Pensione, quando i contributi mancanti ritardano l’assegno: le nuove regole Inps

Nuovi chiarimenti Inps spiegano quando i contributi omessi possono ritardare la pensione e quando invece incidono solo sull'importo

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Claudio Garau

Editor esperto in materie giuridiche

Laureato in Giurisprudenza, con esperienza legale, ora redattore web per giornali online. Ha una passione per la scrittura e la tecnologia, con un focus particolare sull'informazione giuridica.

Il mancato versamento dei contributi può far slittare la data di erogazione della pensione sul proprio conto corrente, ma non in tutti i casi. È una regola che riguarda lavoratori autonomi — artigiani, commercianti, coltivatori diretti, coloni e mezzadri, imprenditori agricoli professionali — e iscritti alla Gestione Separata e si applica quando i contributi omessi sono indispensabili per maturare il diritto al trattamento previdenziale.

Lo chiarisce l’Inps con il messaggio 3113/2026 che integra le indicazioni già contenute nella circolare n. 110/2022.

Posticipo della pensione per contributi omessi e il caso della rateizzazione

Il principio si applica alle pensioni anticipate e ai trattamenti pensionistici di invalidità quando, al momento della domanda, il lavoratore non abbia ancora raggiunto il requisito contributivo minimo proprio a causa di precedenti contributi non versati.

Se questi contributi vengono regolarizzati dopo la presentazione della domanda, ma entro i termini di decadenza dell’azione giudiziaria, la pensione sarà riconosciuta dal primo giorno del mese successivo a quello in cui è stato effettuato il versamento che consente di conseguire il requisito.

Non cambia nulla se il lavoratore ha già ricevuto un avviso bonario, un avviso di addebito o una cartella esattoriale.

Anche la rateizzazione del debito (amministrativa o tramite l’Agente della riscossione) non evita lo slittamento: se il pagamento delle rate determinanti per il diritto si completa dopo la domanda, quest’ultima viene bocciata per carenza del requisito contributivo.

Tuttavia, dopo aver pagato, non sarà necessario fare una nuova domanda. Basterà chiedere il riesame della domanda originaria per ottenere la liquidazione della pensione, con decorrenza dal mese successivo alla regolarizzazione.

Tra l’altro, per evitare il posticipo della pensione, il lavoratore potrà anticipare il pagamento delle rate ancora necessarie già al momento della domanda.

Contributi mancanti che non rinviano la pensione: il caso della contribuzione corrente

Inps chiarisce che la regola appena vista non vale quando i contributi successivamente regolarizzati non sono determinanti per maturare il diritto alla pensione.

Se, infatti, alla data della domanda il requisito contributivo minimo è già stato conseguito dal lavoratore, la successiva regolarizzazione servirà soltanto ad aumentare l’entità del trattamento. L’aumento sarà riconosciuto mantenendo la decorrenza originaria della pensione.

Analogamente vale per la cosiddetta contribuzione corrente, cioè i contributi relativi al periodo in corso il cui termine legale per il versamento non è ancora scaduto al momento della domanda di pensione. Se la legge stabilisce che il versamento debba essere effettuato successivamente, la domanda non deve essere bocciata e il pagamento eseguito entro la scadenza ordinaria non determinerà alcuno slittamento della pensione.

Le regole per i lavoratori del settore agricolo

Particolare è il caso di coltivatori diretti, coloni e mezzadri, per i quali vale il principio della non frazionabilità della contribuzione annuale. I contributi dell’anno possono essere valorizzati ai fini del diritto soltanto dopo il pagamento dell’intero contributo annuo, quindi delle quattro rate previste.

Inps fa questo esempio pratico: se per una pensione richiesta il primo gennaio 2026 è necessario il pagamento dell’intera contribuzione relativa al 2025 e la quarta rata scade il 16 gennaio, il pagamento entro quella data non causerà alcuno slittamento. La pensione manterrà quindi la decorrenza originaria con diritto al trattamento a partire da gennaio. Un pagamento effettuato oltre la scadenza, invece, sposterà la decorrenza al mese successivo all’effettiva regolarizzazione.

Per queste categorie di lavoratori autonomi agricoli è però possibile anticipare il pagamento di tutte le rate dell’anno e ottenere così la liquidazione immediata del trattamento previdenziale. Ed eventuali ritardi nelle rate intermedie — purché l’intera contribuzione venga versata entro l’ultima scadenza utile — rileveranno soltanto ai fini delle sanzioni.

Contributi da verificare e pensione provvisoria

Diverso è il caso dei contributi dell’anno di pensionamento il cui importo definitivo non è ancora determinabile perché non sono disponibili i dati sul reddito. Il caso riguarda, in particolare, artigiani e commercianti, che versano una contribuzione minima calcolata sul cosiddetto minimale di reddito. L’Inps può quindi liquidare provvisoriamente la pensione dopo aver verificato che sia stata pagata questa contribuzione minima, salvo il successivo versamento dei contributi dovuti sul reddito che supera il minimale.

Qualora successivamente emerga un ulteriore contributo a saldo indispensabile per conservare il diritto alla pensione:

La procedura si applica anche quando un accertamento dell’Agenzia delle Entrate fa emergere una maggiore contribuzione dovuta, determinante per il diritto alla pensione.

Supplementi di pensione

In caso di domanda di supplemento di pensione, la presenza di omissioni contributive regolarizzate dopo la presentazione della domanda non porterà al suo rigetto.

Il supplemento andrà liquidato sulla base della contribuzione regolarmente versata; una volta sanate le omissioni contributive, l’interessato potrà chiedere la ricostituzione del supplemento — cioè il suo ricalcolo sulla base anche dei contributi successivamente regolarizzati. Il maggiore importo spetta dalla decorrenza originaria del supplemento.

Pensione ai superstiti

Anche per la pensione ai superstiti valgono regole specifiche. Se il lavoratore autonomo muore senza aver regolarizzato contributi non prescritti e che erano necessari per maturare il proprio diritto alla pensione, quel diritto non può essere raggiunto dopo la sua morte.

I familiari superstiti, però, mantengono il loro autonomo diritto alla pensione indiretta e possono versare i contributi non prescritti del lavoratore deceduto per ottenere la pensione o aumentarne l’importo.

Cosa deve fare chi ha regolarizzato i contributi

Dopo aver versato i contributi necessari, chi aveva ricevuto un rigetto della domanda — per carenza del requisito contributivo — dovrà fare un’istanza di riesame alla struttura Inps competente. Non serve presentare una nuova domanda né un ricorso amministrativo.

L’Inps liquiderà la pensione con decorrenza dal primo giorno del mese successivo al versamento determinante.

Fa eccezione il caso in cui la regolarizzazione avvenga oltre i termini di decadenza dell’azione giudiziaria: in questa situazione è necessaria una nuova domanda di pensione e quest’ultima, strettamente collegata alla nuova richiesta, scatterà dal primo giorno del mese successivo alla nuova istanza.

In definitiva, i chiarimenti del messaggio Inps 3113/2026 sono significativi in particolare per autonomi e iscritti alla Gestione Separata, evidenziando quando eventuali irregolarità contributive possono ritardare la pensione. Quella in oggetto è una materia delicata e su cui recentemente si è espressa anche la Cassazione.

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