Continua lo scontro tra Matteo Salvini e la Corte dei Conti, con il primo che vuole portare al Consiglio dei ministri di mercoledì un decreto per le Grandi Opere che viene descritto dai secondi come “preoccupante”. Per il ministro dei Trasporti è assurdo che si commenti una bozza, cioè un decreto che non esiste ancora. Il testo però esiste ed è finito in mano alla Corte dei Conti e alle associazioni ambientaliste, che con le mani tra i capelli criticano e fanno anche un appello accorato al Governo affinché il testo definitivo non sia come la bozza o che venga del tutto cancellato.
Tante le preoccupazioni, dalla limitazione dei controlli al conflitto di interessi, inoltre la bozza sembrare voler alzare lo scudo sulle responsabilità in caso di danni erariali e non solo. Dalle regioni protagoniste del Ponte, Sicilia e Calabria, arriva un tentativo di farsi sentire. Il Ponte, con i suoi 14 miliardi di euro, sembra davvero fuori luogo lì dove la terra frana e le strade affogano.
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Decreto sulle Grandi Opere: bocciata la bozza
Matteo Salvini attacca la Corte dei Conti sul “decreto che non c’è”, ma del quale è circolata la bozza. Associazioni ambientaliste e gli stessi magistrati della Corte dei Conti l’hanno letta e commentata preventivamente, bocciandone il contenuto.
Il testo arriverà ufficialmente sul tavolo del Consiglio dei ministri mercoledì, ma la bozza è già in circolazione. I commenti preventivi non piacciono al vicepremier, che definisce “incredibile come qualcuno contesti contenuti di un decreto senza che il decreto ancora esista”.
Quanto potrà mai essere diverso il testo definitivo dalla bozza, ci si domanda ora che Salvini ha messo le mani avanti. “Vogliamo agire nel massimo della trasparenza e replicare ai rilievi della Corte dei Conti”, commenta, e poi attacca i magistrati, che secondo lui avrebbero dei “pregiudizi politici” sul Ponte.
Per la Corte dei Conti quanto legge è “preoccupante”, perché l’intenzione descritta nella bozza è quella di “sbloccare il progetto del Ponte sullo Stretto aggirando i rilievi di illegittimità già sollevati”. Nella nota ufficiale si legge:
Il provvedimento, se approvato, prevederebbe l’emanazione di una nuova delibera Cipess ma svuoterebbe di contenuti il controllo di legittimità della Corte dei Conti e introdurrebbe un ulteriore scudo per escludere la responsabilità per colpa grave anche in caso di danni alle finanze pubbliche.
C’è un altro problema. Nella bozza del decreto si legge che l’amministratore delegato pro tempore della Società Stretto di Messina S.p.A., Pietro Ciucci, è nominato Commissario straordinario del Governo. Questo dovrebbe “coordinare la sottoposizione al controllo di legittimità della Corte dei Conti dell’accordo di programma” e “coordinare l’attività istruttoria propedeutica all’adozione di una nuova delibera Cipess”. Si configura così un “conflitto di interessi”.
Spostare miliardi dove serve
La prima pietra entro il 2024, poi nel 2025, forse nella primavera del 2026, ma evidentemente dovranno lavorare un po’ di più sul progetto. Proprio per via di queste lungaggini e di fronte alla devastazione delle regioni colpite dal ciclone Harry, Giuseppe Provenzano (PD) ha confermato di aver presentato due emendamenti al decreto Milleproroghe per sospendere i tributi delle popolazioni colpite e spostare 1 miliardo di euro impegnato sul Ponte sullo Stretto per gli interventi di ricostruzione. Per il deputato questi fondi sul Ponte sarebbero “inutilmente buttati perché non sarebbero comunque spesi” nel 2026.
Non è l’unico che critica le tempistiche della risposta di Salvini alla Corte dei Conti. Il Governo ha già impiegato una settimana a dichiarare lo stato di emergenza per una situazione drammatica come quella in Sicilia, Calabria e Sardegna, ma i primi stanziamenti sono ridotti. L’evento climatico estremo diventa terreno politico e Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, attacca i 14 miliardi di euro “buttati” sul Ponte sullo Stretto di Messina invece di stanziarli in prevenzione. Per Bonelli è una scelta politica: sacrificare la sicurezza delle persone sull’altare di un’opera inutile.
Il Ponte è l’ultima preoccupazione dei territori colpiti, che negli ultimi tre anni hanno provato sulla loro pelle un conto salato di 30 miliardi di euro di danni da eventi meteo estremi. 30 miliardi più i 2 miliardi del ciclone Harry, per la precisione. Il Governo però continua per la sua strada, che è “negazionista e climafreghista”, dice Bonelli, e prosegue a tagliare sulla prevenzione, come i 6,5 miliardi di euro del Pnrr proprio per il dissesto idrogeologico. Come se non ci fosse necessità.
Le critiche delle associazioni e della Corte dei Conti
Su quale terra deve poggiare il Ponte? Non importa, o almeno si può aggirare il problema in qualche modo. La bozza del decreto-legge sul Ponte sullo Stretto potrebbe permettere al ministero dei Trasporti di portare a casa un “sì” al progetto, ma solo perché punta a eliminare il “rischio di azioni della Procura” in caso di danni erariali e a “ottenere il visto di legittimità senza rimuovere le violazioni di legge già accertate”. La frase è dell’Associazione magistrati della Corte dei Conti, che ha commentato in un comunicato ufficiale il provvedimento al quale Salvini e il suo ministero stanno lavorando in queste prime settimane del 2026.
Insomma, se il testo venisse approvato nella forma attuale, la Corte dei Conti potrebbe esprimersi solo sulla delibera Cipess in quanto tale, senza verifica degli atti e delle analisi che l’hanno determinata. Si tratta di quegli atti di interesse economico, finanziario e ambientale che la Corte aveva giudicato “illegittimi” per violazione di norme e negando il visto alla delibera.
Il vero obiettivo del provvedimento, scrive Greenpeace, sembra essere la Corte dei Conti stessa, che limitatamente al Ponte verrebbe di fatto “commissariata per legge”. Se si guarda questo decreto nell’insieme della legge n. 1/2026 sul controllo della Corte dei Conti e del d.lgs. n. 174/2026 sulla responsabilità amministrativa e sul danno erariale, il quadro completo è quello di scavalcare i controlli per “fare” e creare uno scudo per sottrarsi alle responsabilità.