“Ma Banksy chi è davvero?”. Per anni è stata questa una delle domande più discusse nel mondo dell’arte contemporanea, e sui media.
Adesso una nuova inchiesta giornalistica riaccende il dibattito sulla identità di Banksy, sostenendo di aver finalmente individuato il nome dell’uomo dietro il celebre street artist britannico.
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Finalmente svelata l’identità di Banksy?
Secondo una lunga indagine pubblicata dall’agenzia Reuters, Banksy è davvero Robin Gunningham. Il nome circolava da anni, ma ora ci sarebbe una ragionevole certezza.
È questa la conclusione a cui sono arrivati i reporter dopo mesi di analisi di documenti, testimonianze e movimenti internazionali. L’artista anonimo che ha rivoluzionato la street art globale sarebbe infatti un uomo nato a Bristol nel 1973, tale Robin Gunningham, che negli anni avrebbe anche cambiato nome legale assumendo quello di David Jones, lo stesso nome di nascita di David Bowie.
L’inchiesta, intitolata “In Search of Banksy”, parte dalle opere comparse in Ucraina nel novembre 2022. Alcuni murales attribuiti allo street artist apparvero tra le rovine di edifici bombardati nei pressi di Kiev. Nel villaggio di Horenka alcuni residenti raccontarono di aver visto tre uomini arrivare con stencil e bombolette spray: uno con il volto coperto da cappuccio, un altro con un cappellino da baseball e un terzo con protesi alle gambe.
Poco dopo sul muro di un edificio distrutto comparve un murale poi rivendicato dall’account ufficiale dell’artista su Instagram. Tra i presenti sarebbe stato riconosciuto anche Robert Del Naja, musicista dei Massive Attack, per anni indicato da alcuni come possibile identità di Banksy.
Robin Gunningham e Banksy
Proprio questa pista però viene ridimensionata dalla ricostruzione Reuters. I giornalisti hanno incrociato registri di frontiera e spostamenti internazionali: insieme a Del Naja e al fotografo Giles Duley risultava entrato in Ucraina anche un uomo registrato con il nome David Jones. Secondo l’inchiesta sarebbe proprio questo l’alias legale utilizzato da Robin Gunningham.
A rafforzare la tesi contribuisce anche un episodio finora poco noto: l’arresto a New York nel 2000 durante un’azione di street art. Nei documenti della polizia l’uomo fermato e reo confesso firmò con il nome Robin Gunningham, alimentando la teoria secondo cui la vera identità di Banksy potrebbe essere proprio la sua.
Gli avvocati dello street artist contestano però molte parti dell’indagine e sostengono che rivelare l’identità di Banksy violerebbe la privacy dell’artista e potrebbe metterne a rischio la sicurezza. Ma con gli artisti non si sa mai: magari quella di Robin Gunningham potrebbe essere una falsa pista architettata ad arte, chi lo sa?
Quanto valgono le opere di Banksy
Comunque stiano le cose, Banksy ha terremotato il mondo dell’arte inserendosi nel filone di street artist che creano opere valutate milioni.
Love is in the Bin, la famosa “bambina con il palloncino” che si è parzialmente autodistrutta durante l’asta nel 2018. È stata rivenduta nel 2021 a questa cifra record: l’equivalente di 22 milioni di euro.
Game Changer è stata battuta da Christie’s per 19,4 milioni di euro. L’opera è nata come un omaggio agli operatori sanitari durante la pandemia e il ricavato è stato devoluto al sistema sanitario britannico.
Sunflowers from Petrol Station è stata battuta da Christie’s nel 2021 a 12,5 milioni di euro: si tratta di una reinterpretazione distopica dei girasoli di Van Gogh.
Devolved Parliament, la monumentale tela che raffigura il Parlamento britannico popolato da scimpanzè, è stata venduta a 11,5 milioni di euro.
Love is in the Air è stata venduta da Sotheby’s nel 2021 per 11 milioni di euro: è stata la prima opera d’arte fisica di tale valore a poter essere pagata in criptovalute.
Al di là di questi picchi, le tele originali di Banksy di grandi dimensioni oscillano stabilmente tra i 3 e i 6,5 milioni di euro. Le stampe firmate hanno raggiunto una valutazione che va dai 40.000 agli 80.000 euro.
Per approfondire si rimanda ai cataloghi e ai report di Sotheby’s e Christie’s.