Il tema del gas russo torna nel dibattito economico italiano dopo le parole del presidente di Confindustria, Emanuele Orsini. A margine dell’assemblea di Assolombarda a Milano, Orsini ha evitato di entrare direttamente nel merito di un eventuale ritorno delle forniture russe, ma ha posto una questione più ampia: il costo dell’energia per le imprese. “Io non entro nel tema gas russo o non gas russo, non è di mia competenza”, ha detto. Poi ha aggiunto che sull’energia “non ci può essere ideologia”. Per Confindustria, la competitività del sistema produttivo è centrale. Orsini ha indicato in particolare settori come ceramica, carta e vetro, colpiti dall’impatto dell’Ets, il sistema europeo di scambio delle quote di emissione.
Indice
L’accordo tra Trump e Putin sul diesel russo
Negli Stati Uniti, Donald Trump ha annunciato un’intesa con Vladimir Putin per la fornitura di gasolio russo ai mercati americano e globale, con una sospensione temporanea delle sanzioni Usa sul diesel russo. L’accordo prevede, secondo quanto dichiarato da Trump, forniture iniziali per oltre 300mila tonnellate, seguite da ulteriori quantità nei mesi successivi.
La scelta è stata presentata dalla Casa Bianca come un modo per ridurre i prezzi dell’energia. Diversi analisti citati dalla fonte, però, hanno espresso dubbi sull’effetto concreto dell’operazione sui prezzi del diesel, definendo i volumi annunciati limitati rispetto ai consumi statunitensi e al mercato globale.
L’intesa ha anche un impatto politico. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha criticato la decisione, definendola un vantaggio per Mosca. Secondo alcune ricostruzioni, l’accordo sarebbe maturato anche dopo le tensioni sugli attacchi ucraini alle raffinerie russe, che avrebbero contribuito ad aumentare la pressione sui prezzi energetici.
Cosa pensa l’Italia dell’ipotesi gas russo
Per l’Italia, il ritorno diretto al gas o ai prodotti energetici russi resta un tema politicamente e diplomaticamente complesso. Sul piano europeo, i Paesi Ue non hanno rimosso le sanzioni sull’import dei prodotti petroliferi russi. Per questo le forniture promesse da Mosca agli Stati Uniti non avrebbero un effetto diretto sui prezzi del diesel in Italia. Un eventuale impatto potrebbe arrivare solo in modo indiretto, attraverso le quotazioni internazionali dei prodotti raffinati.
Nel governo italiano il tema divide le sensibilità politiche. La Lega di Matteo Salvini spinge da tempo per una riapertura dei canali commerciali con Mosca, sostenendo che l’acquisto diretto di gas e petrolio russo potrebbe ridurre i costi per famiglie e imprese.
Fratelli d’Italia, con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ha finora mantenuto una linea atlantista e di sostegno all’Ucraina, cercando al tempo stesso di evitare posizioni più estreme nel dibattito europeo. Forza Italia, con il ministro degli Esteri Antonio Tajani, resta invece ancorata alla linea europea sulle sanzioni e sul sostegno a Kiev.
Cosa cambia per le imprese
La questione energetica incide direttamente sui costi di produzione, sulle bollette e sulla competitività delle imprese. Per Confindustria, la priorità è ridurre il divario con gli altri Paesi, soprattutto nei settori più energivori. Da qui la richiesta di intervenire sull’Ets e di proseguire con misure capaci di sostenere gli investimenti.
Orsini ha ricordato anche il ruolo dell’iperammortamento, misura che secondo il presidente di Confindustria ha contribuito alla crescita degli investimenti e del Pil. Il punto politico ed economico resta quindi aperto: da una parte la necessità di mantenere coerenza con la linea europea sulle sanzioni, dall’altra il bisogno di contenere il costo dell’energia per industria, famiglie e sistema produttivo.