Pixel di tracciamento nelle email, cosa sono e le nuove regole per la privacy

Le aziende devono informare sul tracciamento delle aperture e, nei casi previsti, chiedere il consenso: si può rifiutare restando iscritti

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Claudio Cafarelli

Giornalista e content manager

Giornalista pubblicista laureato in economia, appassionato di SEO e ricerca di trend, content manager per agenzie italiane e straniere

Dal 29 ottobre 2026 sono pienamente applicabili le nuove regole del Garante della privacy sui pixel di tracciamento nelle email. Chi invia newsletter e comunicazioni elettroniche è tenuto a spiegare agli iscritti se e come monitora l’apertura dei messaggi e, nei casi previsti, a chiederne il consenso. Negli ultimi giorni molti utenti hanno ricevuto comunicazioni di aggiornamento delle condizioni sulla privacy. La ragione è la scadenza del periodo di sei mesi concesso dal Garante per adeguarsi alle linee guida approvate il 17 aprile 2026. Le nuove disposizioni riguardano una tecnologia utilizzata da tempo per misurare l’efficacia delle comunicazioni commerciali. Gli utenti possono rifiutare il tracciamento senza rinunciare alla ricezione delle newsletter alle quali sono iscritti.

Cosa sono i pixel di tracciamento nelle email e come funzionano

I pixel di tracciamento sono immagini di dimensioni molto ridotte, spesso trasparenti, inserite all’interno dei messaggi di posta elettronica. Quando il destinatario apre un’email e il programma utilizzato carica le immagini esterne, il pixel può inviare una richiesta a un server controllato dal mittente o da un fornitore del servizio. Questo meccanismo consente di raccogliere informazioni sulle interazioni con il messaggio.

A seconda della tecnologia utilizzata, chi invia la newsletter può conoscere se un’email è stata aperta, quando è avvenuta l’apertura e quante volte il contenuto è stato visualizzato. Le informazioni vengono utilizzate soprattutto per misurare il numero di lettori, valutare le campagne pubblicitarie e personalizzare le comunicazioni successive.

Il funzionamento dipende anche dalle impostazioni del servizio di posta elettronica. Alcuni programmi, infatti, limitano il caricamento delle immagini remote o adottano sistemi di protezione che possono rendere meno attendibili i dati sulle aperture.

Privacy, cosa prevedono le nuove regole del Garante dal 29 ottobre

Il Garante per la protezione dei dati personali ha approvato il 17 aprile 2026 nuove linee guida sull’utilizzo dei pixel nelle comunicazioni elettroniche. Il provvedimento è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 29 aprile e ha previsto un periodo di sei mesi per consentire agli operatori di adeguare i trattamenti già in corso. La scadenza del 29 ottobre ha quindi portato numerose aziende ad aggiornare le informative e le modalità di gestione del consenso.

L’Autorità ha chiarito che questi strumenti rientrano nell’ambito delle norme sulla protezione dei dati personali e, in particolare, delle disposizioni relative all’accesso alle informazioni presenti sui dispositivi degli utenti. Quando il tracciamento permette di analizzare il comportamento del singolo destinatario per finalità promozionali o di profilazione, è generalmente necessario acquisire un consenso preventivo. Le aziende devono spiegare quali informazioni vengono raccolte, per quali finalità sono utilizzate e come esercitare i propri diritti.

Quando il consenso ai pixel nelle email non è obbligatorio

Le nuove regole prevedono alcune situazioni nelle quali il consenso preventivo non è necessario. Una delle principali riguarda l’utilizzo dei pixel esclusivamente per statistiche aggregate, senza identificare o analizzare il comportamento dei singoli destinatari. In questi casi devono essere adottate misure tecniche che impediscano di ricondurre i dati raccolti a una persona specifica.

Sono inoltre previste eccezioni quando il tracciamento è strettamente necessario per determinate esigenze di sicurezza, come alcune procedure di autenticazione. Un’altra possibilità riguarda le comunicazioni di servizio per le quali è importante verificare l’effettiva presa di conoscenza da parte del destinatario.

Possono rientrare in questa categoria, a determinate condizioni, gli avvisi relativi a incidenti informatici, minacce di phishing, modifiche contrattuali e scadenze. Spetta comunque all’azienda verificare se siano rispettati i requisiti per utilizzare il tracciamento senza richiedere un’autorizzazione specifica.

Come disattivare il tracciamento delle newsletter senza cancellare l’iscrizione

Chi riceve newsletter può revocare il consenso all’utilizzo dei pixel di tracciamento. Le aziende devono mettere a disposizione modalità semplici per modificare le preferenze, ad esempio attraverso un collegamento presente nelle email o un’apposita sezione del sito. La revoca del consenso ai pixel non equivale alla cancellazione dalla newsletter.

L’utente può quindi scegliere di continuare a ricevere i messaggi senza autorizzare la raccolta dei dati individuali sulle aperture. Questa distinzione è uno degli aspetti principali delle linee guida: il destinatario deve poter gestire separatamente la ricezione delle comunicazioni e il monitoraggio del proprio comportamento.

Per modificare le preferenze è possibile consultare l’informativa sulla privacy del servizio, verificare le opzioni disponibili nell’area personale oppure contattare direttamente il mittente. Il rifiuto del tracciamento non deve comportare limitazioni nell’utilizzo del servizio.

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