Guerra Israele-Iran: perché il conflitto è illegale secondo il diritto internazionale?

La Carta delle Nazioni Unite proibisce l’uso della forza contro un altro Stato salvo eccezioni limitate. L’operazione militare contro l’Iran riapre il dibattito sulla legalità della guerra preventiva.

Pubblicato:

Giorgia Dumitrascu

Avvocato civilista

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Israele ha colpito l’Iran con il sostegno degli Stati Uniti e, nelle stesse ore, nel dibattito internazionale è emersa l’espressione: guerra illegale. Nel diritto internazionale l’uso della forza contro un altro Stato è infatti vietato, salvo eccezioni molto limitate previste dalla Carta delle Nazioni Unite. È su questo crinale che l’escalation in Medio Oriente diventa una questione giuridica, prima ancora che diplomatica, capire se l’attacco contro l’Iran rientri nelle eccezioni previste dal sistema ONU oppure configuri una violazione del divieto che, dal 1945, dovrebbe impedire guerre unilaterali e cambi di regime imposti con le armi.

Cosa sta accadendo: l’attacco contro l’Iran

I bombardamenti israeliani e americani contro obiettivi in Iran hanno aperto una nuova fase di tensione in Medio Oriente. Diverse installazioni militari e infrastrutture strategiche iraniane sono state colpite in varie zone del Paese. Nelle stesse ore il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha invitato la popolazione a prepararsi a possibili ritorsioni e a utilizzare i rifugi antiaerei, segnalando il timore di una risposta militare da parte di Teheran.

La giustificazione ufficiale dell’operazione è arrivata dalla Casa Bianca. Il presidente degli USA Donald Trump ha indicato tra gli obiettivi dell’intervento la distruzione del programma missilistico iraniano, l’indebolimento delle forze navali di Teheran e la neutralizzazione della capacità operativa delle milizie sostenute dall’Iran nella regione. Washington ha inoltre ribadito che l’azione militare mira a impedire che la Repubblica islamica possa dotarsi di un’arma nucleare.

“L’operazione ha però alimentato un immediato dibattito sulla sua legittimità, perché non sono stati resi pubblici rapporti di intelligence che indichino un attacco imminente da parte dell’Iran né prove definitive dell’esistenza di un programma nucleare militare già operativo”.

Il principio che dovrebbe impedire la guerra: il divieto dell’uso della forza

Il divieto di usare la forza tra Stati nasce dopo le devastazioni delle due Guerre Mondiali, nel tentativo della comunità internazionale di limitare il ricorso alla guerra come strumento di politica estera.
L’articolo 2, paragrafo 4, della Carta delle Nazioni Unite, stabilisce che:

«Tutti gli Stati i membri devono astenersi nelle loro relazioni internazionali dalla minaccia o dall’uso della forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di qualsiasi Stato».

Tale principio ha influenzato anche gli ordinamenti costituzionali degli Stati Membri dopo la Seconda guerra mondiale. L’art.11 della Costituzione stabilisce che il Paese “ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”, richiamando un’impostazione coerente con il sistema di sicurezza collettiva previsto dalla Carta delle Nazioni Unite.

Quando la guerra è ammessa dal diritto internazionale?

La stessa Carta delle Nazioni Unite prevede alcune eccezioni limitate nelle quali l’azione militare può trovare una giustificazione giuridica. L’art. 51 della Carta ONU prevede il diritto di legittima difesa.

“Uno Stato può reagire militarmente se subisce un attacco armato, fino a quando il Consiglio di sicurezza non intervenga per ristabilire la pace e la sicurezza internazionale”.

Prassi e giurisprudenza internazionale richiedono che la risposta sia necessaria e proporzionata, cioè che l’azione militare sia l’unico mezzo disponibile per respingere l’attacco e che l’intensità della reazione non ecceda quanto strettamente necessario.
L’altra eccezione al divieto dell’uso della forza è l’autorizzazione del Consiglio di sicurezza prevista dal Capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite.

“Se il Consiglio di sicurezza accerta una minaccia alla pace, una violazione della pace o un atto di aggressione, può autorizzare l’uso della forza collettiva per mantenere o ristabilire la sicurezza internazionale”.

In questo caso l’intervento militare non è un’iniziativa unilaterale di uno Stato, ma un’azione decisa nell’ambito del sistema di sicurezza collettiva previsto dall’ordinamento internazionale.
Washington e Tel Aviv hanno presentato l’operazione come un’azione preventiva, diretta a neutralizzare una minaccia imminente. Tuttavia nel diritto internazionale l’autodifesa è ammessa solo quando l’attacco del nemico è concreto, imminente e inevitabile, e non quando si fonda su una valutazione politica o strategica del rischio.

Perché si parla di guerra illegale?

L’attacco contro l’Iran è difficilmente conciliabile con il divieto dell’uso della forza previsto dal diritto internazionale. La discussione dottrinale riguarda soprattutto il presupposto dell’operazione militare.
Tra le motivazioni richiamate per giustificare l’operazione vi è il programma nucleare iraniano. Tuttavia, tale programma è sottoposto ai controlli della International Atomic Energy Agency (IAEA), l’organismo incaricato di verificare che le attività nucleari degli Stati aderenti rimangano entro finalità civili. Il sospetto, anche plausibile, che in futuro l’Iran possa sviluppare armi atomiche non costituirebbe un presupposto sufficiente per un attacco armato unilaterale.

L’aspetto più controverso riguarda la possibilità di invocare una forma di autodifesa preventiva. La legittima difesa è ammessa solo se c’è un attacco armato o una minaccia concreta imminente e inevitabile. Un’azione militare fondata su una valutazione strategica di rischio futuro, rimane oggetto di forte contestazione giuridica.
Se un comportamento statale è considerato una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale, la questione deve essere portata all’attenzione dinanzi al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che è l’organo competente a valutare la situazione e ad autorizzare eventuali misure coercitive, comprese quelle militari.

Nel caso dell’Iran, inoltre, l’operazione militare è stata accompagnata da dichiarazioni politiche che indicano anche l’obiettivo di un cambio di regime. Nel diritto internazionale un intervento armato finalizzato a modificare l’assetto politico di uno Stato non costituisce una giustificazione giuridica autonoma.

Chi stabilisce se una guerra è illegale?

Nel diritto internazionale non c’è un’autorità unica che dichiari formalmente se una guerra sia “legale” o “illegale”.
Il primo luogo in cui la questione può essere affrontata è il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che ha la responsabilità principale di mantenere la pace e la sicurezza internazionale. Se il Consiglio ritiene che vi sia una minaccia alla pace o una violazione del diritto internazionale, può adottare risoluzioni di condanna, imporre sanzioni oppure autorizzare interventi militari collettivi.

Un ruolo di rilievo può essere svolto anche dalla Corte internazionale di giustizia, il principale organo giudiziario delle Nazioni Unite. La Corte può essere chiamata a valutare la legittimità di determinate azioni militari quando gli Stati coinvolti accettano la sua giurisdizione.
Nella pratica, tuttavia, la qualificazione giuridica di un conflitto emerge spesso da un processo più complesso, che coinvolge governi, organizzazioni internazionali, giuristi e opinione pubblica.

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