Libretto di risparmio dimenticato, c’erano 1.000 lire: oggi vale un tesoro

Ritrova un libretto di risparmio aperto nel 1963 con mille lire, dopo 63 anni il valore supera i 50mila euro tra interessi e rivalutazione

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Giorgio Pirani

Giornalista economico-culturale

Giornalista professionista esperto di tematiche di attualità, cultura ed economia. Collabora con diverse testate giornalistiche a livello nazionale.

In provincia di Lecco un uomo ha ritrovato, dopo 63 anni, un libretto di risparmio aperto dai suoi genitori nel 1963. Il deposito iniziale era di mille lire. Il documento, rimasto per decenni dimenticato in un baule, potrebbe oggi valere oltre 50mila euro considerando interessi e rivalutazione.

La storia arriva dall’Alta Valsassina, in provincia di Lecco, e ha come protagonista Umberto Libassi, attore teatrale 72enne originario di Margno.

Il ritrovamento

Era il 25 ottobre 1963 quando i genitori di Umberto, entrambi attori, deposero mille lire in un libretto di risparmio presso la Cassa di Risparmio di Trieste. Non si trattava di un gesto insolito: all’epoca aprirlo era una pratica molto diffusa tra le famiglie italiane.

Il libretto fu poi riposto in uno dei bauli da palcoscenico della famiglia. Col tempo il baule finì dimenticato in un garage di Pieve del Grappa utilizzato come deposito di materiale teatrale, dove rimase chiuso per decenni. Nel 2025, costretto a un trasloco, Libassi riscoprì il vecchio baule di famiglia e, tra i ricordi d’infanzia, riemerse anche il libretto.

Quanto può valere

A quel punto la domanda era inevitabile: quel documento risalente a oltre sessant’anni fa aveva ancora qualche valore? Per scoprirlo, Libassi si è rivolto all’Associazione Italia di Roma, una realtà specializzata nell’assistenza ai cittadini che devono recuperare vecchi depositi, titoli o libretti di risparmio dimenticati.

Tenendo conto degli interessi legali, della rivalutazione monetaria, della capitalizzazione e dell’anatocismo maturati tra la data di emissione e quella del ritrovamento, il valore del libretto supererebbe i 50mila euro. Come ha spiegato l’avvocato Stefano Rossi dell’Associazione Italia:

Non esiste una conversione matematica: ci sono da tenere in conto interessi legali, rivalutazione, capitalizzazione e anatocismo, dalla data di emissione a quella del ritrovamento.

Libretti smarriti, cosa dice la normativa

Un aspetto riguarda la questione della prescrizione. Normalmente, in Italia, un deposito non movimentato per oltre dieci anni con saldo superiore a 100 euro viene classificato come “rapporto dormiente” e può essere devoluto al Fondo rapporti dormienti gestito dallo Stato.

Nel caso di Libassi, tuttavia, la situazione potrebbe essere diversa: poiché il diretto interessato era completamente all’oscuro dell’esistenza del libretto, il credito maturato potrebbe non essere prescritto. Se questa interpretazione venisse confermata, il 72enne potrebbe incassare l’intera somma stimata.

Buoni postali e libretti, il tesoro nascosto

La vicenda dell’attore potrebbe non essere un caso isolato. Secondo l’Associazione Italia, le stime parlano di circa 10 milioni di euro complessivi tra buoni postali, BOT, CCT, libretti postali e bancari smarriti o finiti in fondo ai cassetti e mai riscossi.

Il quadro normativo, peraltro, si è recentemente complicato. Dal 2025 sono entrate in vigore nuove regole sui libretti dormienti, con obblighi di regolarizzazione e verifiche antiriciclaggio più stringenti. I libretti inattivi da oltre dieci anni rischiano infatti di essere automaticamente trasferiti al Fondo dormienti o allo Stato, a meno che il titolare non compia azioni esplicite di riattivazione. Un elemento che rende la vicenda di Libassi ancora più attuale, come monito per chiunque abbia ereditato vecchie carte di famiglia.

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