Truffa rimborso canone Rai, falsi dipendenti comunali e telefonate ingannevoli

Truffa del canone Rai tramite telefonata, cosa succede a chi risponde e come riconoscere le proposte di falso rimborso

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Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

La telefonata apparentemente normale, l’insistenza, il linguaggio rassicurante e la promessa di rimborso del canone Rai che, in realtà, cela la truffa.

Si tratta della truffa del rimborso del canone Rai, che da tempo sta imperversando da Nord a Sud in Italia.

La truffa del rimborso del canone Rai

I truffatori si presentano telefonicamente come dipendenti comunali, conoscono nome, indirizzo e altre informazioni anagrafiche delle potenziali vittime, chiedono coordinate bancarie e provano a costruire un rapporto di fiducia sfruttando la buona fede dei cittadini, in particolare degli anziani.

La telefonata arriva a casa, o sul cellulare, da parte di un individuo che si qualifica come impiegato pubblico, annunciando che l’utente avrebbe diritto a un rimborso relativo al canone tv. Per procedere, però, “servirebbero le coordinate bancarie”. Una formula ripetuta e convincente, elaborata per carpire dati sensibili e accedere ai conti correnti.

Ma i truffatori sono sempre alla ricerca di modi nuovi per fregare il prossimo, e una variante del raggiro è la telefonata riguardante un presunto controllo sul contatore dell’acqua. Anche in questo caso il falso dipendente conosce nome e indirizzo della vittima. Di varianti, riportano le cronache, possono essercene anche delle altre. Gli episodi confermano che si tratta di un attacco sistematico, organizzato e capillare, mirato soprattutto a chi vive da solo o non dispone di strumenti per verificare l’autenticità delle comunicazioni. Chi viene preso di mira, possibilmente, è stato precedentemente osservato per giorni o per settimane.

Le autorità preposte sottolineano che nessun dipendente è autorizzato a contattare gli utenti telefonicamente per questioni relative a rimborsi, oneri o pagamenti. Le comunicazioni ufficiali avvengono esclusivamente tramite posta ordinaria, mail o Pec e mai tramite telefonate dirette o richieste immediate di dati bancari.

Truffe basate sulla pressione psicologica

I finti dipendenti comunali operano insistendo sull’urgenza (“si sbrighi perché il tempo è limitato”) facendo leva sulla paura di perdere il rimborso o di incorrere in sanzioni inesistenti. Gli enti locali ribadiscono che nessun Comune chiede rimborsi o dati sensibili per telefono.

Come difendersi dalle truffe

Di seguito il vademecum dell’Osservatorio sulla legalità della Regione Abruzzo per ridurre il rischio di cadere vittime di truffe:

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