Settembre si apre con un nuovo stop a Mirafiori. Il polo piemontese Stellantis ha fermato di nuovo le macchine. Le carrozzerie restano immobili per tre giorni consecutivi, da oggi fino al 4 settembre, costringendo i lavoratori all’ennesima pausa forzata in cassa integrazione.
Un provvedimento che non arriva a sorpresa, ma che va ad allungare una striscia di interruzioni diventata ormai strutturale. Tra luglio e agosto la fabbrica ha vissuto un’estate a scartamento ridotto. Le linee si erano fermate con due settimane di anticipo già il 27 luglio, trasformando le consuete ferie estive in un blocco continuativo di quasi un mese. Riaperti i cancelli il 25 agosto, dopo pochissimi giorni di attività l’azienda ha comunicato un nuovo fermo.
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Perché Mirafiori si è fermata di nuovo
Il primo fattore che ha spinto l’azienda a fermare le macchine già a fine luglio risiede nella parabola commerciale della 500e. L’auto elettrica, su cui si basavano i piani di saturazione del sito torinese, sta continuando a registrare volumi di vendita inferiori alle stime europee, alimentando il rischio di un accumulo di veicoli invenduti nei depositi.
La scelta di ricorrere agli ammortizzatori sociali risponde a precise esigenze di bilancio:
- il prezzo di listino dei modelli a zero emissioni viene percepito come ancora elevato per una city car destinata principalmente alla mobilità urbana;
- la concorrenza estera continua a premere sul mercato italiano ed europeo con listini estremamente aggressivi;
- lo stop prolungato di quattro settimane tra luglio e agosto è servito proprio ad azzerare i costi di stoccaggio nei piazzali ed evitare inutili perdite di cassa.
Senza un flusso costante di uscite dai concessionari, mantenere le linee in funzione finirebbe per sovraccaricare la gestione finanziaria dello stabilimento.
Cosa succede alla 500 Ibrida e quando parte la riconversione
Il secondo elemento di criticità riguarda la delicata fase di transizione verso la 500 Ibrida a benzina, indicata dai piani aziendali come l’unica vera scialuppa di salvataggio per riempire i vuoti produttivi lasciati dall’elettrico.
Se da un lato la domanda del mercato per i modelli ibridi sta dando segnali incoraggianti, dall’altro la riconversione industriale si scontra con ostacoli operativi:
- l’adeguamento delle catene di montaggio richiede interventi che non si completano nell’arco di poche settimane;
- la capacità produttiva iniziale non è ancora in grado di rispondere alla domanda;
- il periodo intermedio costringe il polo torinese a vivere in uno stato d’emergenza permanente, alternando ripartenze e chiusure improvvise.
L’ibrido rappresenta la promessa di rinascita per Mirafiori, ma la distanza tra l’avvio della conversione e la produzione di massa a pieno regime continua a pesare sulla stabilità del sito.
Quali sono i problemi della filiera dei fornitori e della logistica
A rendere ancora più complesso il quadro si aggiunge la fragilità della filiera dei fornitori. Lo stop dei primi giorni di settembre è stato causato dalla mancanza fisica di componenti legati alle motorizzazioni ibride, un intoppo che ha coinvolto anche lo stabilimento Teksid di Carmagnola, che realizza parte dei componenti per Torino.
I fattori di rischio che continuano a condizionare la produzione industriale comprendono diverse criticità:
- l’estrema interdipendenza della filiera, dove il rallentamento di un singolo sito fornitore crea un effetto domino su tutta la linea di montaggio;
- la logistica ridotta all’osso, pensata per azzerare i costi di magazzino ma del tutto priva di margini di manovra in caso di imprevisti;
- la difficoltà dei fornitori esterni nel tenere il passo con le variazioni della domanda.
La combinazione di questi tre fattori mostra come la crisi dell’automotive a Mirafiori sia delicata e incerta. Tra un’estate trascorsa in cassa integrazione e un autunno iniziato a rilento, la fabbrica simbolo di Torino resta in attesa che la transizione industriale trovi finalmente la stabilità annunciata a maggio di quest’anno.