mediobanca.

Dopo un primo momento di silenzio, Delfin e il gruppo Caltagirone hanno risposto alla notizia. Il consiglio di amministrazione di Delfin ha dichiarato la totale estraneità dei propri membri ai fatti contestati e di aver sempre agito nel pieno rispetto delle regole del mercato e delle normative vigenti. Anche il gruppo Caltagirone si è dichiarato certo dell’assoluta correttezza dell’operato dei suoi esponenti, che “hanno costantemente agito nel rispetto delle regole”.

L’inchiesta sulla scalata di Mediobanca

All’inizio dell’estate 2025, la procura di Milano ha iniziato a indagare sulla compravendita del 15% del Monte dei Paschi di Siena a:

La prima a lanciare la notizia è stata Lettera43, secondo cui l’indagine nasceva da un esposto di Unicredit, che tuttavia ha risposto di non aver presentato alcun esposto alla procura di Milano. Il dicembre precedente però Unicredit aveva cercato di partecipare all’asta, con l’intenzione di rilevare il 10% della banca, ma non aveva ottenuto alcun riscontro dall’intermediario Banca Akros, che aveva smentito la notizia data dal Financial Times, poiché un’affermazione di esclusione avrebbe suggerito un comportamento scorretto da parte della banca.

L’indagine verte sull’accordo che avrebbe portato sia all’acquisizione della quota del Monte dei Paschi di Siena del Ministero del Tesoro, sia dei pacchetti di titoli di Mediobanca.

Per gli inquirenti, gli indagati avrebbero concordato l’offerta pubblica di scambio da 13,5 miliardi di euro con la quale Monte dei Paschi di Siena ha conquistato il controllo di Mediobanca (primo azionista con il 13,2% di Generali), della quale Caltagirone e Milleri già possiedono quote significative.

Cosa viene contestato?

All’imprenditore Caltagirone verrebbe quindi contestato di aver taciuto il rapporto tra il proprio gruppo e la Delfin di Milleri, a cui fanno capo partecipazioni del 17,5% in Monte dei Paschi di Siena, del 10% in Generali e del 2,7% in Unicredit.

Delfin, da parte sua, ha dichiarato all’unanimità  l’estraneità dei membri ai fatti contestati e di aver sempre agito nel pieno rispetto delle regole del mercato e delle normative vigenti. Nella nota della holding si esprime la speranza di dimostrare l’infondatezza e l’insussistenza della provvisoria contestazione, ribadendo l’estraneità del consiglio d’amministrazione e dei suoi membri alle accuse mosse.

Sempre nel pomeriggio in cui è stata data la notizia, Banca Monte dei Paschi di Siena ha fatto sapere di aver ricevuto la notifica di un decreto di perquisizione. È stato anche notificato un avviso di garanzia a Luigi Lovaglio, in qualità di amministratore delegato. Anche in questo caso, nella nota ufficiale si legge che la banca è “confidente di poter fornire tutti gli elementi a chiarimento della correttezza del proprio operato e manifesta piena fiducia nelle autorità competenti, a cui conferma completa collaborazione”.

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