Donald Trump è tornato a ravvivare la propria personale guerra commerciale, che stavolta si sposta sul terreno della salute. Il presidente degli Stati Uniti ha infatti annunciato dazi fino al 200% sui farmaci generici importati.
L’obiettivo è chiaro: riportare la produzione di medicinali sul suolo americano. Una misura che sarà scaglionata negli anni, che rischia d’avere ripercussioni pesanti su svariati Paesi, Italia compresa, tra i grandi produttori farmaceutici d’Europa.
L’annuncio, neanche a dirlo, è arrivato tramite la piattaforma Truth. Ennesimo tassello nel grande mosaico dell’offensiva americana sui dazi, che coinvolge numerose realtà nel mondo. Ecco nel dettaglio cosa ha deciso Trump e quando dovrebbero scattare le nuove tariffe.
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Dazi sui farmaci: nuovo attacco di Trump
Non c’è mai da annoiarsi con Trump, tornato alla carica con alcune novità sui farmaci generici, ovvero quei medicinali equivalenti privi di brevetto. Fino a oggi risultano esentati dai dazi sul settore farmaceutico, che sono stati introdotti ad aprile (possono arrivare fino al 100%), ma non sarà così a lungo.
Secondo l’annuncio, infatti, questi prodotti saranno soggetti a tariffe crescenti fino al 200%. Invariate invece le misure già applicata per i farmaci di marca e brevettati. Certo di poter vincere questo braccio di ferro col resto del mondo, così come di poter restare alla Casa Bianca fino al termine del suo secondo mandato, Trump ha annunciato:
“Riportiamo la produzione di farmaci generici negli Stati Uniti, penalizzando le aziende che decidono di non costruire stabilimenti e impianti entro i tempi stabiliti”.
Quando scattano i dazi e come funzionano
I nuovi dazi voluti da Trump seguiranno un calendario ben preciso:
- dal 1° agosto 2026 i farmaci generici importati continueranno a beneficiare di un dazio pari a zero per 2 anni;
- dal 1° agosto 2028 l’aliquota salirà al 100% per un anno;
- a partire dal 2029 l’aliquota salirà fino al 200%.
Si può serenamente dire che Washington stia dando tempo due anni alle aziende per spostare o avviare la produzione negli USA. Chiunque non voglia o possa farlo, o magari risulti in ritardo, pagherà dazi proibitivi.
L’Italia rischia: tra i Paesi più colpiti
L’Italia è tra i maggiori produttori farmaceutici d’Europa. Questo comparto è tra i principali nell’ambito dell’export verso gli Stati Uniti, per un valore complessivo di diversi miliardi di euro all’anno. Una quota consistente riguarda proprio i generici e i principi attivi, che si ritrovano ora (dal 2028, in realtà) a sottostare a tariffazioni assurde.
A ciò si aggiunge poi un secondo fronte, con Trump che ha annunciato l’intenzione di introdurre dazi tra il 10 e il 12,5% su una sessantina di Paesi. Quali saranno? Quelli a lui più antipatici, verrebbe da pensare, considerando il clima da quinta elementare della gestione estera degli USA in questi mesi. Rischiamo? Decisamente, ripensando ai rapporti complessi tra il presidente e la premier Giorgia Meloni.