Vongole e lupini spariti dai mari, la crisi climatica lascia a casa 220 lavoratori

Da 16 mesi barche ferme tra Friuli e Veneto: pescatori chiedono lo stato di calamità mentre si studiano cause e interventi ambientali

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Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

Non ci sono più vongole e lupini, ma non è una novità. Da 16 mesi, dalla fine del 2024, le barche dei vongolari veneti non escono più in mare. Si tratta di una vera e propria moria di vongole che ha colpito l’alto Adriatico, prima lungo le coste del Friuli e poi in Veneto. Secondo le associazioni di categoria, tra Goro e Trieste la risorsa è praticamente azzerata.

L’impatto sulle famiglie delle addette al comparto è grave e anche difficile da quantificare. Circa una settantina di pescatori, lo scorso venerdì 6 febbraio, si sono presentati alla capitaneria di porto di Venezia e hanno chiesto misure emergenziali. Si cerca di capire come risolvere la moria di vongole e lupini, ma le cause sono complesse e non del tutto chiarite. Gli esperti dei cambiamenti climatici hanno dato una loro risposta, ovvero che a causa di piogge intense molta acqua dolce è finita in mare e questo ha portato la morte delle vongole. Si pensano a delle soluzioni, anche piuttosto costose, come il ripristino ambientale per far sopravvivere le vongole.

Moria di vongole e lupini

Non è una crisi nuova, ma non è ancora stata trovata una soluzione. Si tratta di una situazione che unisce i cambiamenti climatici e quindi una crisi ambientale e una crisi lavorativa, perché riguarda moltissimi lavoratori che rischiano di perdere il posto. Va avanti dalla fine del 2024, momento nel quale dal mare sembrano essere sparite le vongole e i lupini.

Il settore è stato già compromesso dal granchio blu e il collasso definitivo del comparto si è avvicinato con l’assenza delle vongole. Tutta la costa adriatica sembra essere colpita e nessuna area è stata risparmiata.

Perché le vongole stanno morendo?

La sezione pesca della Coldiretti lo scorso anno ha lanciato l’allarme: tonnellate di valve vuote. Mentre l’Agenzia regionale per la prevenzione ambiente e ed energia dell’Emilia-Romagna (Arpae) indaga, l’ipotesi più probabile è la quantità di acqua dolce riversata nel Mar Adriatico.

Messa in altri termini: il cambiamento climatico, che causa eventi estremi come forti piogge fuori stagione, ha portato a un addolcimento delle acque e all’impossibilità per le vongole di sopravvivere. In pratica l’acqua piovana ha soffocato i molluschi.

Già dal 2023 in Veneto e in Emilia-Romagna gli allevamenti di vongole sono scomparsi. Grande responsabile fu il granchio blu, ma dal 2024 le analisi hanno portato a intercettare anche acqua dolce in mare. Altra causa potrebbero essere le sostanze tossiche, non ancora identificate, finite in mare attraverso il travaso delle acque fluviali. Quindi non soltanto acqua dolce, ma anche tutto ciò che i fiumi raccolgono, come gli elementi chimici utilizzati nella coltivazione.

La protesta dei vongolari

Non solo un disastro ambientale, ma anche economico. Lo scorso venerdì, una delegazione di circa 70 pescatori, in rappresentanza degli equipaggi attivi, ma fermi della zona, si è recata alla capitaneria di porto di Venezia.

Questi denunciavano una situazione ormai insostenibile e hanno consegnato una petizione dove chiedevano di affrontare l’emergenza a partire dal riconoscimento dello stato di calamità e l’attivazione di misure straordinarie di sostegno.

Sono almeno 200-220 gli addetti tra imprenditori e dipendenti che denunciano la situazione. Antonio Gottardo, responsabile del settore agroalimentare e pesca di Legacoop Veneto, ha chiarito:

C’è una crisi ambientale, legata ai cambiamenti climatici e fenomeni di inquinamento.

Anche se si attivasse ora la pratica di ripristino delle acque, aggiunge, di fronte ci sarà almeno un altro anno di fermo. Inutile il tentativo di importare delle vongole dalle Marche, perché sono morte anche quelle: nell’acqua dell’alto Adriatico, tra piogge e temperature elevate, non c’è più un ambiente adatto.

Si attende per l’inizio della settimana un incontro con il presidente della regione Alberto Stefani. Si chiedono nuovi sostegni e le risorse per coprire il disagio delle famiglie coinvolte nel settore. Ma si prefigura anche un appuntamento con il Governo, con un incontro a Roma intorno al 10 febbraio.

La soluzione potrebbe passare attraverso un piano morfologico da 14 milioni di euro per stabilizzare il sistema marino e permettere la sopravvivenza della specie, come ha spiegato la sessione regionale alla pesca Dario Bond.

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