Più di 500 euro in meno sul primo cedolino: a chi stanno tagliando le pensioni

Il mancato avvio della previdenza integrativa pesarà su alcune categorie di lavoratori che prossimamente andranno in pensione con il contributivo, con riduzioni importanti sul primo cedolino pensionistico. 

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Emanuela Colatosti

Giornalista

Laureata in filosofia e giornalista pubblicista dal 2024, esperta di concorsi pubblici e del mondo del lavoro. Si occupa anche di tematiche ambientali e sociali

Mentre il dibattito sulla nuova Manovra e sulla flessibilità in uscita si concentra sui requisiti generali per il pensionamento, c’è un’intera categoria di dipendenti dello Stato che rischia di trovarsi con oltre 500 euro al mese in meno sul cedolino al momento del congedo.

Si tratta dei militari e degli operatori delle forze dell’ordine: in particolare chi sta per terminare il suo servizio nella Guardia di Finanza, nella Polizia di Stato, nei Carabinieri e nelle Forze Armate. Chi indossa una divisa rischia di scontrarsi con un fine carriera decisamente meno retribuito rispetto all’ultimo stipendio percepito.

Perché alcuni lavoratori rischiano pensioni più basse

La fascia d’età interessata comprende chi si è arruolato a partire dal 1° gennaio 1996 e che oggi ha un’età compresa tra i 50 e i 55 anni. Questa generazione di lavoratori è la prima a rientrare interamente nel sistema contributivo puro introdotto dalla Riforma Dini del 1995.

A determinare il taglio sull’assegno finale non è un errore di calcolo individuale, ma un ritardo strutturale dello Stato. Quando nel 1995 venne ridotto il rendimento della pensione pubblica, la legge previde l’istituzione della previdenza complementare, il cosiddetto secondo pilastro, per compensare il divario tra l’ultimo stipendio e l’assegno di pensione.

Mentre nel settore privato e in altri comparti pubblici i fondi pensione sono stati regolarmente attivati, per il Comparto Sicurezza e Difesa il secondo pilastro non è mai stato avviato. Senza questa copertura integrativa, il tasso di sostituzione crolla, lasciando un buco economico che supera i 500 euro mensili.

Quali sono le categorie delle Forze dell’ordine coinvolte

A lanciare l’allarme e a presentare le stime numeriche sull’impatto economico sono state le rappresentanze sindacali del comparto, riunite durante l’evento sulla previdenza dal titolo Le idee costruiscono il domani.

Il calcolo è stato promosso e presentato dalle tre sigle maggioritarie della Guardia di Finanza: Silf, Usif e Siaf. All’iniziativa si sono uniti anche i rappresentanti della Polizia di Stato, dei Carabinieri e delle Forze Armate.

Le trattative con il Governo e i possibili provvedimenti

Di fronte a questa emergenza, le parti sociali hanno avviato un’interlocuzione con l’esecutivo per trovare soluzioni concrete. Il Governo ha espresso la disponibilità ad aprire un tavolo di confronto dedicato per affrontare la questione del secondo pilastro e definire le regole necessarie per tutelare i dipendenti pubblici in divisa.

L’apertura del tavolo rientra tra gli impegni assunti dai ministeri dell’Economia, della Difesa, dell’Interno e della Funzione Pubblica. I sindacati chiedono che già all’interno della prossima Legge di Bilancio arrivino i finanziamenti necessari per avviare la previdenza integrativa di settore, traducendo in risorse concrete gli impegni assunti a tutela delle donne e degli uomini delle forze di sicurezza. Resta da capire se verranno individuate le coperture necessarie o se le richieste dei sindacati rimarranno inascoltate.

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