Le autostrade più costose dopo l’aumento dei pedaggi, quali è meglio evitare

Nel 2026 i pedaggi aumentano in media dell’1,1%. Rincari di 20 centesimi a tratta che per i pendolari possono diventare decine di euro l’anno

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Giorgio Pirani

Giornalista economico-culturale

Giornalista professionista esperto di tematiche di attualità, cultura ed economia. Collabora con diverse testate giornalistiche a livello nazionale.

Dal 1° gennaio 2026, le tariffe autostradali hanno subito il consueto adeguamento all’inflazione. Il Ministero dei Trasporti ha comunicato un aumento medio dell‘1,5%, in linea con l’indice di inflazione programmata.

Tuttavia, un’analisi condotta da Altroconsumo su 38 tratte della rete nazionale restituisce un quadro diverso: l’incremento medio effettivo rilevato è dell’1,1%, con rincari distribuiti in modo disomogeneo sul territorio. Un impatto che, seppur contenuto, rischia di gravare notevolmente sulle spese di chi l’autostrada la percorre ogni giorno.

Aumenti diffusi e di entità variabile

Nella maggior parte dei casi esaminati, il rincaro si traduce concretamente in 10 o 20 centesimi in più a tratta. L’impatto percentuale risulta più marcato su alcuni collegamenti molto trafficati del Nord Italia, come Dalmine-Milano Est, Bergamo-Milano Est o Trento Nord-Bolzano Sud, dove si supera anche il 2%.

Le seguenti tratte invece non hanno registrato aumenti:

L’effetto sui pendolari

Sembrano pochi centesimi, ma il problema emerge guardando al medio-lungo periodo. Per pendolari, lavoratori e piccoli operatori economici costretti a usare l’autostrada quotidianamente, quei 10, 20 o 30 centesimi a viaggio diventano una spesa annua rilevante.

Sommandoli per tutti i giorni lavorativi dell’anno, si arriva facilmente a decine, se non a un centinaio, di euro in più all’anno per famiglia. Una cifra significativa, che si aggiunge a un costo della mobilità già elevato e che spesso viene sostenuta in assenza di alternative di trasporto pubblico efficienti.

Le autostrade più care d’Italia: il costo ogni 100 km

Per avere una visione più chiara del carico reale dei pedaggi, un indicatore fondamentale è il costo ogni 100 chilometri. Questo parametro permette di confrontare tratte di lunghezza diversa e fotografa il costo strutturale della rete. L’analisi di Altroconsumo evidenzia situazioni critiche:

L’indagine rivela anche la mancanza di uniformità del sistema. Circa un terzo delle tratte analizzate non registra alcun aumento nel 2026. Si riscontrano differenze marcate tra Nord, Centro e Sud, con il caso particolare della Sicilia, dove alcune autostrade restano a pedaggio gratuito.

Ne emerge un panorama frammentato, in cui il costo per l’utente non sempre riflette in modo chiaro e coerente la qualità del servizio o dell’infrastruttura offerta.

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