La nuova tassa sui pacchi introdotta dal Governo all’inizio del 2026 sta producendo effetti diversi da quelli attesi. Il contributo di due euro sui pacchi di valore inferiore ai 150 euro provenienti da Paesi extra Ue nasce con l’obiettivo dichiarato di limitare l’ingresso di merci a basso costo, in particolare dalla Cina, e di recuperare risorse per i conti pubblici. A poche settimane dall’entrata in vigore, emergono criticità che stanno penalizzando il sistema logistico italiano senza garantire il gettito previsto.
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Come nasce la tassa sui pacchi
La misura è scattata il 1° gennaio 2026 e anticipa la tassa europea da tre euro approvata dall’Unione Europea, che entrerà in vigore a luglio. L’Italia ha scelto di muoversi in anticipo per colmare un vuoto di bilancio creato dalla cancellazione della tassa sui dividendi finanziari durante l’iter della Legge di Bilancio. Secondo le stime iniziali, il contributo sui pacchi avrebbe dovuto garantire tra i 120 e i 245 milioni di euro all’anno.
La struttura flessibile delle grandi piattaforme
Fin dall’annuncio della misura, le associazioni di categoria avevano espresso forti dubbi. Le grandi piattaforme di e-commerce internazionale, come Shein, Temu e AliExpress, dispongono infatti di una struttura logistica flessibile e di una presenza diffusa in Europa, che consente loro di riorganizzare rapidamente le rotte di spedizione.
Andrea Cappa, direttore generale di Confetra, la Confederazione generale italiana dei trasporti e della logistica, ha spiegato che il Governo non ha tenuto conto di un elemento chiave:
La merce trova sempre la strada migliore.
Negli ultimi anni, infatti, l’e-commerce ha continuato a crescere nonostante crisi geopolitiche, tensioni commerciali, dazi e problemi nelle principali rotte marittime.
Come viene aggirata la tassa sui pacchi
Secondo quanto segnalato da Confetra, gli operatori dell’e-commerce hanno individuato rapidamente soluzioni alternative per evitare il pagamento del contributo. Una delle strategie più diffuse consiste nel far arrivare i pacchi in altri Paesi europei dove la tassa sui pacchi non è ancora in vigore, come Francia, Germania o Ungheria, per poi trasferire la merce in Italia su gomma.
Il mercato unico europeo consente questi spostamenti senza particolari vincoli. Dal punto di vista dei costi, il trasporto aereo diretto in Italia con migliaia di piccoli pacchi può comportare un aggravio fino a 20mila euro per volo rispetto allo scorso anno. Al contrario, il trasporto via camion da un altro Paese europeo può costare intorno ai 3mila euro, risultando quindi più conveniente.
Un’altra possibilità è far atterrare i voli cargo in Italia e successivamente trasferire le merci in un altro Stato membro per lo sdoganamento, sfruttando il regime di transito doganale previsto dalle norme europee. Dopo le operazioni doganali, i pacchi rientrano in Italia su strada. Si tratta di un percorso più lungo, ma comunque meno oneroso per le aziende che basano il loro modello di business su margini ridotti.
Gli effetti su aeroporti e traffici italiani
Le conseguenze per il sistema logistico nazionale sono già evidenti. Cappa ha dichiarato che dall’inizio dell’anno l’aeroporto di Malpensa, uno dei principali hub cargo italiani, avrebbe perso oltre 30 voli merci. Le destinazioni alternative individuate dalle compagnie sarebbero scali come Liegi, Budapest, Francoforte, Colonia e Parigi.
Anche i dati disponibili confermano un rallentamento dei flussi. Le rilevazioni dell’Agenzia delle Dogane mostrerebbero che nei primi quindici giorni del 2026 le spedizioni sotto i 150 euro sono diminuite di circa il 40% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Ha sottolineato Cappa:
Non incassiamo il contributo, le merci entrano comunque, aumentano i camion e l’inquinamento, e perdiamo traffici, occupazione e fatturato.
L’aumento del trasporto su gomma, inoltre, va in direzione opposta rispetto agli obiettivi ambientali e di riduzione delle emissioni, introducendo un effetto collaterale che non era stato considerato nella fase di progettazione della misura.
L’ipotesi di una sospensione
Forza Italia ha presentato un emendamento al decreto Milleproroghe per sospendere la tassa sui pacchi e rinviarne l’applicazione almeno fino all’entrata in vigore del contributo europeo di luglio. L’emendamento prevede la rinuncia a circa 61,2 milioni di euro di gettito stimato.
Si tratta di una cifra considerata in larga parte teorica, proprio perché le strategie di elusione già emerse rendono difficile il raggiungimento degli obiettivi di incasso inizialmente previsti. Al momento, il Governo non ha ancora espresso una posizione ufficiale sulla proposta di sospensione.