La guerra in Iran cambia improvvisamente le aspettative dei mercati sulla politica monetaria europea.
Secondo quanto riportato da Bloomberg, il mercato monetario dà ormai per scontato un rialzo dei tassi della Bce nel 2026, con una stretta di almeno 25 punti base.
Indice
Tassi Bce verso un aumento nel 2026
Le scommesse dei trader attribuiscono una probabilità del 100% a un aumento del costo del denaro, uno scenario che solo una settimana fa appariva contrario alla visione dominante del mercato.
Il cambio di prospettiva è già visibile sui mercati obbligazionari: i rendimenti dei titoli di Stato stanno salendo, segnale che gli investitori si stanno preparando a tassi più alti e a una possibile nuova pressione inflazionistica.
In Italia, il Btp decennale è salito di circa 5 punti base fino al 3,6%, riflettendo l’aumento delle aspettative sui tassi e il clima di incertezza geopolitica.
Nonostante il cambiamento nelle aspettative dei mercati, la Banca centrale europea mantiene una linea prudente.
José Luis Escrivá, governatore della Banca di Spagna e membro del Consiglio direttivo della Bce, ha dichiarato che è molto improbabile che l’istituto modifichi i tassi nella prossima riunione.
Secondo Escrivá, la Banca centrale europea avrà bisogno di tempo per capire quanto il conflitto in Medio Oriente influenzerà davvero l’inflazione europea.
“Con le informazioni di cui dispongo ritengo molto improbabile che toccheremo i tassi nella prossima riunione”, ha spiegato in un’intervista all’emittente catalana TV3.
Il banchiere centrale ha comunque riconosciuto che effetti sull’inflazione sono inevitabili, anche se potrebbero rimanere limitati.
Inflazione ed energia
Il vero timore dei mercati riguarda soprattutto energia e logistica globale. La guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, estesa ad altri Paesi del Golfo, rischia infatti di:
- far salire a lungo i prezzi del petrolio e del gas;
- interrompere le catene di approvvigionamento;
- aumentare i costi di trasporto e produzione.
Se questi fattori dovessero consolidarsi nel tempo, l’inflazione nell’Eurozona potrebbe tornare a salire proprio mentre la Bce stava cercando di stabilizzarla intorno all’obiettivo del 2%.
Cosa succede a mutui, prestiti e credito
Il vero effetto della nuova tensione geopolitica si vede nel costo del denaro e nei mercati obbligazionari. Quando gli investitori prevedono tassi più alti, succedono tre cose.
Il primo effetto riguarda l’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato, che sta già accadendo. Il rialzo del Btp decennale indica che gli investitori chiedono interessi più alti per comprare debito pubblico. Questo ha un effetto a catena su tutto il sistema finanziario.
Secondo effetto: mutui e prestiti rischiano di diventare più cari. I tassi applicati da banche e finanziarie dipendono in larga parte da costo della raccolta bancaria, rendimenti dei titoli di Stato e aspettative sui tassi Bce. Se il mercato si convince che i tassi resteranno alti o torneranno a salire:
- i mutui variabili smettono di scendere;
- i mutui fissi diventano meno convenienti;
- i prestiti al consumo possono tornare a rincarare.
Non è un effetto immediato, ma le aspettative dei mercati spesso anticipano di mesi le decisioni delle banche centrali.
Terzo effetto: le banche diventano più prudenti nel credito dal momento che un contesto di inflazione incerta, crescita economica debole e tensioni geopolitiche porta spesso gli istituti di credito a ridurre il rischio nei prestiti, soprattutto verso imprese più indebitate o famiglie con redditi instabili. Questo può rallentare ulteriormente l’economia.
La Bce per ora osserva e attende. Lo scenario sarà influenzato da tre fattori chiave:
- quanto durerà la guerra in Medio Oriente.
- l’andamento dei prezzi dell’energia;
- la risposta dell’inflazione nell’Eurozona.