L’identikit dei comuni fragili in Italia, Sud e le Isole sono le aree più vulnerabili

Il report Istat evidenzia un miglioramento della fragilità media in Italia, ma denuncia forti disparità: il 15% dei comuni è fragile

Pubblicato:

Federica Petrucci

Editor esperta di economia e attualità

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Palermo e Consulente del Lavoro abilitato.

L’aggiornamento dell’Indice composito di fragilità comunale (Ifc) elaborato dall’Istat, offre una fotografia dettagliata e comparabile nel tempo delle condizioni di vulnerabilità dei comuni italiani. I dati confermano da un lato un miglioramento complessivo e progressivo della fragilità media, ma dall’altro la persistente e marcata frattura territoriale tra Nord e Sud, con Mezzogiorno e Isole che continuano a concentrare le situazioni più critiche.

Cos’è l’Indice di fragilità comunale

L’IFC è uno strumento multidimensionale che misura l’esposizione dei territori comunali a una pluralità di fattori di rischio. Non si limita, quindi, a un singolo indicatore economico o demografico, ma integra elementi diversi, come:

L’approccio composito consente di individuare non solo quali comuni sono più fragili, ma anche perché lo sono, restituendo un profilo articolato delle criticità territoriali.

Quanti sono i comuni fragili in Italia

Secondo l’Istat, i comuni con livelli di fragilità massima o molto alta, sono il 14,9% del totale, pari a poco meno di 1.200. In questi territori risiede quasi l’8% della popolazione italiana.

All’estremo opposto, i comuni con fragilità minima o molto bassa rappresentano oltre un quarto del totale (26,8%) e accolgono poco meno del 45% della popolazione.

Molti territori fragili sono piccoli, demograficamente deboli e scarsamente popolati (o a rischio spopolamento), mentre le aree meno fragili tendono a coincidere con comuni medi e grandi, meglio connessi e più attrattivi.

Il divario territoriale: Sud e Isole in affanno

La geografia della fragilità comunale conferma un dato strutturale noto, ma non per questo meno rilevante. I valori più critici dell’IFC si concentrano al Sud.

In particolare, nelle Isole, il 46,3% dei comuni presenta livelli di fragilità massima o molto alta (in Sicilia la quota supera addirittura la metà dei comuni). Considerando tutto il Meridione, la percentuale è del 32,8%, con punte estreme in Calabria, dove il 60,4% dei comuni rientra nelle classi di maggiore fragilità.

All’opposto, i territori con fragilità minima o molto bassa si concentrano nel Nord-Est, dove si colloca il 59% dei comuni meno fragili, in particolare nelle province autonome di Trento e Bolzano e in Veneto.

Il divario non riguarda solo i territori, ma anche le persone.

In Campania, Calabria e Sicilia, poco meno di un terzo della popolazione residente vive in comuni a fragilità massima o molto alta.

Se si guarda alle macro-aree, la quota è del 20,9% nel Sud e sale al 26,1% nelle Isole. Al contrario, nel Nord-Est, 3 residenti su 4 vivono in comuni a fragilità minima o molto bassa, con un dato che supera il 90% nella Provincia autonoma di Bolzano.

Un miglioramento diffuso, ma non omogeneo

La notizia positiva è che l’Indice di fragilità comunale mostra un miglioramento diffuso e progressivo.

Diminuisce l’incidenza dei comuni e della popolazione residente nei territori a fragilità massima o molto alta:

E nello stesso periodo cresce la quota di Comuni e cittadini che vivono in territori a fragilità minima o molto bassa:

Questo miglioramento, tuttavia, non è uniforme.

La riduzione della popolazione residente nei territori più fragili è più marcata proprio nelle Isole e al Sud, con un calo superiore ai 9 punti percentuali, mentre in termini di Comuni la diminuzione supera i 12 punti percentuali, soprattutto in Sicilia e Puglia.

Segno che alcune politiche di riequilibrio e dinamiche socio-demografiche hanno prodotto effetti tangibili, pur partendo da livelli molto critici.

La crescita della popolazione che vive in territori a bassa fragilità è invece più intensa nel Nord-Ovest (+23,3%) e nel Centro (+14,3%), con risultati particolarmente evidenti in Valle d’Aosta, Lombardia e Toscana. Qui il miglioramento si innesta su basi strutturali già solide, rafforzando ulteriormente il divario territoriale.

Piccoli comuni e aree periferiche: la fragilità strutturale

Un altro elemento centrale dell’analisi riguarda la relazione tra:

L’incidenza dei comuni con fragilità massima o molto alta diminuisce all’aumentare della popolazione residente, ma cresce sensibilmente con l’aumentare della perifericità.

I valori più elevati si registrano nei comuni fino a 1.000 abitanti, dove circa il 23% rientra nelle classi di maggiore fragilità.

Nei comuni periferici e ultraperiferici, la quota sale al 25,7%, coinvolgendo quasi il 20% della popolazione residente in queste aree. La distanza dai servizi essenziali (sanità, istruzione, mobilità) si conferma quindi un fattore decisivo di fragilità, spesso più rilevante della sola collocazione geografica.

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