L’avvio del 2026 si caratterizza per uno spread tra Btp e Bund su livelli contenuti. Nella prima seduta dell’anno 2026, il differenziale di rendimento tra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi a dieci anni si è attestato intorno ai 69 punti base, con lievi oscillazioni nel corso della giornata fino a quota 71 punti. Valori che confermano una fase di relativa stabilità sul mercato dei titoli di Stato, accompagnata da rendimenti ancora elevati per il debito pubblico italiano. Il rendimento del Btp decennale di riferimento si muove infatti nell’area del 3,55-3,58%, in linea con i livelli di fine 2025. Un dato che assume particolare rilievo se inserito nel contesto di progressiva riduzione dei tassi di interesse da parte della Banca centrale europea.
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Cos’è lo spread Btp-Bund
Lo spread Btp-Bund misura la differenza di rendimento tra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi con la stessa scadenza, generalmente il decennale. Il Bund è considerato il titolo più sicuro dell’area euro e rappresenta il termine di paragone per valutare il rischio percepito sui Paesi con un debito pubblico più elevato, come l’Italia.
Uno spread basso indica che il mercato percepisce una distanza ridotta in termini di rischio tra i due emittenti. Al contrario, un differenziale elevato segnala tensioni finanziarie o incertezze sulla sostenibilità del debito.
Spread sotto i 70 punti: cosa segnala il mercato
Con uno spread che si mantiene intorno ai 70 punti base, il mercato esprime una valutazione complessivamente positiva sul profilo di rischio dell’Italia. Si tratta di livelli lontani dalle fasi di maggiore tensione degli ultimi anni e coerenti con una fase di maggiore fiducia nella capacità dello Stato di far fronte ai propri impegni finanziari.
Questo quadro si riflette anche sull’andamento dei rendimenti. Nonostante la discesa dei tassi ufficiali, i Btp continuano a offrire cedole interessanti, soprattutto sulle scadenze medio-lunghe, grazie al premio di rendimento rispetto ai titoli tedeschi.
I rendimenti e le opportunità per i risparmiatori
Un rendimento intorno al 3,5% sul decennale italiano rappresenta un livello elevato in termini storici recenti. Per i risparmiatori, ciò significa poter contare su un flusso cedolare regolare, con una tassazione agevolata al 12,5% rispetto ad altre forme di investimento finanziario.
In presenza di un’inflazione che negli ultimi mesi si è stabilizzata su valori prossimi all’1,5%, il rendimento reale dei titoli di Stato italiani resta positivo. Anche tenendo conto dell’imposta sul capital gain, il rendimento netto conserva una sua attrattività per chi cerca strumenti a rischio contenuto.
Il contesto delle nuove emissioni
Nel corso del 2026 il Ministero dell’Economia e delle Finanze dovrà affrontare scadenze di titoli di Stato per circa 400 miliardi di euro. Con il venir meno del sostegno diretto della Bce agli acquisti di debito pubblico, il Tesoro dovrà fare affidamento in misura crescente sulla domanda privata.
In questo scenario, la gestione delle scadenze assume un ruolo centrale. Le emissioni a breve risultano meno costose in termini di interessi, mentre quelle a lungo permettono di fissare il costo del debito per un periodo prolungato. Le scadenze intermedie, come sottolineano diversi operatori, tendono a incontrare un maggiore interesse da parte del pubblico retail.