Stop al condono edilizio nel decreto Milleproroghe, bocciata la sanatoria

Nessuna riapertura della sanatoria del 2003: respinti gli emendamenti di FdI, Lega e FI per estraneità di materia

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Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

Non ci sarà il condono edilizio nel decreto Milleproroghe. Sui 250 emendamenti dichiarati inammissibili, 98 sono state le richieste di riesame e solo 12 sono stati riammessi. Tra questi non compare la riapertura del condono edilizio del 2003.

Il nuovo tentativo di condono, dopo quello inserito nella legge di bilancio, si è provato a farlo rientrare anche nel decreto Milleproroghe. Una proposta arrivava da Fratelli d’Italia, una dalla Lega e una da Forza Italia. L’obiettivo era modificare l’articolo 32 del decreto del 2003 e permettere alle Regioni di adottare una legge di attuazione della sanatoria.

Stop al condono edilizio del 2003

La discussione sugli emendamenti dichiarati inammissibili si è conclusa con poche riammissioni e molte bocciature. Su 250 emendamenti al decreto Milleproroghe, le Commissioni Affari costituzionali e Bilancio del Senato hanno consentito il riesame di 98 proposte.

Alla fine, quelli che hanno superato il supplemento di istruttoria e sono stati riammessi risultano 12. Si legge:

Alla luce delle argomentazioni formulate nei ricorsi presentati, nonché a seguito di un supplemento di istruttoria, si è ritenuto di riammettere 12 emendamenti.

Due emendamenti sui quali puntava la maggioranza non sono passati: quello sul condono edilizio del 2003 e quello sull’ampliamento della platea per la rottamazione quater.

Condono edilizio: la proposta

Ci hanno provato tutti i partiti di maggioranza. Erano tre gli emendamenti, identici, presentati al Milleproroghe: quello di Fratelli d’Italia a firma Vietri, quello della Lega a firma Zinzi e quello di Forza Italia a firma Patriarca. Il motivo del respingimento è stato l’“estraneità di materia”.

Nessuno dei tre è passato, ma tutti miravano a modificare l’articolo 32 del decreto del 2003 per affidare alle Regioni il compito di adottare una legge di attuazione della sanatoria.

La proposta di modifica prevedeva la possibilità di sanare diverse tipologie di opere illecite, come:

La proposta avrebbe avuto validità su tutto il territorio nazionale, purché non rientrasse nei casi di “insuscettibilità assoluta di sanatoria”.

Con l’emendamento si demandava alle Regioni il compito di adottare una disciplina attuativa rigorosa, stabilendo condizioni, modalità e limiti per l’accesso alla sanatoria.

Le critiche dell’opposizione

La proposta di condono edilizio aveva suscitato fin da subito forti critiche. Le opposizioni avevano accusato la maggioranza di una mossa irresponsabile, soprattutto alla luce dei gravi danni causati dal ciclone Harry in Calabria, Sicilia e Sardegna.

Legambiente, da parte sua, ha ricordato che il rischio è quello di incentivare l’abusivismo edilizio, che in alcune regioni supera il 60% delle oltre 70.000 ordinanze di demolizione emesse tra il 2004 e il 2022, in particolare in Campania, Puglia, Lazio e Sicilia.

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