La guerra in Iran ha innescato una nuova crisi nei prezzi dell’energia, dal petrolio al gas. L’energia non manca, ma costa troppo e lo shock dei prezzi potrebbe peggiorare.
E l’Europa si ritrova ad affrontare la terza crisi sistemica nel giro di meno di un decennio, dopo la pandemia e dopo la guerra in Ucraina.
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Il piano Ue sull’energia
Il piano d’emergenza dell’Unione europea sull’energia, anticipato dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, arriva quando in poco più di due settimane l’Ue ha già sostenuto circa 6 miliardi di euro di costi aggiuntivi per le importazioni energetiche.
Il piano di Bruxelles si concentra su misure immediate per proteggere famiglie e imprese, in particolare le industrie energivore che sono già sotto pressione e che, a cascata, hanno innescato la sofferenza del settore bancario.
Il piano prevede:
- maggiore flessibilità sugli aiuti di Stato;
- riduzione delle tasse sulle bollette elettriche;
- spinta alla riduzione dei consumi;
- accelerazione sulle energie rinnovabili.
In sintesi: per l’Ue le rinnovabili restano la soluzione di lungo periodo ma nel brevissimo periodo bisogna aggiungere meccanismi per risolvere la volatilità dovuta a prezzi elevati e tensioni geopolitiche.
La riforma Ets
La vera battaglia si giocherà però sul sistema Ets (Emission Trading System), il mercato europeo delle emissioni. Von der Leyen sembra avere abbandonato posizioni massimaliste per aprire a una revisione che renda “più realistica” (parole sue) la traiettoria della decarbonizzazione, introducendo:
- nuovi benchmark;
- rafforzamento della riserva di stabilità del mercato;
- maggiore flessibilità su quote e permessi.
In pratica, facendo un bagno di realtà, la Commissione Ue si è accorta che i vecchi obiettivi volti a ridurre le emissioni di gas serra rischiavano di azzoppare l’industria europea, con drammatiche ricadute quali la perdita di quote di mercato, soprattutto a vantaggio dei competitor cinesi, e il rischio di tagli alla manodopera.
“Stiamo accelerando il lavoro sulla prossima revisione dell’Ets (Emission Trading System), in particolare per definire una traiettoria di decarbonizzazione più realistica oltre il 2030”. Questo l’annuncio di Ursula von der Leyen nella lettera in cui ha aggiornato il Consiglio europeo sui temi della competitività in vista del summit di giovedì 19 e venerdì 20 marzo. Escluso comunque lo stop totale al sistema.
Energia e geopolitica
Per quanto riguarda l’energia, il rischio principale è legato allo Stretto di Hormuz, snodo strategico per il trasporto di petrolio. Un’eventuale escalation potrebbe provocare un ulteriore shock sui prezzi di petrolio e gas, ma anche di altri beni come i fertilizzanti. Il commissario europeo all’Energia Dan Jorgensen ha avvertito: la situazione “può aggravarsi ulteriormente” e richiede misure immediate.
Stop definitivo al gas russo
Per quanto riguarda le tensioni a est, la linea geopolitica non cambia e rimane confermata l’uscita totale dall’energia russa. “Non importeremo più nemmeno una molecola”, ha ribadito Jorgensen, mentre si lavora a nuove norme per eliminare anche le deroghe ancora attive per alcuni Paesi. La posizione, però, non piace all’Ungheria di Viktor Orbán, che è già pronta a usare il veto su altri dossier. Da parte sua, Vladimir Putin, un po’ sul serio e un po’ provocando, si è detto disposto ad aiutare l’Europa fornendo materie prime energetiche per far fronte alla crisi di Hormuz.