Legge elettorale, via libera alle pregiudiziali alla Camera: cosa cambia con il nuovo testo

A Montecitorio la riforma elettorale supera lo scoglio delle pregiudiziali, dando il via ai lavori parlamentari sul nuovo funzionamento dei collegi e delle preferenze.

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Emanuela Colatosti

Giornalista

Laureata in filosofia e giornalista pubblicista dal 2024, esperta di concorsi pubblici e del mondo del lavoro. Si occupa anche di tematiche ambientali e sociali

Oggi alle 13:30 l’Aula della Camera ha respinto a scrutinio segreto le pregiudiziali di costituzionalità presentate dalla minoranza sul testo della riforma elettorale.

Il risultato segna una maggioranza solida, nonostante lo scrutinio segreto: 229 voti contrari e 151 a favore. La nuova legge può proseguire nell’iter di approvazione.

Cos’è una pregiudiziale

La questione pregiudiziale è uno strumento parlamentare con cui si chiede di arrestare immediatamente l’iter di una legge prima ancora che inizi il dibattito vero e proprio. Il motivo dell’arresto di solito è la mancanza di conformità con i principi della Costituzione.

In questa occasione, il blocco del testo è stato sollecitato in maniera compatta dalle forze di opposizione attraverso la presentazione di cinque distinte pregiudiziali:

  1. lesione delle prerogative del Presidente della Repubblica a causa del vincolo giuridico sull’indicazione del candidato premier e sul carattere di prepotenza della norma;
  2. cancellazione della parità di genere nei capilista, sul finto meccanismo delle preferenze e sull’impatto complessivo sulla forma di governo parlamentare;
  3. violazione del principio della libertà del voto e dell’eguaglianza dei cittadini, denunciando i capilista bloccati, la quadruplicazione delle firme necessaria per la presentazione di nuove liste e l’introduzione di preferenze farlocche;
  4. discriminazioni nell’accesso alla competizione elettorale dovute ai nuovi vincoli sulle sottoscrizioni e sui collegi esteri;
  5. travisamento della rappresentanza e lesione del principio di diretta scelta degli eletti da parte dei cittadini a causa della predeterminazione dei seggi via listini blindati.

Quali sono i prossimi passaggi

Trattandosi di una proposta di legge di iniziativa parlamentare, l’Assemblea passerà ora alla discussione generale, per poi procedere all’esame e alla votazione dei singoli articoli e degli emendamenti proposti dalle forze politiche. Completato il voto sui singoli passaggi e sugli emendamenti, la Camera sarà chiamata al voto finale sul provvedimento complessivo prima del passaggio al Senato.

Le parole di Lupi

A sostegno dell’impianto normativo è intervenuto il leader di Noi Moderati, Maurizio Lupi, rivendicando l’importanza del passaggio parlamentare:

Approvare questa legge elettorale significa garantire stabilità e governabilità a chiunque vincerà le prossime elezioni. È un atto di responsabilità nei confronti dei cittadini, che l’opposizione dovrebbe capire e condividere. E con la reintroduzione delle preferenze viene garantita anche la rappresentatività.

Le obiezioni di Cuperlo

Di segno opposto la posizione espressa in Aula dal deputato Gianni Cuperlo del Pd, che ha criticato il provvedimento sotto due profili principali.

Il primo riguarda la cancellazione della parità di genere nei capilista:

Con la cancellazione della parità di genere per i capilista si produrrà una regressione della rappresentanza femminile nel futuro Parlamento. Tutto questo lo fate con buona pace della prima Presidente del Consiglio che, tra donne da promuovere e uomini fedeli da compiacere, ha imboccato la seconda via.

Il secondo riguarda l’incremento delle sottoscrizioni necessarie per la presentazione delle liste e il meccanismo delle preferenze:

Avete aumentato di quattro volte, senza motivarne il criterio, il numero delle firme. E sulle preferenze state vendendo un biglietto di prima classe sul Frecciarossa di ultima generazione, ma la realtà è che sul binario avete approntato una vecchia littorina. La più larga maggioranza dei futuri parlamentari risulterà eletta senza alcun voto di preferenza.

Perché secondo le opposizioni il ritorno delle preferenze è “farlocco”

Nei collegi plurinominali i capilista designati dalle segreterie di partito hanno la certezza di venire eletti prima di tutti gli altri, anche quando non vengono scelti dagli elettori. Le preferenze espresse dai cittadini conteranno soltanto per le posizioni subordinate e solo qualora il partito ottenga più seggi nello stesso collegio.

I seggi riservati al premio di maggioranza verranno attribuiti attraverso listini chiusi. Per le minoranze si tratta quindi di una illusione di scelta, dove l’effettiva composizione del Parlamento rimane in mano ai vertici di partito.

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