Stellantis, nuovo stop alla produzione di 500 a Mirafiori: quali sono le cause dei fermi

L'elettrico non decolla e la conversione all'ibrido rallenta: ecco tutte le ragioni dietro la singhiozzante cassa integrazione per gli operai Fiat a Torino.

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Emanuela Colatosti

Giornalista

Laureata in filosofia e giornalista pubblicista dal 2024, esperta di concorsi pubblici e del mondo del lavoro. Si occupa anche di tematiche ambientali e sociali

Settembre si apre con un nuovo stop a Mirafiori. Il polo piemontese Stellantis ha fermato di nuovo le macchine. Le carrozzerie restano immobili per tre giorni consecutivi, da oggi fino al 4 settembre, costringendo i lavoratori all’ennesima pausa forzata in cassa integrazione.

Un provvedimento che non arriva a sorpresa, ma che va ad allungare una striscia di interruzioni diventata ormai strutturale. Tra luglio e agosto la fabbrica ha vissuto un’estate a scartamento ridotto. Le linee si erano fermate con due settimane di anticipo già il 27 luglio, trasformando le consuete ferie estive in un blocco continuativo di quasi un mese. Riaperti i cancelli il 25 agosto, dopo pochissimi giorni di attività l’azienda ha comunicato un nuovo fermo.

Perché Mirafiori si è fermata di nuovo

Il primo fattore che ha spinto l’azienda a fermare le macchine già a fine luglio risiede nella parabola commerciale della 500e. L’auto elettrica, su cui si basavano i piani di saturazione del sito torinese, sta continuando a registrare volumi di vendita inferiori alle stime europee, alimentando il rischio di un accumulo di veicoli invenduti nei depositi.

La scelta di ricorrere agli ammortizzatori sociali risponde a precise esigenze di bilancio:

Senza un flusso costante di uscite dai concessionari, mantenere le linee in funzione finirebbe per sovraccaricare la gestione finanziaria dello stabilimento.

Cosa succede alla 500 Ibrida e quando parte la riconversione

Il secondo elemento di criticità riguarda la delicata fase di transizione verso la 500 Ibrida a benzina, indicata dai piani aziendali come l’unica vera scialuppa di salvataggio per riempire i vuoti produttivi lasciati dall’elettrico.

Se da un lato la domanda del mercato per i modelli ibridi sta dando segnali incoraggianti, dall’altro la riconversione industriale si scontra con ostacoli operativi:

L’ibrido rappresenta la promessa di rinascita per Mirafiori, ma la distanza tra l’avvio della conversione e la produzione di massa a pieno regime continua a pesare sulla stabilità del sito.

Quali sono i problemi della filiera dei fornitori e della logistica

A rendere ancora più complesso il quadro si aggiunge la fragilità della filiera dei fornitori. Lo stop dei primi giorni di settembre è stato causato dalla mancanza fisica di componenti legati alle motorizzazioni ibride, un intoppo che ha coinvolto anche lo stabilimento Teksid di Carmagnola, che realizza parte dei componenti per Torino.

I fattori di rischio che continuano a condizionare la produzione industriale comprendono diverse criticità:

La combinazione di questi tre fattori mostra come la crisi dell’automotive a Mirafiori sia delicata e incerta. Tra un’estate trascorsa in cassa integrazione e un autunno iniziato a rilento, la fabbrica simbolo di Torino resta in attesa che la transizione industriale trovi finalmente la stabilità annunciata a maggio di quest’anno.

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