Assegno unico più basso dopo 1 anno di vita: perché l’importo diminuisce

L’assegno unico diminuisce dopo il primo anno del figlio, il motivo della riduzione e cosa è previsto se non si aggiorna l'ISEE

3 min di lettura

Claudio Cafarelli

Giornalista e content manager

Giornalista pubblicista laureato in economia, appassionato di SEO e ricerca di trend, content manager per agenzie italiane e straniere

L’assegno unico può diminuire dopo il primo anno di vita del figlio. La riduzione non dipende necessariamente da un errore dell’INPS o da una variazione dell’ISEE, ma dalla fine di una maggiorazione prevista per i bambini con meno di 12 mesi. La regola riguarda l’Assegno Unico e Universale riconosciuto alle famiglie con figli a carico. La misura viene pagata ogni mese dall’INPS e l’importo varia in base all’ISEE, all’età dei figli, al numero dei componenti del nucleo e alla presenza di eventuali maggiorazioni. Per i figli con meno di un anno, la normativa prevede un aumento del 50% dell’importo spettante. Quando il bambino compie un anno, questa maggiorazione termina e l’assegno torna alla quota ordinaria.

Perché l’assegno unico diminuisce dopo un anno di vita

La diminuzione è legata alla fine della maggiorazione prevista per i neonati. Le FAQ INPS sull’Assegno Unico indicano che la maggiorazione spetta anche “per ciascun figlio di età inferiore ad un anno”. La stessa documentazione precisa che, per ogni figlio sotto l’anno di età, l’importo dell’assegno unico calcolato in base all’ISEE viene incrementato del 50% fino al compimento del primo anno di vita. Dal mese successivo, quindi, la famiglia non riceve più l’extra legato al primo anno. Resta l’importo ordinario previsto per un figlio minorenne, calcolato secondo la fascia ISEE del nucleo.

Un esempio aiuta a capire il meccanismo. Se un figlio è nato ad agosto 2025, la maggiorazione del 50% si applica fino al compimento del primo anno di età, quindi fino ad agosto 2026. Da settembre 2026, l’assegno può risultare più basso perché viene meno l’aumento previsto per i bambini sotto i 12 mesi. Se, ad esempio, in base all’ISEE la famiglia ha diritto a un importo ordinario di 200 euro al mese, nel primo anno di vita del figlio l’assegno può arrivare a 300 euro, grazie alla maggiorazione del 50%. Dopo il primo compleanno, l’importo torna a 200 euro, salvo altre maggiorazioni spettanti. La riduzione, in questo caso, sarebbe di 100 euro al mese.

Quando la riduzione non dipende dal primo compleanno

Non tutte le diminuzioni dell’assegno unico sono collegate alla fine della maggiorazione per i neonati. L’importo può cambiare anche per effetto dell’ISEE aggiornato, della composizione del nucleo familiare o della perdita di altre maggiorazioni. Nel 2026, l’importo massimo per ciascun figlio minorenne è indicato in circa 203,80 euro mensili per i nuclei con ISEE fino a 17.468,51 euro. Per chi ha un ISEE alto o non presenta l’indicatore, l’importo minimo si colloca intorno a 58-59 euro al mese. A questi importi possono aggiungersi eventuali maggiorazioni, ad esempio per figli successivi al secondo, nuclei numerosi, figli con disabilità, madri sotto i 21 anni o genitori entrambi lavoratori.

Perché è importante aggiornare l’ISEE

A prescindere dall’età dei propri figli, dal 2023 l’assegno unico viene rinnovato automaticamente per chi ha già una domanda valida. Non serve quindi presentare una nuova domanda ogni anno, salvo variazioni nel nucleo familiare o nella situazione che dà diritto alla prestazione. Resta però necessario aggiornare l’ISEE per evitare l’erogazione dell’importo minimo. La riduzione dopo il primo anno del figlio, invece, è un effetto ordinario della normativa: termina l’incremento per i neonati e resta la quota base spettante alla famiglia.

© Italiaonline S.p.A. 2026Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963