Dopo mesi di dibattito, il governo italiano riporta l’attenzione sulla politica industriale nazionale per l’automotive. Con un pacchetto da 1,6 miliardi di euro, l’esecutivo rilancia un settore strategico, stretto tra transizione tecnologica, concorrenza internazionale e sfide occupazionali.
La svolta arriva dall’ultimo Tavolo Automotive al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, che ha sbloccato il Fondo Automotive, rimasto in standby per quasi un anno.
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Il lungo stallo e la svolta
Il Fondo Automotive era stato istituito nel governo Draghi con una dotazione pluriennale fino al 2030. Ma la Legge di Bilancio 2023 ne aveva assorbito oltre 4,5 miliardi per altre finalità, ridimensionandolo drasticamente.
Nel 2024, il provvedimento è rimasto inattivo, con il decreto della Presidenza del Consiglio, necessario per autorizzare l’impiego delle risorse residue, che non aveva completato l’iter di approvazione. Secondo fonti industriali, ha pesato anche una cautela politica, legata alla volontà di verificare il rispetto degli impegni di investimento e produzione in Italia assunti da Stellantis al tavolo istituzionale di fine 2024.
Ora, con lo sblocco delle risorse, il governo torna a dialogare con l’intera filiera e dare un segnale di continuità industriale. La mossa arriva in un momento delicato: i numeri di Stellantis in Italia, secondo il report Fim Cisl, sono in calo del 20% rispetto al 2024, attestandosi sotto le 380.000 unità. Tuttavia, nell’ultimo incontro al Mimit sarebbero arrivate indicazioni positive, con una ripresa della produzione trainata dalla Fiat 500 ibrida a Mirafiori e un aumento degli acquisti dai componentisti italiani.
La struttura del Fondo
L’impostazione del nuovo Fondo Automotive 2026-2030 è chiara: privilegiare il rafforzamento strutturale della filiera produttiva rispetto agli incentivi una-tantum alla domanda. La ripartizione delle risorse lo conferma:
- il 75% dei fondi (circa 1,2 miliardi) è destinato al sostegno dell’offerta industriale;
il restante 25% (circa 400 milioni) è riservato a misure per la domanda.
Degli 1,2 miliardi, 750 milioni finanzieranno gli “Accordi per l’innovazione per ricerca e sviluppo”, mentre 450 andranno ai “Contratti di sviluppo” per investimenti produttivi, inclusi i mini-contratti per le Pmi.
Le misure per la domanda
Sul fronte della domanda, le risorse sono più limitate ma articolate su interventi mirati. Tra i 400 milioni complessivi trovano spazio:
- il bonus per le colonnine di ricarica private;
- il leasing sociale a lungo termine per veicoli elettrici e ibridi, destinato a famiglie a basso reddito (50 milioni);
- l’ecobonus per i veicoli commerciali leggeri (180 milioni), con un occhio di riguardo alla produzione Stellantis di Atessa;
- incentivi per ciclomotori, motocicli e quadricicli (circa 90 milioni).
Novità importante è il ritorno degli incentivi per il retrofit a gas. Il governo ha destinato 21 milioni di euro per il quinquennio 2026-2030 alla trasformazione a Gpl e metano delle auto a benzina già circolanti. Una misura attesa, che punta a ridurre le emissioni di CO2 e inquinanti locali senza incentivare l’acquisto di veicoli nuovi, offrendo un’opzione accessibile per il parco auto italiano.
La discontinuità rispetto al passato
Il nuovo Fondo Automotive segna una netta discontinuità rispetto al passato, in quanto non prevede alcun incentivo all’acquisto di auto nuove. Il Governo intende concentrare le risorse su infrastrutture, sostegno all’utilizzo e una transizione graduale del parco macchine, attraverso il retrofit e il ricambio dei veicoli commerciali e delle due ruote.
Si tratta di una scommessa precisa: puntare sulla resilienza della filiera produttiva e su interventi “pragmatici” per la riduzione delle emissioni. Questo in attesa che il mercato dell’elettrico maturi e che i piani industriali, come quello di Stellantis, producano effetti concreti sulla produzione nazionale.